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Nasce MIOT, un nuovo strumento diagnostico per aiutare i talassemici

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Si chiama MIOT (Myocardial Iron Overload in Thalassemia) il nuovo progetto scientifico italiano che, entro i prossimi tre anni, permetterà di fare una diagnosi precoce delle complicazioni cardiache nei pazienti talassemici che si sottopongono a costanti trasfusioni.
In Italia la talassemia, conosciuta anche come anemia mediterranea o morbo di Cooley [1], è diffusa soprattutto nelle due isole maggiori e nel delta del Po e colpisce circa settemila persone, senza contare i portatori sani, che sono quasi due milioni.
Lo screening dei portatori e la diagnosi prenatale rivestono un ruolo essenziale nella prevenzione di questa malattia genetica ereditaria.
Il progetto Miot, organizzato dal Laboratorio di Risonanza Magnetica Cardiovascolare dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, ha messo a punto un'innovativa tecnica di risonanza magnetica chiamata T2*, che consente di misurare in modo affidabile, veloce e non invasivo i livelli di ferro nel sangue prima che la disfunzione sia in atto [2].
Nei malati di anemia mediterranea, il midollo osseo non riesce a produrre una quantità adeguata di emoglobina, la sostanza che ha il compito di trasportare l'ossigeno nei tessuti. La continua distruzione di globuli rossi libera ferro che si va a depositare in alcuni organi bersaglio, soprattutto fegato e cuore. Ed è proprio nel cuore che l'accumulo di questo metallo provoca i danni maggiori, portando alla morte precoce del paziente. Per eliminare il ferro, i pazienti si sottopongono ad una terapia chiamata "ferrochelante", che consiste nel somministrare desferoxamina mediante una lenta infusione sottocutanea. Oggi, però, esistono nuove terapie ferrochelanti per via orale che liberano i pazienti da lunghe sedute trasfusionali.
"Conoscere l'accumulo cardiaco di ferro - spiega Massimo Lombardi [3], coordinatore dello studio - è quindi determinante per seguire nei dettagli un problema cruciale per la sopravvivenza dei soggetti talassemici e decidere la migliore terapia su base individuale.
Saranno sette i centri italiani ad utilizzare il nuovo sistema messo a punto dal CNR di Pisa: Catania, Palermo, Cagliari, Reggio Calabria, Campobasso, Roma, Ancona. Partecipano al progetto anche 35 centri ematologici che d'ora in poi avranno uno strumento diagnostico prezioso per monitorare i propri pazienti.


Note
[1] Dal nome del medico che per primo nel 1926 identificò la malattia.
[2] CNR, “ Progetto Miot (Myocardial iron overload in thalassemia) per la diagnosi e cura dei talassemici e il monitoraggio delle complicanze cardiache”
http://www.cnr.it/istituti/Atteditoriale.html?cds=035&id=1697
[3] Responsabile del Laboratorio di risonanza magnetica presso l'Ifc-CNR di Pisa.

Link:
CNR
http://www.cnr.it/sitocnr/home.html

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