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Pillola del giorno dopo: in Italia ogni anno si consumano 370.000 confezioni

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La scarsa educazione alla sessualità consapevole si traduce nell'utilizzo annuale in Italia di ben 370.000 confezioni di pillole del giorno dopo

Molti Paesi, fra cui l'Italia, hanno sottovalutato l'importanza di offrire ai giovani una reale informazione sulla sessualità e si ritrovano oggi ad un aumento considerevole degli aborti, dell'utilizzo della cosiddetta “pillola del giorno dopo” e delle malattie sessualmente trasmesse. Se prendiamo in esame il nostro Paese, nell'ultimo anno si è registrato un incremento del 15,6% dell'utilizzo della pillola del giorno dopo, pari a 370.000 confezioni, di cui il 55% utilizzato da ragazze al di sotto dei 20 anni.

 

In Gran Bretagna il problema del boom delle "baby" mamme ha spinto le autorità a creare un progetto-pilota nella contea dell’Oxfordshire: le bambine di 11 anni possono richiedere la pillola di emergenza alla propria scuola anche con un semplice Sms, con la certezza che i genitori non ne saranno informati. Ovviamente ci sono una serie di regole da rispettare, fra cui l'accertamento da parte del personale specializzato che la bambina non sia stata stuprata.

Per non arrivare a questi livelli sarebbe meglio fare dei corsi di educazione sessuale indirizzati ai giovanissimi e avvicinare le famiglie in modo che si aprano nei confronti dei figli e delle loro problematiche sessuali; chiaramente vi dovrebbe essere una maggiore attenzione soprattutto nei confronti della pessima informazione che arriva ai giovani da molti media, che mercificano la sessualità sminuendone l'importanza e facendola apparire come merce di scambio.

Guido Donati

Flash News

Les souches de prions présentent des virulences différentes selon la population de cellules qu'elles infectent. Cependant, l'origine de ces différences demeure très mal connue. Des chercheurs de l’Inra viennent de faire un pas décisif pour expliquer ces variations de virulence. Ils ont observé que certaines souches étaient favorisées par rapport à d'autres en fonction du taux de protéine PrP, qui constitue le substrat du prion, dans les cellules cérébrales de souris. Ces travaux, publiés le 23 janvier 2017 dans la revue Nature Communications, ouvrent des pistes pour comprendre pourquoi chaque souche de prion a des cellule-cibles privilégiées dans le système nerveux des mammifères.

Les prions sont sans doute les agents pathogènes les plus mystérieux du monde vivant. Dépourvus de matériel génétique, ils ne sont composés que d'une protéine qui, repliée de façon anormale, est capable de recruter d'autres protéines en leur transmettant cette conformation déviante. Les maladies à prions touchent particulièrement les ruminants: vaches, moutons, chèvres, cerfs. Mais ils sont aussi à l'origine de pathologies humaines telles que la maladie de Creutzfeldt-Jakob, le Kuru ou encore, l'insomnie fatale familiale.

Tout comme chez les bactéries et les virus, il existe plusieurs souches de prions. La séquence d'acides aminés qui les compose est la même, mais leur structure tridimensionnelle diffère. Les souches ont chacune leurs propres caractéristiques : leur temps d'incubation, leur virulence, les symptômes qu'elles déclenchent ou encore, leur capacité à passer la barrière des espèces varient d'une souche à l'autre. De plus, certaines souches sont plus aptes que d'autres à infecter certaines régions cérébrales ou certaines populations de cellules. Ainsi, certains prions peuvent infecter des tissus non nerveux, comme les tissus lymphatiques, tandis que d'autres en sont incapables.

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