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A Dangerous Method – un triangolo intellettivo

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Con A Dangerous Method di David Cronenberg si entra nel mondo della psicanalisi e dei suoi metodi per risolvere le follie dell’Io. Il regista indaga il rapporto triadico tra Freud, Jung e Sabina Spielrein, loro paziente e amante del secondo. Una storia accattivante ed un cast di grido - Michael Fassbender, Viggo Mortensen, Vincent Cassel e Keira Knightley – tuttavia, non sono sufficienti per raccontare in modo indimenticabile una storia, in cui gli elementi più folli sono solo accennati. I dialoghi, per favorire l’emersione delle tensioni più intime, risultano un po’ freddi. Il fuoco interno, che certamente divampò in ognuno dei tre personaggi storici, non riscalda davvero i protagonisti della pellicola, eccezion fatta per il depravato paziente Otto Gross, interpretato da Vincent Cassel. Girato in modo classico, con inquadrature fisse e recitazione molto controllata, la pellicola mette a nudo scontri professionali ed umani.

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Jung, nel tentativo di curare la paziente di cui si è innamorato, scopre la propria malattia fatta di insuperabili sensi di colpa. Liberando lei dagli impulsi, dalle regole e da un inquadramento sociale rigido ed ingessato, tocca la propria prigione, entrando in un vortice di esaurimento nervoso dal quale non riuscirà ad uscire. “Solo un medico ferito può curare un paziente” e “Talvolta bisogna compiere qualcosa d’imperdonabile per continuare a vivere” sono le due battute in cui si sintetizza il forte messaggio del film. Il regista, parlando di psicanalisi, usa il mezzo stesso come strumento di analisi, contrapponendo l’ambientazione e i costumi molto eleganti agli istinti più torbidi dell’essere umano e giocando sapientemente con i contrasti, includendo lo scarto tra espressione e parola. Peccato, tuttavia, che quest’alone di freddezza non si riscaldi mai davvero, tranne in qualche scena sporadica come, ad esempio, quella in cui Jung, abbracciato alle ginocchia di Sabina, piange calde lacrime di disperazione.

Margherita Lamesta

Flash News

 

Alla riapertura del Museo una nuova mostra celebra il bicentenario della morte di Napoleone ripercorrendo il rapporto tra l’imperatore francese, il mondo antico e Roma.

Riaprono il 4 febbraio i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali e i visitatori avranno la possibilità di visitare, oltre ai capolavori della collezione permanente, anche la nuova mostra Napoleone e il mito di Roma che sarà aperta al pubblico fino al 30 maggio 2021. Ideata in occasione del bicentenario dalla morte di Napoleone Bonaparte, la mostra lo celebra ripercorrendo il rapporto tra l’imperatore francese, il mondo antico e Roma.
L’esposizione è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è a cura di Claudio Parisi Presicce, Massimiliano Munzi, Simone Pastor, Nicoletta Bernacchio. Organizzazione Zètema Progetto Cultura. Concept grafico Iowa State University. Progetto di allestimento Stefano Balzanetti, Alessandro Di Mario, Eleonora Giuliani assieme a Simone Bove per Wise Design.

 

Annessa all’Impero dal 1809 al 1814 e città imperiale seconda solo a Parigi per volontà di Napoleone stesso, Roma, e più precisamente l’area archeologica dei Fori Imperiali, fu oggetto di scavi promossi dal Governo Napoleonico di Roma tra il 1811 e il 1814 per liberare l’area a sud della Colonna di Traiano, che Napoleone aveva già preso a modello per la realizzazione tra il 1806 e il 1810 della Colonna Vendôme a Parigi. I Francesi volevano applicare a Roma quei criteri di ordine urbanistico che, nei loro intenti, l’avrebbero trasformata realmente in una seconda Parigi. Ispirarsi alla Roma Imperiale in ogni suo aspetto per celebrare la magnificenza di Napoleone e della sua famiglia divenne ben presto una consuetudine e portò inevitabilmente con sé l’uso di un linguaggio di propaganda ispirato all’Antico, caratterizzato dalla rappresentazione dell’Imperatore come erede dei grandi condottieri del passato, degli Imperatori romani, se non addirittura come eroe e divinità dell’antica Grecia, in un rimando costante a Roma Imperiale, alla sua arte e alla sua cultura.

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