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Tartufo: se viene dalla Cina vale meno

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Dalla Cina con furore: il Tartufo nero nostrano è minacciato da una specie esotica meno pregiata

I ricercatori dell'Istituto per la Protezione delle Piante (Ipp) del CNR di Torino hanno scoperto tracce di Tuber indicum in una tartufaia nei dintorni di Torino, dove, 10 anni fa,  erano state coltivate piante in simbiosi con Tuber melanosporum,il pregiato tartufo nero nostrano.

Il tuber indicum viene dalla Cina ed è presente sul mercato italiano dagli anni '90. A parte una somiglianza genetica,però, non ha nulla a che vedere con lo squisito tartufo nostrano: non profuma, non ha sapore e non possiede nessuna particolare qualità organolettica. Tuttavia - spiega Paola Bonfante dell'Ipp - il rischio di espansione e di ibridazione di queste specie non autoctone e meno pregiate è assai elevato. Se non vengono tenute sotto controllo,infatti, le specie invasive tendono a sostituirsi a quelle native, mettondo a repentaglio la biodiversità dell'ecosistema locale, spesso già indebolito da altri fattori ambientali.

Flash News


Al biologico, che copre quasi il 15% delle superfici agricole italiane, va meno del 3% dei finanziamenti europei e nazionali

In occasione del SANA, presentato il dossier alla Festa del Bio a Bologna

Nei nostri campi, chi inquina viene pagato. È all’agricoltura che utilizza pesticidi, diserbanti e fertilizzanti sintetici che va la quasi totalità delle sovvenzioni europee e nazionali: in sostanza, i soldi pubblici servono per sostenere l’utilizzo della chimica di sintesi. La politica agricola comunitaria sovvenziona infatti per il 97,7% l’agricoltura convenzionale. E quando ai fondi Ue si aggiungono anche quelli italiani, il risultato non cambia: al biologico, che rappresenta il 14,5% della superficie agricola coltivata del nostro Paese, va il 2,9% delle risorse. Anche senza tirare in causa i costi consistenti che l’utilizzo della chimica di sintesi e quindi l’inquinamento provocano sulla nostra salute e su quella dell’ambiente, è evidente che si tratta di una palese inversione della regola “chi inquina paga”.
È quanto emerge dal Rapporto “Cambia la Terra. Così l’agricoltura convenzionale inquina l’economia (oltre che il Pianeta)” presentato oggi alla Festa del BIO che si tiene a Bologna in occasione del SANA, la fiera del biologico italiano, da Maria Grazia Mammuccini, responsabile del progetto Cambia la Terra- FederBio; Susanna Cenni, Vicepresidente Commissione Agricoltura Camera; Giorgio Zampetti, Direttore Legambiente; Franco Ferroni, Responsabile Agricoltura WWF; Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU; Lorenzo Ciccarese, Ricercatore ISPRA; Patrizia Gentilini di ISDE International Society of Doctors for Environment – Associazione medici per l’ambiente.

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