Nasce nella provincia di Qinghai la più grande centrale di energia solare al mondo, ma fra i cinesi cresce l'allarme inquinamento
Il governo di Pechino ha annunciato che entro quest'anno inizieranno i lavori per la costruzione della centrale solare fotovoltaica più grande del mondo. La stazione, che ha ricevuto un investimento iniziale di un miliardo di Yuan - pari a circa 146 milioni di dollari - sorgerà nel deserto di Chadam Basin, nella provincia di Qinghai, una regione ricca di risorse naturali. Il progetto sarà realizzato da due società cinesi, il China Technology Development Group e il Qinghai New Energy Group.
Secondo quanto riferito dalla società per l'energia rinnovabile cinese, la Cina ha un enorme potenziale di energia solare, equivalente alla combustione di 1.700 miliardi di tonnellate di carbone. I due terzi del paese, infatti, sono esposti al sole oltre 2.200 ore all'anno. Negli ultimi tempi la superpotenza asiatica ha investito molto sulle fonti rinnovabili e oggi è il più grande produttore mondiale di apparecchi di riscaldamento ad energia solare e il terzo maggiore fabbricante di celle fotovoltaiche.
La Cina è un Paese pieno di contraddizioni. Lo dimostrano i suoi sforzi per riparare i danni ambientali che essa stessa produce. Nel più popoloso paese del mondo, l'inquinamento atmosferico uccide ogni anno 750.000 persone. L'uso intensivo del carbone, che è la principale fonte di riscaldamento delle città, è responsabile di gravi patologie respiratorie e di malformazioni neonatali che, secondo un'indagine del 2007, sono aumentate del 40% rispetto al 2001. Il fiume Yangtze, il più lungo corso d'acqua della Cina, è diventato una cloaca di oltre duemila Km, dove le industrie riversano circa 26 miliardi di tonnellate di rifiuti.
Secondo un'indagine condotta recentemente in tutto il Paese dalla Civic Exchange, il livello di allarme per l'inquinamento ambientale è aumentato vertiginosamente tra il 2001 e il 2008. L'inquinamento di Hong Kong, che l’anno scorso ha raggiunto livelli record nonostante la propaganda del governo, sta rovinando la qualità della vita dei suoi abitanti. Uno su cinque ammette di essere disposto a lasciare la città per paura di ammalarsi. Gli "scontenti" sono un milione e 400 mila; di questi, 500 mila hanno già deciso di trasferirsi in altre città, prima fra tutte Singapore, storica rivale di Hong Kong.
Quasi nessuno degli intervistati, però, è disposto a denunciare apertamente le sue preoccupazioni agli organi di governo o ai mezzi d’informazione. Questa mancanza di comunicazione fra cittadini e istituzioni è all’origine di quella che Christine Loh, esponente di Civic Exchange, definisce "l'epidemia silenziosa di Hong Kong". La sua speranza è che i risultati di questa indagine, dando finalmente voce alla maggioranza silenziosa, contribuiscano a sensibilizzare le istituzioni sui temi ambientali.
Secondo un'altra ricerca condotta nel 2008 da Civic Exchange, l'inquinamento provocherebbe almeno 10.000 morti ogni anno a Hong Kong, Macao e nel sud della Cina. Come ha ammesso Donald Tsang, governatore di Hong Kong, battersi per la qualità dell'aria è diventata "una questione di vita o di morte". Per far conoscere all’opinione pubblica l'importanza dell'ambiente, il governo di Hong Kong ha recentemente pubblicato sul suo sito un nuovo Indice Ambientale. "L'obiettivo dell'Indice Ambientale Hedley - spiega il dottor Hak-Kan Lai dell'università di Hong Kong - è quello di informare i cittadini sui rischi per la salute pubblica derivanti dall'inquinamento ambientale".
Link consigliati:
Globe Net, “Hong Kong’s Silent Epidemic” (06/01/2009)
http://www.globe-net.com/other_news/listing.cfm?type=2&newsID=3931
Hedley Environmental Index
http://hedleyindex.sph.hku.hk/pollution/home.php
Civic Exchange
Hong Kong’s Silent Epidemic. Public Opinion Survey on Air Pollution, Environment and Public Health 2008.
http://www.civic-exchange.org/eng/upload/files/PR090105SilentEpidemic.pdf
Veronica Rocco