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ITALIA - Sla. Studio con staminali neuronali

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Presto partira' una "sperimentazione clinica di fase I sul trapianto di staminali neuronali fetali. Per adesso si tratta si tratta di una ricerca di fase I, che poi si spera si tradurra' in una possibile cura". Ad annunciare la sperimentazione, e' stata la dottoressa Letizia Mazzini dell'Ospedale Maggiore della Carita' di Novara, durante il convegno organizzato dalla Fondazione italiana di ricerca per la Sla (AriSLA, Agenzia di Ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica), che si e' svolto oggi a Milano, alla presenza del presidente della Regione Formigoni. "Quello che faremo - ha spiegato la dottoressa Mazzini - sara' trapiantare chirurgicamente queste cellule fetali neuronali nel midollo dei malati di Sla". Letizia Mazzini, uno tra i pionieri internazionali nell'utilizzo delle cellule staminali ha partecipato al "faccia a faccia" tra Nicholas Maragakis del Dipartimento di Neurologia del Johns Hopkins Hospital (USA). Le staminali, come hanno dimostrato gli studi degli ultimi anni, possiedono un elevato potenziale terapeutico, avendo la capacita' di proteggere le cellule nervose. E' necessario pero' che gli studi clinici siano condotti con assoluto rigore scientifico e normativo, al fine di poter valutare al meglio gli eventuali benefici. Nel corso del convegno, inoltre, la presentazione di otto nuovi progetti di ricerca tutti sostenuti da AriSLA nel 2011 con un finanziamento complessivo di un milione di euro. Si tratta di studi tutti italiani che spaziano dalla mappatura genetica della SLA, alla realizzazione di strumenti rapidi di diagnosi. C'e' il primo studio al mondo sull'utilizzo della proteina HMGB1 nelle malattie neurodegenerative e c'e' poi chi cerca meccanismi comuni al Parkinson e all'Alzheimer

Flash News

Al Pacino, nella sua terza opera da regista, Wilde Salomè - alla 68esima kermesse veneziana Fuori Concorso - di passione e follia ci inebria, sostenuto anche dal mirabile testo di Oscar Wilde. Sin dai titoli di testa, si sente che la passione pura è il film stesso: la parola “Wild” compare sullo schermo con la “e” che si aggiunge un attimo dopo, richiamando subito alla mente dello spettatore il concetto di selvaggio. Questo non è un lavoro lineare, perché non è la trasposizione cinematografica della pièce dello scrittore inglese ma è un originale viaggio nel teatro, che il talentuoso attore italo-americano compie con grande capacità. È la storia di un’ispirazione senza un progetto chiaro, poiché parte da una visione, come ha affermato lui stesso in conferenza stampa. Il film rivela qualcosa di Al Pacino-attore e del suo modo di affrontare i ruoli sia a teatro che al cinema. Egli è un interprete che si avvicina all’autore di un testo in modo profondo, sacrale e desidera regalare al pubblico le scoperte fatte. È proprio questa partecipazione e questa simbiosi così studiata e ricercata che fanno della pellicola un lavoro di assoluta generosità e originalità. Sgorgano e trasudano da tutto il film l’amore per il teatro e il fuoco selvaggio dei sentimenti. La mano del regista gioca su tre piani: il dietro le quinte di una lettura teatrale di Salomè, la ripresa cinematografica di quella lettura ed il viaggio a Londra-Dublino, per toccare da vicino il mondo e le testimonianze più dirette del pensiero di Wilde. Gli ingredienti sono ben assortiti e Pacino dribbla tra battute fulminanti e momenti di poesia, il cui ritmo esilarante ti incolla allo schermo. L’interpretazione del tetrarca, che teme il profeta Jokanann ma ne é affascinato, è degna del grande interprete di Scarface.
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