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Sostanze cancerogene nelle magliette per bambini

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Alcune T-shirt per bambini contengono un tasso elevato di ftalati, componenti chimici potenzialmente cancerogeni, e anche dei residui alcalini che possono causare irritazione, avverte l'Istituto nazionale del consumo (INC, Francia) in uno studio apparso il 28 gennaio scorso sul mensile "60 millions de consommateurs".

L'indagine, basata sull'analisi di 40 magliette, rileva che nove contenevano un livello di ftalati superiore alla nuova regolamentazione europea Reach, in vigore dalla fine del 2008, ossia piu' dello 0,1% sull'insieme del capo. Le magliette erano state comprate in varie insegne commerciali: Gap, Okaidi, Auchan, La Halle, Babou, Kiabi e Gemo.

Gli ftalati, usati per ammorbidire le plastiche, sono spesso presenti in disegni, scritte e decorazioni incollati sulla maglietta. Sono rischiosi solo se ingoiati, ma i bambini possono portare i disegni alla bocca, spiega l'INC. Lo studio ha evidenziato anche un alto tasso di residui chimici alcalini,
potenzialmente irritanti, impiegati per ottenere un bianco immacolato. L'INC raccomanda di lavare sistematicamente i capi d'abbigliamento per l'infanzia prima dell'uso, per evitare l'irritazione da residui chimici. Ma in quanto agli ftalati, il lavaggio purtroppo non e' un rimedio.

Sarebbe utile sapere se anche in Italia esistono problemi simili e se il ministero della Salute abbia svolto indagini nel settore abbigliamento per bambini. Una interrogazione parlamentare in tal senso  e' stata preannunciata dalla senatrice Donatella Poretti.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

http://www.aduc.it/

Flash News

 

La prima pagina dell’abbecedario in lingua somala

 


A mio padre, Luigi Gallo, che nel ‘938 costruiva in Etiopia le strade dell’Impero.

 

Premessa: L’Espansione italiana nell’Africa Orientale ebbe inizio alla fine del 1800 con il primo dispiegamento di truppe presso i territori di Massaua (1885) per poi arrivare alla proclamazione della colonia “Eritrea” nel 1890, alla proclamazione della colonia “Somalia” nel 1908 ed infine alla proclamazione dell’Impero italiano, nel 1936, dove Somalia, Eritrea ed Etiopia costituivano l’Africa Orientale Italiana (AOI).Formalmente si fa concludere il colonialismo italiano in AOI con l’occupazione britannica, nel 1941, dei territori dell’Africa Orientale Italiana, seppur poi, dal 1948 al 1960, l’Italia fu incaricata dall’ONU dell’amministrazione fiduciaria della Somalia (AFIS) (BEN GHIAT & FULLER, 2005).

Dopo 50 anni di colonialismo “...L’eredità italiana in Somalia era costituita soprattutto da: una scuola primaria, una scuola secondaria, fino al liceo scientifico, una scuola per ragionieri e geometri, aperte indiscriminatamente a tutti, somali ed italiani, fino al giorno dell’indipendenza”(VILLANI,1972): con docenti e programmi del tutto comparabili a quelli del nostro Paese. Naturalmente si usava la lingua italiana per scolaresche, che si esprimevano abitualmente in somalo. Il primo abbecedario con l’alfabeto somalo venne “tirato al ciclostile” nell’agosto‘972 nella stamperia dell’Università Nazionale Somala) (foto n.1: la 1° pagina). Il 21/10 in occasione del “terzo anniversario della rivoluzione della Somalia” un elicottero buttava giù dal cielo i fogli dell’alfabeto su una folla che si accalcava e si rincorreva per prenderli. Così moriva una lingua orale, conservata da sempre nella mente degli anziani: come l’unica biblioteca che i somali possedessero; il solo strumento conoscitivo della loro storia, che veniva raccontata dai cantastorie come “vanto della tribù” nelle cerimonie e insegnata ai bambini con la propria genealogia, fin dai primi anni, dai patriarchi.

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