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Antistoria della libertà di stampa in Italia

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L’Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, dice: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

In occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa
sabato 2 maggio alle ore 17.30
presso il Caffè Letterario in via Ostiense 95 a Roma sarà presentato il libro "Antistoria della libertà di stampa in Italia", di Rinaldo Boggiani, pubblicato da Edizioni Associate.

Relatori:
Prof. Giorgio Cortellessa, editore;
Prof. Nino Galloni, economista;
Dott. Giovanni Palladino, Pres. Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo (C.I.S.S.).
Sarà presente l’autore.

A conclusione dell'incontro seguirà un aperitivo.

Mai dire ma. Questa la frase emblematica che introduce le prime righe del libro Antistoria della libertà di stampa in Italia. Frase che esprime nella sua sintesi il contenuto di un argomento trattato dall’autore con padronanza, precisione di dati e concretezza espositiva.
Nel breve saggio, dedicato soprattutto ai futuri uomini di domani, Rinaldo Boggiani pone domande, trae conclusioni ma soprattutto riesce a innescare nel lettore il desiderio di approcciarsi allo scottante tema per approfondirlo. Dimostrando così che la parola ‘Libertà’ non può avere limiti di alcun genere ed è quindi inaccettabile qualsiasi sistema di controllo che tenda a ricrearne.

Dalla Prefazione:
Questo libro è soprattutto per i ragazzi, futuri elettori. Quei ragazzi che crescono leggendo, in luoghi pubblici e privati, è severamente vietato sporgersi... calpestare... entrare... fumare... come ci fosse una gradazione dei divieti affidata agli avverbi: è leggermente vietato... I grandi sono già nel vortice del lavoro, degli interessi economici, politici, sociali. Hanno poco tempo per leggere, e se leggeranno questo libro, i più lo riterranno dissacrante, irrispettoso delle istituzioni, della nostra storia, eccetera, eccetera, la solita tiritera.

Dal Testo:
Scrive Civiltà Cattolica il 4 dicembre 1883: «Poiché abbiamo la disgrazia di saper leggere, meglio sarebbe che non si leggesse altro fuorché una Bibbia corretta e il Bellarmino» (Roberto Bellarmino, 1542-1621, gesuita, cardinale, consultore del Sant’Uffizio, collaborò al processo intentato a Giordano Bruno; fu colui che ricevette, dopo tortura, l’abiura di Galileo Galilei).

Palazzo Chigi, 10 ottobre 1928: «Camerati! La stampa più libera del mondo intero è la stampa italiana! Il giornalismo italiano» continuerà il Duce «è libero perché serve una sola causa e un Regime; è libero perché, nell’ambito delle leggi del Regime, esercita funzioni di controllo, di critica, di propulsione. Io considero il giornalismo italiano fascista come una orchestra. Il la è comune. E questo la non è dato dal Governo attraverso i suoi uffici stampa (i latini dicevano che una scusa non richiesta è un’accusa manifesta) è un la che il giornalismo fascista dà a se stesso. Egli sa come servire il Regime. Egli l’ha nella sua coscienza...»

La nostra storia ha elaborato un ordinamento giuridico diventato ormai uno strano anello. «Il fenomeno dello “Strano Anello”», scrive Douglas R. Hofstadter, autore di uno straordinario testo scientifico, Gödel, Escher, Bach: un’eterna Ghirlanda Brillante, «consiste nel fatto di ritrovarsi inaspettatamente, salendo o scendendo lungo i gradini di qualche sistema gerarchico, al punto di partenza». E questo è quanto successo a noi italiani. Abbiamo conosciuto vari gradini di un sistema gerarchico, ma siamo sempre al punto di partenza.

L’Autore:
Rinaldo Boggiani, già docente universitario di Istituzioni di Diritto pubblico, con Edizioni Associate di Roma ha pubblicato:
La disgrazia di saper leggere. Antistoria della libertà di stampa in Italia, 2002.
Stelle nere. Tutti i bambini sono stelle. Alcuni brillano. Altri no, 2004.
Antistoria della libertà di stampa in Italia, 2a edizione integrata, prefazione di G. Cortellessa, 2004.
Domani ero, prefazione di R. Biancoli, 2008.
Stelle nere. Tutti i bambini sono stelle. Alcuni brillano. Altri no. 2a edizione integrata, prefazione di R. Biancoli, 2008.
2012. La Shoah nel pianto di un bambino, 2007.
Strane creature sulle rive del Po. Il lato oscuro del potere (di prossima pubblicazione).


