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Tante curiosità sulle uova, simbolo della Pasqua

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L’uovo rappresenta la fondamentale invenzione evolutiva che ha consentito agli animali vertebrati di colonizzare la terraferma. In natura il più piccolo pesa 0,3 grammi, il più grosso 2 kg e mezzo. Il cuculo “usurpa” i nidi di altre specie. I rettili le abbandonano a se stesse

L’uovo viene universalmente considerato il simbolo della Pasquaperché nella tradizione cattolica rappresenta la rinascita mentre per secoli ha avuto il valore di un richiamo alla fertilità, per comprensibili ragioni.
È intanto importante capire cos’è un uovo. La prima immagine viene alla mente è quella di una struttura sferica o elissoidale protetta da un guscio. In realtà questa descrizione si adatta soltanto all’uovo cosiddetto “amniotico”, caratterizzato da annessi che proteggono l’embrione dalla disidratazione e ne consentono lo sviluppo anche fuori dall’acqua. Non è così per i pesci, ovviamente legati all’ambiente sommerso, e non lo è per gli anfibi che all’acqua devono comunque tornare per riprodursi. L’uovo amniotico, comparso per la prima volta nei rettili, ma oggi “sfruttato” anche dagli uccelli e dai mammiferi monotremi (echidna e ornitorinco), ha rappresentato nella storia dell’evoluzione la più importante conquista per l’adattamento all’ambiente terrestre: senza questa rivoluzionaria struttura nessun vertebrato esisterebbe oggi sulla Terra.

L’uovo più grande. L’uovo più grande mai deposto da un uccello sembra essere stato quello di una specie di Moa (Dinornis robustus), un grande uccello simile allo struzzo alto più di due metri e pesante circa 250 kg, vissuto in Nuova Zelanda, ma estinto intorno al 1500 a opera dell’uomo. Il suo uovo misurava 17,8 x 24 cm. Quello più grande deposto da un uccello vivente è invece di uno struzzo: pesava circa 2,5 kg ed è stato segnalato nel 2008 da un allevamento in Svezia.
Tra i rettili il record spetta ovviamente a un dinosauro anche se incredibilmente questi giganteschi animali non deponevano uova particolarmente grandi, se confrontate con la loro mole. Le maggiori mai rivenute sono quelle da ben 60 cm del Gigantoraptor erlianensis, vissuto nel Cretacico circa 75 milioni di anni fa.

L’uovo più piccolo. Quello più piccolo è l’uovo deposto da un colibrì della Giamaica (Mellisuga minima), lungo appena 10 mm e del peso di soli 0,365 grammi. Tra i rettili il primato spetta probabilmente (ma non ci sono misurazioni ufficiali) al minuscolo Sphaerodactylus ariasae, un geco che può stare tranquillamente su una monetina da 10 centesimi.

La forma. Le uova non hanno tutte la stessa forma: possono essere ellittiche, ovali, appuntite, piriformi. Le varianti sono determinate sia da ragioni fisiche (la struttura del bacino delle femmine) che da motivazioni legate alle abitudini riproduttive delle varie specie: ad esempio gli uccelli marini come le urie, le gazze marine e i gabbiani tridattili, che nidificano sulle falesie rocciose, depongono uova a forma di pera allungata per non rischiare che possano cadere rotolando mentre le specie che si servono di cavità o buche possono tranquillamente restare fedeli alla forma rotonda.
 
