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Carnage e il massacro dell’anima

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Carnage, del maestro Roman Polanski, pellicola Fuori Concorso alla 68esima, è un massacro ritmato da un gioco d‘inquadrature e un montaggio agile e tutto d’un fiato. Soli 79 minuti per raccontare l’incontro-scontro tra due coppie borghesi di Brooklyn, che tentano di sanare le scaramucce dei rispettivi figli undicenni con improbabile capacità. Nell’aristotelico rispetto teatrale di unità di tempo, di luogo e d’azione, la pellicola, tratta dalla pièce di Yasmina Reza, non fa rimpiangere le tavole dello stage, pur correndone il forte rischio. Aiutata dalle peculiarità della macchina da presa, che meglio indaga le sfumature espressive degli attori con l’uso sapiente del primo e primissimo piano e con il gioco di montaggio, la storia trasmette una claustrofobia sconcertante, un massacro psicologico, dove l’assenza di sangue rende paradossalmente meglio l’idea.

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In un gioco di alleanza alternata e incrociata: ora una coppia contro l’altra, ora le due donne alleate contro i mariti e viceversa, ora gli spigoli interni ad ognuna delle coppie messi completamente a nudo, per finire con un nuovo ribaltamento di alleanze, i quattro attori si spartiscono la torta di un risultato interpretativo di altissimo livello, con le due attrici – Jodie Foster e Kate Winslet – di una bravura irraggiungibile. Come in una marcia trionfale, il quartetto d’archi degli interpreti è guidato da un direttore d’orchestra eccellente. Polanski racconta come la violenza degli adulti, con le loro ferite morali, sia molto più pericolosa di quella spicciola di due adolescenti, che se le danno di santa ragione, anche rimettendoci un paio di denti da far riaccomodare. Nel finale, infatti, i due ragazzi tornano a giocare insieme come se nulla fosse accaduto, gettando una lezione di maturità in faccia ai loro diletti genitori, malati di una vita stressata e molto frustrante.

Margherita Lamesta

Flash News

 

Su oltre 800 amministrazioni locali analizzate, la quasi totalità ha implementato strumenti per affrontare i cambiamenti climatici, come piani di mitigazione (66%), di adattamento (26%) e integrati (17%). Lo rivela uno studio internazionale pubblicato su Journal of Cleaner Production al quale ha partecipato l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Cnr di Potenza. I più virtuosi sono i Paesi del Centro e Nord Europa, ma anche in Italia l’impegno è alto grazie al Patto dei Sindaci

Europa promossa sul tema dei piani climatici urbani, cioè i piani di mitigazione che le municipalità possono adottare per contenere le emissioni di gas serra responsabili del riscaldamento globale e i piani di adattamento per ridurre la vulnerabilità dei territori. Uno studio internazionale al quale ha partecipato per l’Italia l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Imaa-Cnr) di Potenza ha evidenziato, su un campione di 885 città appartenenti a 28 Stati dell’Unione Europea, che il 66% dispone di un piano di mitigazione, il 26% di un piano di adattamento e il 17% un piano clima integrato, che copre entrambi gli aspetti. Lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Cleaner Production ha coinvolto un network di trenta ricercatori provenienti da diciassette stati europei coordinati dall’Università olandese di Twente.
“La ricerca mostra una distribuzione disomogenea, con una predominanza di piani climatici urbani sviluppati nell’Europa centrale e settentrionale e nelle città con oltre 500 mila abitanti: l’80% è dotato di piani sviluppati autonomamente o in risposta alla legislazione nazionale in materia, che impone tale obbligo in Danimarca, Francia, Slovacchia e Regno Unito. A influenzare positivamente lo sviluppo di questi strumenti è anche la partecipazione a network europei quali il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) o progetti internazionali quali Life e Interreg”, spiega Monica Salvia, ricercatrice Imaa-Cnr. “Il 40% delle città analizzate aderisce al Patto dei Sindaci e di queste, il 94% dispone di un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile-PAES”.
“L’elevata adesione a questo network è cruciale anche per allineare i Paesi mediterranei e le città più piccole nell'azione per il clima”, aggiunge Filomena Pietrapertosa, ricercatrice Imaa-Cnr. “In Italia, in particolare, 58 su 76 città analizzate sono firmatarie del Patto dei Sindaci e di queste 56 sono dotate di un Paes (cfr. elenco in calce). Soltanto Bologna e Ancona, però, hanno sviluppato un piano di adattamento nell’ambito di progetti europei (rispettivamente Life Blueap e Life Act) anche se altre città hanno avviato un processo di pianificazione per identificare le vulnerabilità climatiche dei loro territori”.

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