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Nella mappa tra gli hot-spots più colpiti ci sono Amazzonia, le savane boschive di  Miombo nell'Africa meridionale, l’Australia sudoccidentale e il Mediterraneo

Mancano 10 giorni dall’evento globale su clima e ambiente - Earth Hour

Se le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare senza controllo, il mondo è destinato a perdere almeno la metà  delle specie animali e vegetali oggi custodite nelle aree più ricche di biodiversità. A fine secolo potremmo assistere ad estinzioni locali in alcuni paradisi come l’Amazzonia, le isole Galapagos e il Mediterraneo. Anche rimanendo entro il limite di 2°C posto dall’accordo sul clima di Parigi, perderemmo il 25% delle specie che popolano le aree chiave per la biodiversità. È uno dei risultati più allarmanti del nuovo studio pubblicato oggi sulla rivista Climatic Change e realizzato da esperti dell’Università dell'East Anglia, della James Cook University e dal WWF.
Pubblicata a pochi giorni dall’evento globale Earth Hour, il più grande movimento globale per l'ambiente in programma il prossimo 24 marzo, la ricerca ha esaminato l'impatto dei cambiamenti climatici su circa 80.000 specie di piante e animali in 35 delle aree tra le più ricche di biodiversità sul pianeta. La ricerca esplora gli effetti sulla biodiversità alla luce di diversi scenari di cambiamento climatico - dall’ipotesi più pessimista con assenza di tagli alle emissioni e conseguente aumento delle temperature medie globali fino 4.5° C, a quella di un aumento di 2 °C, il limite indicato dall’Accordo di Parigi. Le aree sono state scelte in base all’unicità e varietà di piante e animali presenti. Le savane boschive  a Miombo in Africa, dove vivono ancora  i licaoni, l’Australia sudoccidentale e la Guyana amazzonica si prospettano essere tra quelle più colpite.
In queste aree gli effetti di un aumento di 4.5 °C creerebbe un clima insostenibile per molte specie che oggi vivono in questi paradisi naturali, ovvero:
- Fino al 90% degli anfibi, l’86% degli uccelli e l'80% dei mammiferi si potrebbero estinguere localmente nelle foreste a Miombo, in Africa meridionale
- L’Amazzonia potrebbe perdere il 69% delle sue specie vegetali
- Nell’ Australia sudoccidentale l'89% degli anfibi potrebbe estinguersi localmente
- Nel  Madagascar il 60% di tutte le specie sarebbe a rischio di estinzione locale
- Le boscaglie  del  fynbos nella regione del Capo Occidentale in Sud Africa, che stanno vivendo una fortissima siccità con carenze idriche significative verificatesi anche a  Città del Capo, potrebbero affrontare estinzioni locali di un terzo delle specie presenti, molte delle quali sono uniche di quella regione
Mediterraneo bollente. Il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici, in cui basterebbe un cambiamento climatico “moderato” per rendere vulnerabile la biodiversità: anche se l'aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante ed animali sarebbe a rischio. Continuando con gli attuali andamenti , senza cioè una decisa diminuzione delle emissioni di gas serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. Le specie più a rischio sono le tartarughe marine (si tratta di tre specie, la più diffusa è la Caretta caretta) e i cetacei, presenti in Mediterraneo con 8 specie stabili e altre 13 presenti occasionalmente, tutti in sofferenza già per altri tipi di impatto antropogenici. L’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico. Dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per gli ecosistemi e le specie  più sensibili, come le testuggini d'acqua dolce, o gli storioni: Questi ultimi sono minacciati sia per il cambiamento del regime di salinità, sia per la riduzione dell'areale idoneo, combinazione drammatica per specie già fortemente indebolite dalla pesca illegale.
Oltre a ciò, l'aumento delle temperature medie e l’irregolarità delle precipitazioni potrebbe diventare la nuova “normalità”, secondo il rapporto, con una significativa riduzione delle precipitazioni nel Mediterraneo, in Madagascar e nel Cerrado-Pantanal in Argentina.

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