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Sei qui: HomeAutori Scienzeonline.comScienze NaturaliStrano, ma vero: La legge del più debole

Strano, ma vero: La legge del più debole

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Quando tre specie sono in competizione fra loro, a vincere è la più debole

Una specie si estingue quando non è capace di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente o quando viene sconfitta dalla comparsa di nuove specie, più adattabili. L’adattamento, dunque, è uno dei fattori-chiave dell’evoluzione. Secondo le teorie darwiniane, infatti, quando due specie competono fra loro, solo la più “adatta” è destinata a sopravvivere.

Alcuni ricercatori dell’ università Ludwig Maximilians di Monaco hanno recentemente simulato un ciclo di competizione che coinvolge tre specie. Ogni specie è superiore ad un’altra, ma sarà sconfitta da una terza. Secondo il professor Erwin Frey, che coordina lo studio, la specie più debole è quella che – quasi senza eccezioni – riuscirà a sconfiggere le altre due in un sistema di competizione ciclica. Questi risultati, secondo Frey, non solo sono sorprendenti, ma sono anche importanti per capire i meccanismi evolutivi degli ecosistemi e per trovare nuove strategie per proteggere le specie a rischio.

Gli ecosistemi sono formati da tante specie che competono fra loro per conquistarsi delle risorse scarse. Le fluttuazioni sono così ampie che alla fine causano l’estinzione della specie. Sappiamo, ad esempio, che ogni giorno sulla terra scompaiono fino a 50 specie: questo aspetto dell’evoluzione – dicono gli scienziati -  non può essere eliminato, ma è importante studiarne i meccanismi.

I ricercatori hanno testato il modello dell’evoluzione ciclica usando la “teoria dei giochi”per calcolare, mediante elaborate simulazioni al computer, le probabilità di sopravvivenza delle specie e hanno scoperto con sorpresa che a prevalere è la “legge del più debole”: la specie più debole nella maggioranza dei casi prende il sopravvento sulle altre. Questi risultati – osserva Frey – ci fanno capire quanta importanza riveste la casualità nelle dinamiche di un ecosistema. Risultati simili sono stati ottenuti alcuni anni fa sulle colonie di batteri, dove la specie più debole si è rivelata quella vincente.

Link consigliati:

LMU, “The Law of the Weakest. Not only the fittest will prevail” (13/02/2009)
http://www.en.uni-muenchen.de/news/research/frey.html

Berr et al. Zero-One Survival Behavior of Cyclically Competing Species. Physical Review Letters, 2009; 102 (4): 048102 DOI: 10.1103/PhysRevLett.102.048102

f.d.

Flash News

Les souches de prions présentent des virulences différentes selon la population de cellules qu'elles infectent. Cependant, l'origine de ces différences demeure très mal connue. Des chercheurs de l’Inra viennent de faire un pas décisif pour expliquer ces variations de virulence. Ils ont observé que certaines souches étaient favorisées par rapport à d'autres en fonction du taux de protéine PrP, qui constitue le substrat du prion, dans les cellules cérébrales de souris. Ces travaux, publiés le 23 janvier 2017 dans la revue Nature Communications, ouvrent des pistes pour comprendre pourquoi chaque souche de prion a des cellule-cibles privilégiées dans le système nerveux des mammifères.

Les prions sont sans doute les agents pathogènes les plus mystérieux du monde vivant. Dépourvus de matériel génétique, ils ne sont composés que d'une protéine qui, repliée de façon anormale, est capable de recruter d'autres protéines en leur transmettant cette conformation déviante. Les maladies à prions touchent particulièrement les ruminants: vaches, moutons, chèvres, cerfs. Mais ils sont aussi à l'origine de pathologies humaines telles que la maladie de Creutzfeldt-Jakob, le Kuru ou encore, l'insomnie fatale familiale.

Tout comme chez les bactéries et les virus, il existe plusieurs souches de prions. La séquence d'acides aminés qui les compose est la même, mais leur structure tridimensionnelle diffère. Les souches ont chacune leurs propres caractéristiques : leur temps d'incubation, leur virulence, les symptômes qu'elles déclenchent ou encore, leur capacité à passer la barrière des espèces varient d'une souche à l'autre. De plus, certaines souches sont plus aptes que d'autres à infecter certaines régions cérébrales ou certaines populations de cellules. Ainsi, certains prions peuvent infecter des tissus non nerveux, comme les tissus lymphatiques, tandis que d'autres en sont incapables.

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