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Storie di falchi metropolitani

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In data 16.03.07
Veronica Rocco

Anno 4
Edizione Marzo 2007


Se durante una delle vostre “passeggiate” in Rete vi capitasse di imbattervi nel sito www.birdcam.it, non allarmatevi, non state entrando in un sito hard, come potrebbe suggerirvi il nome. Quello che vedrete – attraverso l’obiettivo di due webcam – è la vita quotidiana di una coppia d’eccezione: Vento e Aria. Liberi e maestosi come i due elementi naturali racchiusi nei loro nomi, Vento e Aria non sembrano badare troppo all’occhio indiscreto che li scruta giorno e notte e ne filma silenziosamente la covata, la schiusa delle uova, l’allevamento dei piccoli.

Eh già, perché i protagonisti di questo singolare reality show non sono altro che una magnifica coppia di falchi pellegrini. Fin qui – penserete – nulla di nuovo. La documentaristica cine-televisiva, infatti, ci ha abituato per anni ad osservare da vicino il mondo degli animali e a svelarne i più intimi segreti, ora penetrando nel dedalo di gallerie e cunicoli pazientemente scavati da termiti e formiche, che con i loro corpi minuscoli disegnano la trama di autentici prodigi architettonici, ora cogliendo con la leggerezza di un soffio l’attimo unico e irripetibile in cui il bruco diventa farfalla.

Confinati in orizzonti metropolitani ad elevata antropizzazione, regolati da ritmi che la tecnologia scandisce con implacabile precisione, non ci resta che affidarci all’immagine - moderno simulacro - per ristabilire un contatto con la natura: la massima naturalità ottenuta attraverso il massimo artificio, la ricerca di un Paradiso perduto che cerchiamo di fissare in fotogrammi indelebili nell’illusione che un giorno, quando la profezia di un’apocalissi ecologica si sarà avverata, conserveremo almeno la consolazione del ricordo.

Riserve regionali
Gole del Sagittario
oasi del Wwf
LINK OUT

Otto marzo 2007, ore 14.00: Aria, puntuale come ogni anno, depone il primo uovo, al quale seguiranno altri due. Il suo nido, però, non è dove ci aspetteremmo di trovarlo, protetto in una cavità inaccessibile ai predatori sui fianchi scoscesi di altissime rupi. Ci basta distogliere appena lo sguardo dal grazioso esemplare di gheppio per capire che quel paesaggio non è l’Appennino, bensì il volto pigro e assonnato di una città che, tra le sue pieghe di ferro e cemento, nasconde ancora segreti capaci di sorprenderci.

Dal 2005, infatti, Vento e Aria nidificano all’ultimo piano della Facoltà di Economia, nella centralissima Università “La Sapienza” di Roma. Erano 30 anni che il falco pellegrino non veniva avvistato sui cieli capitolini. Il progetto nato dalla collaborazione fra Terna1, Facoltà di Economia e Ornis Italica ha creato le condizioni ottimali per consentire la nidificazione e la riproduzione dei due falchi in ambiente urbano, grazie alla posizione protetta della cassetta-nido, predisposta per l’occasione dagli ornitologi, e all’abbondanza di nutrimento – soprattutto storni e piccioni, di cui i gheppi sono particolarmente ghiotti.

Vento e Aria sono solo due dei numerosi esemplari di gheppio che vivono stabilmente in aree metropolitane. Nel sito www.birdcam.it avrete la possibilità di monitorare la vita “intima” di altre coppie di falchi, tra cui Aisha e Felix, ospiti da alcuni anni del Fiera District di Bologna.

Impiegato nella falconeria sin dai primi secoli del Medioevo, venerato dagli antichi Egizi in quanto ritenuto l’incarnazione del dio Horus2, il falco pellegrino3 è indubbiamente il più spettacolare dei rapaci, con un’apertura alare che può superare i cento centimetri ed una velocità in volo che sfiora i 200 km orari.

Pur essendo un animale solitario, il gheppio non disdegna affatto i centri abitati delle zone rurali, o addirittura le aree metropolitane. Come altri falconiferi, infatti, questo rapace non costruisce il nido ma si stabilisce nei siti più disparati, che adatta alle proprie esigenze abitative aggiungendovi foglie e rametti secchi, talvolta si appropria perfino dei nidi di altre specie di uccelli, oppure trova un comodo rifugio in vecchi edifici abbandonati.

