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Nasce "EPOS", European Plate Observing System, un Super-Laboratorio virtuale

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Una nuova iniziativa darà ai ricercatori delle scienze della terra un accesso continuo ai dati prodotti in Europa

Nasce "EPOS", European Plate Observing System, un Super-Laboratorio virtuale aperto a tutti i ricercatori europei del settore delle Scienze della Terra (geologi, fisici e quanti studiano i terremoti, i vulcani): si tratta di un nuovo sistema di scambio dati che consentirà ai ricercatori il reciproco accesso a laboratori specialistici, e la condivisione virtuale dei risultati dei loro esperimenti.Il progetto EPOS, cui si sta lavorando oggi a Roma nel corso del Kickoff meeting cui partecipano ricercatori che provengono da 23 paesi, ha come obiettivo la costruzione di una Infrastruttura di Ricerca distribuita che fornirà gli strumenti per creare questo Super-Laboratorio virtuale aperto a tutti i ricercatori europei del settore.Piuttosto che un posto fisico per fare ricerca integrata, sarà una infrastruttura distribuita che metterà gli scienziati delle scienze della terra in condizione di condividere dati, software laboratori e strumenti di studio.EPOS darà alla comunità scientifica di questo settore lo strumento per gestire grandi quantità di dati in tutta Europa, afferma Massimo Cocco, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Coordinatore del Progetto EPOS.La fase di preparazione del progetto EPOS durerà 4 anni ed è stato finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro. EPOS metterà a disposizione dei ricercatori che studiano i terremoti, i vulcani ed i rischi associati a questi una grande quantità di dati scientifici e garantirà anche l’accesso aperto ad alcuni sistemi di studio ed analisi di tali dati.Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Olanda, Danimarca, Grecia, Turchia, Romania, Portogallo, Norvegia, Islanda, Svezia, Polonia, Repubblica Ceca, Irlanda sono già partner del consorzio di EPOS e la Repubblica Slovacca, la Finlandia, l’Austria, la Slovenia ed Israele sono partner associati a questa iniziativa.Anche due organizzazioni internazionali ORFEUS e EMSC, che già attualmente integrano e distribuiscono dati sismologici, parteciperanno attivamente in EPOS.L’obiettivo finale di EPOS è diventare il "CERN delle Scienze della Terra"; a tale scopo EPOS farà proprie le più avanzate tecnologie informatiche compresi i sistemi GRID per mettere a disposizione degli esperti i dati prodotti dagli osservatori, dai centri monitoraggio sismico, dai laboratori in formati standardizzati. Si punta anche alla creazione di nuove facilities su grande scala che permetteranno anche il data mining, ossia l’analisi e l’elaborazione di grandi quantità di dati per fare correlazioni ed aumentare le potenzialità del loro utilizzo.

Flash News



Nei giorni scorsi in Cina le autorità hanno realizzato un sequestro record di ben 2.748 zanne d’avorio, che sono il risultato del massacro di 1.374 elefanti. Ne da notizia il Network TRAFFIC, di cui fa parte anche il WWF oltre alla IUCN. Il commercio illegale di specie selvatiche - stimato per un valore di quasi 20 miliardi di dollari USA l'anno - sta devastando alcuni degli animali più preziosi al mondo, come i pangolini (uccisi per il commercio delle loro scaglie), tigri, rinoceronti ed elefanti, ma anche rari alberi come il palissandro e il teak.


Circa 20.000 elefanti africani vengono uccisi ogni anno, 55 al giorno, a causa del commercio illegale di avorio. La popolazione di elefanti e’ ridotta al 10% rispetto ad un secolo fa, mentre la Tanzania – un tempo vero e proprio paradiso degli elefanti - ne ha persi il 60% solo negli ultimi 5 anni.
"Il massacro di elefanti per il commercio dell’avorio è uno dei crimini più orrendi di cui si possa macchiare la nostra specie nei riguardi degli altri animali - ha detto Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia - . Il recente sequestro in Cina dimostra che questa strage è ancora oggi all’ordine del giorno e che i responsabili continuano a operare con troppi pochi ostacoli. Questo anche perché molti paesi, come l’Italia, consentono ancora oggi di commerciare l’avorio che corrisponda a certe caratteristiche. Ma anche se antico, o precedente all’applicazione di leggi più recenti, il commercio cosiddetto “legale” di avorio rischia comunque di nascondere e facilitare il bracconaggio”.

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