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Sulla rotta della Leiv Erikisson per proteggere l'Artico

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Greenpeace - Abbiamo bloccato i piani della piattaforma di esplorazione petrolifera Leiv Erikisson, partita oggi dal porto di Instanbul e diretta alla Baia di Baffin in Groenlandia alla ricerca di petrolio Alle prime luci dell'alba, un team internazionale di attivisti ha raggiunto la piattaforma a bordo di gommoni per scalare la torre di trivellazione destra e aprire lo striscione "Stop the Arctic Destruction". La Leiv Erikisson è oggi la piattaforma più pericolosa perchè è l'unica destinata, per conto della compagnia petrolifera Cairn Energy, a scavare nuovi pozzi offshore nell'Artico. In particolare la Baia di Baffin, dove la Leiv Erikisson dovrebbe entrare in azione tra poche settimane, è uno degli ecosistemi più fragili della regione polare. Ospita l'intera popolazione mondiale di narvalo, numerose colonie di uccelli marini e specie a rischio estinzione come la balenottera azzurra e l'orso polare.

Per proteggere questo ambiente incontaminato da pericolose perforazioni, i nostri attvisti sono pronti a un'occupazione a oltranza. Hanno a disposizione viveri per giorni e sanno che la Cairn Energy ha una finestra di tempo molto breve per perforare il fondo marino dell'Artico: la buona stagione nelle regioni polari dura poche settimane.
 Le perforazioni della Leiv Erikisson sono previste a 1.500 metri di profondità, la stessa del disastro della Deepwater Horizon. Con la differenza che le temperature e le condizioni meteo estreme dell'Artico renderebbero problematica ogni risposta in caso di incidente. Gli impatti sull'ecosistema artico sarebbero gravi, impossibili da controllare.L'unico modo che abbiamo per far cambiare rotta a compagnie come la Cairn Energy, che quida la corsa all'oro nero nell'Artico, è forzare i politici che spalleggiano le compagnie petrolifere ad adottare misure che riducono la nostra dipendenza dal petrolio.La soluzione è semplice: invece di investire miliardi per trivellare fino all'ultimo pozzo o per promuovere una scelta insensata e pericolosa come il nucleare, basterebbe investire in energie rinnovabili e sostenibilità. Potremmo iniziare utilizzando motori più efficienti, con minori emissioni di CO2, grazie ai quali il petrolio offshore non servirebbe a niente.

Flash News

 In data 19-11-2007
Comunicato Stampa FAO

 Anno 4
Edizione Novembre 2007
 
In una riunione ministeriale ad alto livello si discute del futuro della pesca d’allevamento
 
Per l’anno 2030, a causa dell’incremento demografico, ci vorranno 37 milioni di tonnellate di pesce in più all’anno per mantenere gli attuali livelli di consumo ittico. E poiché la pesca da cattura tradizionale ha raggiunto ormai il livello massimo di produzione, la pesca d’allevamento rappresenta l’unica risorsa per colmare il deficit. Tuttavia sarà in grado di farlo solo se sviluppata e gestita in modo responsabile.
 
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