L'imperatore Federico II in una scena di caccia, una miniatura da L'art de la chace des oisiaus, Parigi, Bibliothèque National de France, ms fr. 12400 (inizi sec. XIV)
http://www.stupormundi.it/falconeria.htm

Il dio Egizio Horus
http://www.uwm.edu/Course/egypt/Pyr/horus.jpg


Uno studio condotto nel 2005 da Ornis Italica, Università “La Sapienza” di Roma e Università degli Studi di Parma4 ha messo in evidenza l’importanza di allestire nidi artificiali in aree ad elevata antropizzazione, dove le condizioni di sviluppo e di riproduzione dei falchi pellegrini sono notevolmente ridotte dalla presenza dell’uomo o di siti industriali.

L’aspetto più curioso che emerge da questa ricerca è la rivalutazione delle Linee Elettriche come potenziale sito di nidificazione per i gheppi. Se, da un lato, le LE hanno sempre rappresentato un pericolo per l’avifauna a causa delle frequenti collisioni, dall’altro sembrerebbe che i tralicci possano diventare dei siti di nidificazione addirittura “più accoglienti” delle pareti rocciose orientate verso Sud5, poiché, a differenza di queste ultime, presentano sempre delle zone ombreggiate nell’armatura.

Per incrementare il successo riproduttivo di numerose specie di uccelli, tra cui il falco pellegrino, gli ornitologi, in collaborazione con Terna (Rete Elettrica Nazionale) hanno pensato di costruire dei nidi artificiali utilizzando le linee elettriche preesistenti. A differenza dei nidi naturali, questi “alloggi” hanno il vantaggio di non interferire con il corretto funzionamento dei tralicci, evitando così pericolosi cortocircuiti.

Si calcola che nella provincia di Roma, su un’area di 1200 Km quadrati, siano stati predisposte nel 1998 circa 200 cassette-nido lungo 36 diverse Linee Elettriche. I risultati della ricerca sembrerebbero confermare l’efficacia della nidificazione artificiale, in mancanza di siti naturali, per il ripopolamento di falconiferi in aree a bassa densità.

Note:
1 Rete Elettrica Nazionale Spa. Società responsabile in Italia della trasmissione dell’energia elettrica sulla rete elettrica ad alta e altissima tensione su tutto il territorio nazionale.


2 Horus, in greco Harpocrates, figlio di Osiride e di Iside, è rappresentato nell’iconografia dell’Antico Egitto con la testa di falco. Viene spesso simboleggiato da un occhio – che secondo la leggenda Horus avrebbe perso durante un combattimento contro Seth - o da un disco solare con le ali da sparviero. Gli Egizi, infatti, erano stati colpiti da una macchia che ombreggiava il piumaggio del falco sotto l’occhio – occhio che tutto vede e al quale nulla sfugge delle umane vicende – custode della rigida osservanza delle leggi e dei riti, sempre pronto a lottare per garantire il trionfo della luce contro le tenebre.


3 Nome scientifico: Falco peregrinus brookei Sharpe, 1873. Ordine: Falconiformes. Famiglia: Falconidae. Genere: Falco Linnaeus, 1758. Il falco pellegrino può raggiungere 1000 grammi di peso e una lunghezza di 48 cm circa. Dotato di notevole velocità – può raggiungere infatti i 200 km orari – vola controvento e sa sfruttare bene le correnti ascendenti. Quando avvista la preda, non si getta mai direttamente sulla vittima, poiché l’urto gli spezzerebbe le zampe, ma la sfiora con l’artiglio posteriore per poi finirla durante il volo oppure a terra con un colpo di becco. Si nutre prevalentemente di uccelli di piccola taglia, come la ghiandaia e il colombaccio, ma non disdegna pasti a base di mammiferi terrestri come insetti, pipistrelli, roditori. Durante il periodo di corteggiamento, che va da Marzo a Maggio, il maschio attira l’attenzione della femmina con spettacolari evoluzioni. L’accoppiamento viene suggellato da un dono: il maschio offre una preda alla compagna, alla quale resta unito per sempre.


4 http://www.birdcam.it/files/Alula2005.pdf
Gli uccelli e le linee elettriche, di Giacomo dell’Omo (Ornis Italica), David Costantini (Dip. Di Biologia Animale e dell’Uomo, Università “La Sapienza” di Roma), Giuseppe Di Lieto (Ornis Italica), Stefania Casagrande (Dip. Di Biologia Evolutiva e Funzionale, Università degli Studi di Parma), 2005.


5 L’esposizione del nido verso sud ne favorisce la termoregolazione durante il periodo di incubazione, quando le temperature esterne sono ancora basse, in quanto comporta una minore esposizione ai venti e migliori condizioni termiche.

Link utili:
http://www.falconer.dk/31_vandrefalk.htm
http://www.peregrine-foundation.ca/webcams.html
Enel webcam
Kodak Birdcam
http://www.provincia.bologna.it/polizia/webcam/

Veronica Rocco

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