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Erbe e salute: dubbi sulle virtù terapeutiche del Ginseng

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Panax ginseng: dubbi sulle virtù terapeutiche di questa “panacea” e possibili interazioni con i farmaci

Il ginseng, dalla caratteristica forma antropomorfica che gli è valso l'appellativo cinese di jen shen, ossia "radice d'uomo", è uno dei prodotti erboristici più venduti al mondo per le sue proprietà tonificanti e immunostimolanti che lo rendono un ottimo alleato nei casi di affaticamento fisico e mentale.

Di questa pianta, originaria dell'Asia, si conoscono due specie, una cinese (Panax ginseng), proveniente da Cina, Corea e Giappone, e una americana (Panax quinquefolium), diffusa in Canada e Stati Uniti; la sua radice carnosa, essiccata e polverizzata, trova impiego da millenni nella medicina tradizionale cinese e nella fitoterapia occidentale. Le sue proprietà terapeutiche sembrano dipendere dalla presenza di alcune saponine contenute nella radice: i ginsenosidi e gli eleuterosidi.

Sotto la generica denominazione di "ginseng" troviamo diverse specie di Panax, che variano a seconda della quantità e del tipo di ginsenosidi contenuti nella pianta. Il ginseng americano, ad esempio, ha una minore concentrazione di alcuni tipi di ginsenosidi rispetto a quello cinese ed è quindi considerato meno stimolante del suo cugino asiatico. Spesso usiamo l'eleuterococco al posto del più costoso ginseng. L'Eleutherococcus senticosus o ginseng siberiano, è della stessa famiglia del ginseng (Araliaceae), ma contiene sostanze diverse: gli eleuterosidi.

I vari tipi di preparati differiscono molto non solo per la qualità dei principi attivi ma anche per la quantità. Uno studio americano ha rivelato che le concentrazioni di sostanze attive contenute nei prodotti in commercio differiscono in misura notevole dalle quantità riportate sull'etichetta. Le concentrazioni possono variare dal 10,8% fino al 327,7% rispetto ai valori riportati sulla confezione.

Il ginseng è noto soprattutto per le sue proprietà sedative e antidepressive, stimola il sistema nervoso centrale, migliora le difese immunitarie e ha effetti metabolici e antitumorali. Studi recenti sembrano confermare alcune di queste proprietà, ad esempio gli effetti ipoglicemizzanti su pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, in cui l'uso di ginseng sembra ridurre i livelli della glicemia nel sangue.

Nonostante questi risultati, non ci sono prove certe sulle virtù di questa radice millenaria, come dimostrano altri studi condotti su vari tipi di ginseng. Per esempio, mancano evidenze sicure che la pianta aiuti a migliorare le prestazioni fisiche e intellettuali. Sono stati evidenziati, tra l'altro, effetti indesiderati come insonnia, diarrea, sanguinamento vaginale, episodi di schizofrenia.
In particolare, diversi studi segnalano rischi di interazione fra il ginseng e il warfarin, un anticoagulante orale. Un campione di pazienti sani è stato sottoposto, per 4 settimane, ad una cura a base di warfarin e ginseng. I risultati dell'esperimento dimostrano che gli estratti di ginseng riducono l'effetto anticoagulante del farmaco.

Troppo spesso facciamo ricorso a prodotti erboristici e integratori alimentari sottovalutandone i potenziali rischi e le interazioni con altri farmaci. E' importante, quindi, comunicare sempre al proprio medico curante quali preparati a base vegetale stiamo utilizzando.

Link consigliati:

Farmacovigilanza
http://www.farmacovigilanza.org/

Società Italiana di Fitoterapia
http://www.sifit.org/

Erbe officinali
http://www.erbeofficinali.org/

Servizio di Fitoterapia AUSL 11 Empoli
http://servizi.usl11.tos.it/fito_index.php


Studi


Evidenze di interazioni fra aglio, ginger, ginkgo, ginseng e warfarina.
(riferito da Vaes LPJ, Chyka PA. Interactions of warfarin with garlic, ginger, ginkgo or ginseng: nature of the evidence. Ann Pharmacother 2000; 34: 1478-1482). Fonte: www.farmacovigilanza.org
http://www.farmacovigilanza.org/fitovigilanza/servizi-fitovigilanza/articoli/letture_21.asp


Reazione di ipersensibilità di tipo I al ginseng (riferito da Abdullah N, Murad S, Misnan R, Abdullah N. Type I hypersensitivity reaction to ginseng – a case report. Allergy 2007; 62 (Suppl. 83): 549). Fonte: www.farmacovigilanza.org
http://www.farmacovigilanza.org/fitovigilanza/servizi-fitovigilanza/articoli/letture_99.asp


The Risk–Benefit Profile of Commonly Used Herbal Therapies: Ginkgo, St. John's Wort, Ginseng, Echinacea, Saw Palmetto, and Kava
Edzard Ernst, MD, PhD, FRCP(Edin) 1 January 2002 | Volume 136 Issue 1 | Pages 42-53
http://www.annals.org/cgi/content/abstract/136/1/42

 Veronica Rocco

 

 

Flash News

Un test per scoprire la presenza di latte importato in un prodotto derivante da materie prime italiane, come la mozzarella di bufala campana Dop. È quanto elaborato dall’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche e pubblicato su Food Chemistry

 I ricercatori dell’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ispaam) hanno messo a punto un sistema in grado di rilevare una delle forme di adulterazione più comuni della mozzarella di bufala campana DOP. Lo studio, pubblicato su Food Chemistry, attraverso l’analisi proteomica delle caseine ha permesso di riconoscere dei marcatori molecolari indicatori della presenza di latte e/o cagliata di bufala di provenienza straniera, miscelati con latte prodotto in Italia. Questa scoperta consentirà di realizzare test di routine veloci ed economici per individuare eventuali adulterazioni di latte e formaggi da bufala campana con materie prime provenienti al di fuori dell’area di produzione.

“Il latte delle nostre bufale ha caratteristiche genetiche che lo differenziano da quello proveniente da altri paesi. Grazie a questo studio si potrà finalmente smettere di dubitare circa la provenienza della tanto apprezzata mozzarella di bufala Campana DOP”, afferma Simonetta Caira, ricercatrice Cnr-Ispaam e coordinatrice dello studio. “La metodica analitica messa a punto potrà essere applicata sia sul latte o cagliata in arrivo al caseificio sia sul prodotto finale presente sui banchi del supermercato. In tal modo si potrà garantire la qualità e la genuinità delle merci lungo tutta la filiera di produzione”.

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