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Giappone, caccia alla balena in calo

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Pescherecci giapponesi catturano 680 balene in Antartide, 200 in meno del previsto

La caccia alla balena, una delle attività preferite dai pescatori del Sol Levante, sembra segnare una battuta d'arresto. Quest'anno le baleniere giapponesi puntavano ad arpionare 850 balene minke nell'oceano antartico, ma si sono dovute accontentare di "appena" 679 cetacei, fra cui una sola balenottera comune (Balaenoptera physalus), contro i 50 esemplari previsti all'inizio di novembre, quando è cominciata la stagione di pesca.

Secondo i dati forniti dall'Agenzia della Pesca di Tokyo, la crisi del settore dipenderebbe sia dalle cattive condizioni del tempo, che hanno costretto 6 baleniere della flotta a restare inattive per 16 giorni consecutivi, sia dalle recenti incursioni della Sea Shepherd Conservation Society e di Greenpeace, che con le loro navi, cercano di sabotare le operazioni di pesca della flotta giapponese.

Il Giappone ha ufficialmente interrotto la caccia commerciale alla balena nel 1986, in seguito al bando imposto dall' IWC (International Whaling Commission), ma dopo un anno ha aggirato la moratoria lanciando una campagna di caccia a fini scientifici. il vero obiettivo, naturalmente, resta quello commerciale, dal momento che la carne di balena, servita in molti risoranti, è un alimento particolarmente apprezzato dai giapponesi.

Link consigliati:

Sea Shepherd Conservation Society
http://www.seashepherd.org/

Greenpeace
http://www.greenpeace.org/italy/

Francesco Defler

 

Flash News

Dall' Australia un nuovo metodo per trasformare le discariche in aree verdi e ridurre le emissioni di gas serra

Le discariche, si sa, producono grandi quantità di gas serra, come il metano e l'anidride carbonica, che vengono rilasciati nell'atmosfera durante i processi di decomposizione della materia organica. E' per questo motivo che molti Paesi stanno cercando di eliminare progressivamente questi enormi depositi di rifiuti che, oltre ad inquinare, rovinano le periferie urbane. In Australia, invece, si studia un nuovo metodo per ridurne l'impatto ambientale: si chiama "phytocapping", una parola inglese che letteralmente significa "mettere un cappello vegetale" sopra le discariche, rallentando i processi di degradazione dei rifiuti.

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