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Animali da record: la termite con la mandibola più veloce del mondo

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Settanta metri al secondo: è la velocità con cui la mandibola di una termite Termes panamensis (Snyder) schiaccia il malaugurato insetto che invade il suo territorio

L'occhio umano non è in grado di percepire uno scatto così repentino. Ecco perché Marc Seid e Jeremy Niven, ricercatori presso l'Istituto di Ricerca Tropicale dello Smithsonian Institute, hanno usato una mini telecamera ad alta sensibilità (40.000 frame al secondo), per "immortalare" la termite con la mandibola più veloce del mondo.

La ricerca, condotta a Panama, si propone di studiare i meccanismi evolutivi del cervello delle termiti-soldato per capire quale tipo di armi utilizzano per difendersi.
Com'è possibile che un insetto così minuscolo riesca a sferrare un colpo mortale tanto velocemente? Il motivo, spiega Jeremy Niven, è che più un insetto è piccolo più gli è difficile generare una forza sufficiente a danneggiare un altro corpo. Per poterlo fare, l'unica soluzione è raggiungere velocità molto elevate prima dell'impatto. Questo "colpo" super veloce, inoltre, si rivela la migliore forma di difesa per un insetto obbligato a muoversi in spazi molto ristretti - i labirintici tunnel del termitaio - dove è quasi impossibile schivare gli assalti dell'avversario se non si è più veloci di lui. Il segreto di tanta potenza - spiegano i due ricercatori - risiede nel fatto che la termite, prima di attaccare, serra le mandibole l'una contro l'altra per accumulare energia, un metodo simile a quello usato dalle locuste e da alcuni tipi di formiche. Quello che non è ancora chiaro agli scienziati è il meccanismo con cui questi animali accumulano l'energia necessaria a sferrare il colpo fatale. 

Flash News

Agricoltura, energia e rifiuti: così la tecnologia spaziale
potrà migliorare la qualità della vita sulla Terra

Dalle serre per la coltivazione in condizioni estreme al recupero delle risorse dagli scarti umani, le soluzioni adottate dall’Agenzia Spaziale Europea per le missioni su Marte avranno importanti ricadute sulle future sfide del nostro Pianeta

Consiglio Nazionale delle Ricerche
Piazzale Aldo Moro,7 - 00185, Roma

Dall’agricoltura all’economia circolare, le tecnologie spaziali per le future missioni di lunga durata sulla Luna e su Marte potrebbero avere importanti ricadute sulla qualità della vita sulla Terra. Uno dei problemi principali di progetti così impegnativi è quello dell’approvvigionamento degli astronauti; solo per raggiungere il Pianeta Rosso, su cui l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) conta di far atterrare entro il 2040 il primo volo con equipaggio umano, occorrono 6 mesi: tra ossigeno, acqua e cibo, bisognerebbe far viaggiare oltre 30 tonnellate di rifornimenti, con costi elevatissimi.
Queste tematiche saranno al centro di un workshop in programma dal 16 al 18 maggio, nel quale si confronteranno per la prima volta a Roma i maggiori esperti della comunità scientifica internazionale. Il meeting è organizzato congiuntamente da Agrospace Conference, un’iniziativa della PMI italiana Arescosmo, e dal progetto Melissa al fine di promuovere la ricerca sui sistemi rigenerativi per il sostegno alla vita nello spazio. Questi sistemi devono permettere di produrre cibo, rigenerare l’atmosfera, recuperare acqua e riciclare tutti gli scarti.
Da 28 anni l’ESA ha dato vita al progetto Melissa, che studia come sia possibile ricostruire a bordo di una navicella e di una base spaziale un ciclo vitale che permetta la sopravvivenza di uomini con l’aiuto di piante e micro-organismi: elemento chiave è il riuso circolare delle risorse per produrre cibo, acqua pulita e ossigeno.
Nella tre giorni romana - nella quale, oltre all’Europa, saranno rappresentati gli Usa, il Giappone, la Cina e la Russia - il progetto Melissa e il programma Agrospace si uniranno per implementare la ricerca sui sistemi di sopravvivenza a circuito chiuso.

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