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Il linguaggio segreto dei delfini

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Cymascope: scoperto un nuovo metodo per decifrare il linguaggio segreto dei delfini

Disegnare i suoni. In questo modo potremmo definire la capacità dei delfini di comunicare fra loro e - in un futuro prossimo - forse anche con l'uomo.

E' questa l'idea che ha spinto alcuni ricercatori britannici e americani a realizzare una tecnica innovativa per decodificare attraverso le immagini i suoni emessi sott'acqua da questi intelligenti cetacei. Lo strumento usato si chiama "CymaScope" [1] ed è un dispositivo ad alta definizione che traduce in immagini l'impronta sonora impressa dalla "voce" dei delfini sull'acqua. Il risultato sono i "CymaGlifi", come sono stati battezzati dai ricercatori. Questi "glifi"(dal greco glypho, che significa segno, incisione) sono dei modelli riproducibili, un po come i grafemi della scrittura, che potrebbero costituire la base di un vero e proprio lessico dei delfini. In questo lessico ogni modello è la raffigurazione della parola.

Il canto dei delfini ha sempre affascinato l'uomo, che da molto tempo cerca di scoprirne la chiave segreta di lettura, ma le tecniche usate finora mostrano i suoni dei cetacei solo come grafici di frequenza. Il CymaScope, invece, cattura le vibrazioni del suono impresse nell'acqua, rivelandone per la prima volta gli intricati arabeschi visivi. Secondo John Stuart Reid, responsabile della ricerca e ingegnere acustico, questa tecnica assomiglia molto a quella usata da Champollion e Young per decifrare i geroglifici egizi incisi sulla stele di Rosetta.

L'aspetto più sorprendente della ricerca è l'idea che il linguaggio sonoro dei delfini sia in realtà uno strumento per vedere, un po come l'uomo utilizza gli ultrasuoni per vedere il feto nel grembo materno. Il suono - spiega Reid - non viaggia seguendo un moto ondulatorio, come si crede comunemente, ma attraverso bolle e raggi olografici. "Ogni volta che le bolle o i raggi sonori entrano in contatto con una membrana, le vibrazioni del suono si imprimono sulla sua superficie e formano un CymaGlifo, ossia un modello energetico ripetibile". Il film superficiale dell'acqua si comporta in modo molto simile ad una membrana: sfruttando questa sua caratteristica, la tecnica del CymaScope permette di svelare la trama del suono e di catturarla con una telecamera ad alta definizione.

L'obiettivo dei ricercatori è quello di costruire un linguaggio ideografico dei delfini, in cui ogni suono corrisponde a un ideogramma. Gli esperimenti, infatti, hanno dimostrato che i delfini usano gli stessi suoni per ecolocare particolari oggetti. In altre parole, questi mammiferi, che hanno sviluppato una straordinaria capacità uditiva, "scattano una fotografia" sonora di ciò che vedono e la inviano ad altri delfini attraverso il suono.

Se è vero che ad ogni suono corrisponde una forma o disegno, sarà possibile per gli scienziati creare un vero e proprio archivio sonoro del linguaggio dei delfini e, magari, un giorno comunicare con loro.

Note:
[1] Il CymaScope si basa sui principi della Cimatica,  letteralmente "scienza delle onde", che studia le forme prodotte sulla materia fisica dalle onde sonore, elettromagnetiche, etc.

Link consigliati:
CymaScope
http://www.cymascope.com/

Songs From The Sea:Deciphering Dolphin Language with Picture Words
http://www.cymascope.com/cetacean.html

Veronica Rocco

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Représentation artistique d’une nanomachine associant des unités motrices (rouges et bleues) et des unités de débrayage (vertes et violettes) et liées par des unités de transmission (chaines polymères représentées sous forme de fils). Les deux types d’unités tournent en sens opposés sous l’action de deux flux lumineux distincts. Lorsque les moteurs tournent (activés par la lumière UV), ils enroulent les chaines polymères par paires, et l’ensemble du matériau se contracte. Lorsque les unités de débrayage se mettent à tourner (sous l’effet de la lumière blanche), cela a pour effet de désenrouler les chaines polymères et d’étendre le matériau. En jouant sur les intensités lumineuses, il est possible de gérer la transmission globale du mouvement, à la manière d’une boîte de vitesse sur un véhicule. L'unité moteur est représentée en détail en bas à droite et l’unité modulateur en haut à gauche. © Gad Fuks / Nicolas Giuseppone / Mathieu Lejeune/ Woverwolf/Shutterstock.com

 

Mises à l’honneur par le prix Nobel de chimie 2016, les nanomachines fournissent un travail mécanique aux plus petites échelles. À ces dimensions, les moteurs moléculaires ne peuvent cependant produire ce travail que dans un seul sens. Des chercheurs de l’Institut Charles Sadron du CNRS, menés par Nicolas Giuseppone, professeur à l’Université de Strasbourg, en collaboration avec le Laboratoire de mathématiques d’Orsay (CNRS/Université Paris-Sud), sont parvenus à développer des machines moléculaires plus complexes capables de fournir un travail dans un sens, puis dans l’autre. L’ensemble peut même être précisément contrôlé à la manière d’une boîte de vitesses. Cette étude est publiée dans Nature Nanotechnology le 20 mars 2017.

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