Il colore. Per la colorazione delle uova un fattore determinante è il mimetismo che favorisce le tinte meglio in grado di confondersi con l’ambiente. Nei rettili, che celano le proprie uova in anfratti e nel substrato o le seppelliscono, domina il bianco. Tra gli uccelli la gamma è notevolmente più ampia: ce ne sono anche di marroni, azzurre e rosse con varie possibili sfumature e combinazioni. Qualche esempio: il codirosso algerino (Phoenicurus moussieri) si concede uova sia bianche che azzurre anche nella stessa covata mentre l’uccello sarto (Orthotomus sutorius) si sbizzarrisce ancora di più e le 4 uova che abitualmente depone possono essere bianche, verdi, blu-verdastro o anche rosa con maculature rosso chiaro, violetto e nero. La pavoncella (Vanellus vanellus) e il chiurlo (Numenius arquata) preferiscono ombreggiature marroni o un bel verde oliva macchiettato di rossiccio: ci vuole davvero occhio per individuarle nel substrato. Da questo punto di vista un vero specialista è il fratino (Charadrius alexandrinus), che il WWF tutela lungo le coste italiane: questo trampoliere in miniatura depone uova difficilissime da distinguere nell’ambiente sabbioso in cui si riproduce. Ha un problema opposto il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) che nidifica nelle cavità scavate nei tronchi dove anche per mamma e papà è difficile muoversi: le sue uova sono infatti bianche e lucide per facilitare la localizzazione al buio.

Curiosità. La colorazione è data da sostanze deposte sullo stato esterno del guscio: le melanine danno toni bruni e neri, i carotenoidi quelli gialli, rossi, arancio, marrone e violetto mentre le cianine contribuiscono alla formazione dei blu e dei verdi.
Strategie di riproduzione. Tra gli uccelli di norma i genitori hanno un comportamento amorevole verso la propria prole: prima covano le uova e poi accudiscono i piccoli mettendoli in grado di badare a se stessi prima di abbandonarli. Non mancano tuttavia le eccezioni. La più nota è quella del cuculo (Cuculus canorus) che parassita i nidi altrui, in Italia soprattutto quelli di cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), Luì verde (Phylloscopus sibilatrix) e pettirosso (Erithacus rubecula), favorito dalla somiglianza delle proprie uova con quelle della specie “ospite”. Alla schiusa, che avviene dopo una dozzina di giorni, il pulcino del cuculo, spingendole con il dorso, getta fuori dal nido le altre uova non ancora schiuse e, nel caso anche gli eventuali “fratellastri” per avere per sé tutto il cibo portato dai genitori involontariamente adottivi.

Rettili. Nella quasi totalità dei casi le uova vengono deposte in un posto caldo e lasciate al loro destino grazie al fatto che i piccoli appena nati sono nei fatti una versione in miniatura di mamma e papà: già ben formati e perfettamente in grado di badare a se stessi.
 

Flash News

 

Ma ci sono anche due buone notizie: la legge salva-cetacei entra in vigore in Francia
mentre alcune navi battenti bandiera italiana adottano sistema anticollisione

Cetacei a rischio, in particolare le balenottere comuni che nuotano nel Mediterraneo: il WWF lancia l’allarme sull’impatto del traffico marittimo nel mare nostrum per le grandi specie marine. Ogni anno, secondo il WWF la media dei grandi mammiferi marini uccisi dalle collisioni con le navi è di 40 esemplari l’anno*. Le cause della morte di almeno la metà delle balenottere comuni (Balaenoptera physalus) che vengono ritrovate colpite risalgono alla collisione con le navi: le aree "a rischio" sono quelle in cui si sovrappone un intenso traffico marittimo e la presenza regolare di grandi cetacei. Con un tasso di crescita del 3-4% l'anno, il traffico marittimo nel Mediterraneo è quasi raddoppiato dal 2002 e continuerà ad aumentare. Un impatto non sostenibile che concentra in uno specchio d’acqua, pari allo 0,32% del volume totale di tutti gli oceani del mondo, il 19% del traffico mondiale e allo stesso tempo ospita il 7,5% di tutte le specie marine del pianeta. Il tasso di crescita del traffico marittimo fa aumentare il rischio di collisione nel Santuario Pelagos** , la più grande area protetta del Mediterraneo condivisa tra Italia, Principato di Monaco e Francia dove è più abbondante la presenza dei cetacei e l'intensità dei servizi turistici destinati alla Corsica e alla Sardegna.

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