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Se ci alleniamo, diventiamo più intelligenti.

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Se ci alleniamo, diventiamo più intelligenti. Ce lo svela uno studio americano sull’intelligenza “fluida” e sulle tecniche per migliorarla

Le riviste sono piene di test psicologici che promettono di svelarci se siamo dotati di intelligenza creativa o razionale, se siamo destinati ad una brillante carriera di copywriter o se invece abbiamo una predisposizione innata per la classificazione tassonomica (se così fosse, abbiamo sbagliato secolo: invece di diventare come Linneo ci dobbiamo accontentare di fare il “data entry”, ossia quello che inserisce questionari nel database di un computer).
recisare che gli esperimenti per ora sono stati condotti solo su soggetti giovani e sani.

Idee, linguaggio, immaginazione, logica, apprendimento. Tutto questo ha a che fare con l’intelligenza, ma non basta a definirla, perché l’intelligenza sfugge a qualsiasi formula. Ne esiste una sola o ce ne sono tante? Gli psicologi preferiscono parlare di intelligenze multiple: razionale, logico-matematica, creativa, spaziale, emotiva, corporea. Qualunque sia la nostra definizione preferita di intelligenza, ci farà piacere scoprire che possiamo “coltivarla” con profitto. Lo rivela uno studio condotto da due ricercatori dell’Università del Michigan, Susanne M. Jaeggi and Martin Buschkuehl , che ribaltano la tesi diffusa secondo la quale il nostro Quoziente di Intelligenza (QI), sarebbe una dote innata, qualcosa con cui nasciamo e che non possiamo conquistarci liberamente.

Gli esperimenti dimostrano che è possibile allenare la mente utilizzando opportuni esercizi di memorizzazione. I test sul QI, infatti, solitamente prendono in considerazione due tipi di intelligenza: quella cristallizzata e quella fluida. La prima riguarda la capacità di applicare conoscenze e informazioni acquisite in passato ed è collegata alla memoria a lungo termine, quella che ci fa affiorare alla mente ricordi antichi; l’intelligenza fluida, invece, attiva dei meccanismi sorprendenti poiché non utilizza un patrimonio di conoscenze che fanno parte della nostra esperienza, ma crea delle associazioni inedite fra cose apparentemente slegate fra loro e permette di “inventare” nuove soluzioni. Questo tipo di intelligenza usa una memoria a breve termine, o “memoria di lavoro”, quella alla quale facciamo ricorso quando dobbiamo memorizzare velocemente dati, numeri, informazioni, ben sapendo che fra qualche ora ce li saremmo già dimenticati. Allenando questo tipo di memoria, secondo i due ricercatori svizzeri, possiamo migliorare la nostra intelligenza fluida.

I volontari che hanno partecipato all’esperimento si sono sottoposti, per mezzora al giorno, ad una complessa serie di test, che utilizzavano stimoli sia visivi che uditivi. I risultati dimostrano che l’esercizio aumenta l’intelligenza fluida: messi a confronto con un gruppo di controllo che non partecipava alle esercitazioni, i volontari conquistavano punteggi molto più alti. Anche chi non aveva ottenuto risultati soddisfacenti nel pre-test, migliorava le proprie prestazioni dopo l’allenamento.
Un’indagine approfondita sull’intelligenza fluida e sui metodi per migliorarla, secondo i ricercatori, si rivelerebbe utile anche nei casi di bambini con difficoltà di apprendimento o negli anziani. Bisogna però p

 1. Susanne M. Jaeggi and Martin Buschkuehl,Brain-training to improve memory boosts fluid intelligence

Veronica Rocco

Flash News

Foto di  L.Biancatelli

 

L'idea è dell'artista toscana Laura Rovida, la loro vendita aiuterà a finanziare i progetti di conservazione delle Oasi WWF della Maremma

Sono stati raccolti dai volontari in occasione delle giornate di pulizia organizzate dal WWF nell’ambito della campagna spiagge plastic free sull’arenile antistante l’Oasi di Burano (Capalbio), grazie alla fantasia della creativa Laura Rovida, sono stati avviati a nuova vita. I “misteriosi” dischetti di plastica che per alcuni giorni hanno invaso il litorale tirrenico (poi riconosciuti come filtri di depuratore provenienti dal fiume Sele) non sono finiti nella spazzatura ma sono divenuti oggetti di arte del riciclo.
Il risultato? Una simpatica spilla, conservata all'interno di una piccola custodia anch’essa frutto di materiali di recupero.
Autrice la designer tessile toscana Laura Rovida: “Dopo averne raccolti tantissimi, vista la mia propensione al riutilizzo, ho pensato di dar loro una nuova vita. La loro struttura a rete mi ha ricordato la struttura tessile dei tessuti garzati, dunque la cosa piu' naturale era ricamarci. E ho pensato subito al fenicottero rosa, la mia grande passione, la cui silouette ho riprodotto su ogni dischetto, ricamata in seta. Poi ho contattato Fabio Cianchi responsabile delle Oasi WWF della Maremma e abbiamo avviato insieme il progetto”. La stessa confezione che contiene le spille è a sua volta realizzata da un altro prodotto di scarto: il rotolo interno di carta igienica e/o o carta assorbente da cucina. “Volevamo lanciare un messaggio di coerenza e sollevare un altro tema spinoso: quello del packaging”, conclude Laura Rovida.

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