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La medicina tradizionale africana: nuove prospettive di ricerca

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In Africa milioni di persone si affidano ogni giorno alle cure di guaritori naturali, depositari di una tradizione millenaria che usa le erbe - in Sudafrica si contano più di 20.000 specie autoctone - per curare vari tipi di malattie, dal comune raffreddore all'AIDS.
Sull'efficacia e sulla sicurezza di questa antica arte della guarigione, che a volte rischia di sconfinare nella "stregoneria", ancora oggi sappiamo molto poco.

 L'università americana del Missouri e l'università di Western Cape, in Sudafrica, hanno appena lanciato il Centro Internazionale per gli Studi di Fitoterapia Indigena (TICIPS) [1]: il primo progetto al mondo che si propone di svolgere una sperimentazione clinica ampia ed accurata su migliaia di piante medicinali africane per verificarne l'efficacia e la sicurezza dal punto di vista terapeutico. Una sfida importante per la medicina dei Paesi occidentali, dove sempre più numerose sono le persone che scelgono metodi di cura "alternativi".
 I primi test della ricerca, che partirà fra poco meno di un mese, analizzeranno due piante particolarmente diffuse nella medicina tradizionale del Continente Nero: la Sutherlandia e l'Artemisia afra. "In Africa - afferma Bill Folk, uno dei responsabili del progetto - moltissime persone a rischio di HIV, tubercolosi e malaria si curano normalmente con piante medicinali come la Sutherlandia, l’artemisia e la moringa. Ma non sappiamo quasi nulla sul loro grado di sicurezza e di efficacia".
Il principale obiettivo dei ricercatori è di verificare se la sutherlandia, o Lusseria frutescens, sia sicura sui pazienti malati di AIDS. Lo studio prenderà in esame un campione di 120 persone adulte sieropositive. I volontari faranno una cura a base di sutherlandia e di un farmaco placebo per circa 6 mesi. Durante la terapia saranno seguiti da un’équipe di medici allo scopo di monitorare i sintomi, la quantità di virus nell'organismo, la qualità di vita dei pazienti, nonché l’insorgenza di eventuali sintomi depressivi. Particolare attenzione sarà rivolta alle possibili interazioni tra la sutherlandia e i farmaci usati per curare l'AIDS e la TBC. L'Artemisia afra, che trova largo impiego nella medicina tradizionale africana per curare le malattie respiratorie e nel trattamento della tubercolosi, sarà  oggetto di un secondo test, che avrà lo scopo di verificare le potenzialità curative della pianta sul tumore della cervice dell'utero.
 Il progetto TICIPS, sottolineano i ricercatori, è molto importante perché per la prima volta offre l'opportunità a istituti di ricerca occidentali di collaborare fianco a fianco con università africane e con guaritori della tradizione indigena per costruire un ponte tra la medicina occidentale e quella africana, contribuendo a valorizzare il bagaglio storico-culturale di un continente ricco e complesso in una prospettiva scientifica avanzata.
"L'informazione - sottolinea Folk- riveste un ruolo chiave nella riuscita di questo progetto. Collaboriamo, infatti, con una scuola di giornalismo perché vogliamo che i risultati delle nostre ricerche sulla sicurezza delle piante vengano trasmessi con semplicità, rigore e chiarezza non solo al pubblico sudafricano ma anche a quello di tutto il mondo" [2].
 Secondo i dati pubblicati dall’organizzazione Mondiale della Sanità, oltre l'80% degli abitanti dell’Asia e delle regioni sub-sahariane fanno ricorso a metodi di cura naturali, più economici dei farmaci convenzionali. In Tanzania, ad esempio, il rimedio “verde” per combattere la malaria costa un terzo di quello farmacologico.
 
Che cosa si intende esattamente per “medicina tradizionale”? Secondo l’OMS, è “l’insieme di tutte le conoscenze e le pratiche basate sull'esperienza e sulla tradizione culturale e religiosa di un popolo per conservare la salute e prevenire, diagnosticare o eliminare disturbi fisici e mentali".
Il problema - avverte l’OMS – è che nel campo della medicina naturale non c’è un adeguato sistema di regolamentazione: alla rapida diffusone di terapie a base di erbe medicinali, infatti, non corrispondono  regole condivise sugli standard di sicurezza ed efficacia dei trattamenti. Uno stesso prodotto, ad esempio può essere definito alimento, integratore dietetico o erba medicinale a seconda del Paese.
 Il progetto TICIPS rappresenta il primo studio sistematico su questo argomento. E' molto difficile, infatti, verificare la qualità dei prodotti naturali finiti poiché la sicurezza e l'efficacia dipendono sia dalla qualità delle sostanze originali, che possono anche essere svariate centinaia, sia dal modo in cui i singoli elementi sono stati combinati e trattati durante i processi di lavorazione.
 Note
[1] Il progetto ha ricevuto un finanziamento di 4.4 milioni di dollari per 4 anni dal National Center for Complementary and Alternative Medicines (NCCAM)
[2] Per approfondire la conoscenza di questo straordinario patrimonio culturale ogni anno viene celebrata la Giornata della medicina tradizionale africana, istituita per la prima volta nel 2003 dal dottor Ebrahim Malick Samba, direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'Africa, con l'obiettivo di far conoscere l'importanza della medicina tradizionale africana e promuoverne l'utilizzo negli ospedali.
 
Link consigliati:
WHO, Traditional Medicine
http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs134/en/
Journée Africaine de la Médecine Traditionelle
 
TICIPS (International Center for Indigenous Phytotherapy Studies)
http://www.wlbcenter.org/ticips.htm
 
NCCAM (National Center for Complementary and Alternative Medecine)
http://nccam.nih.gov/about/ataglance/
 
University of Western Cape
http://www.uwc.ac.za/
 

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