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Rientro del satellite UARS: il contributo dell’ISTI

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In occasione del rientro incontrollato nell’atmosfera terrestre del satellite UARS, l’ISTI ha collaborato, per conto dell’ASI, con il Dipartimento della Protezione Civile, fornendo alla struttura operativa nazionale tempestivi aggiornamenti sull’evoluzione orbitale dell’oggetto, previsioni di rientro con le relative finestre di incertezza e valutazioni tecniche sulle tematiche di propria competenza.

In occasione del rientro incontrollato del satellite della NASA Upper Atmosphere Research Satellite (UARS), il Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale dell’Istituto ISTI di Pisa ha elaborato le previsioni di rientro per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), interfacciando direttamente la struttura operativa attivata dal Dipartimento della Protezione Civile per seguire l’evolversi della situazione e l’eventuale possibilità di caduta di frammenti sul nostro paese. L’analisi orbitale del satellite, ormai abbandonato da anni e soggetto alle sole perturbazioni naturali, in particolare alla perdita progressiva di energia causata dall’urto incessante con le molecole di atmosfera residua presenti anche a centinaia di chilometri di quota, è stata effettuata da Carmen Pardini, che ha pure elaborato e aggiornato costantemente le previsioni di rientro e le relative finestre di incertezza. Infatti, le previsioni di rientro di oggetti non controllati sono soggette a significative incognite, legate a come il satellite modifica la sua orientazione nello spazio e alla modellazione della densità atmosferica sopra i 100 km di altezza, dipendente a sua volta dall’evoluzione, difficile da pronosticare, dell’attività solare. Luciano Anselmo si è invece occupato della traduzione dei dati sull’evoluzione della traiettoria in informazioni direttamente applicabili alle valutazioni di competenza della Protezione Civile.  Il CNR di Pisa, con l’Istituto CNUCE, poi confluito nell’ISTI, si occupa di questi problemi e supporta le autorità nazionali preposte alla protezione civile, in occasione di rientri considerati potenzialmente a rischio, sin dal 1979, quando venne seguito il decadimento orbitale della stazione spaziale americana Skylab. Da allora ha partecipato a una trentina di campagne, comprendenti due emergenze nucleari. Dal 1998 partecipa inoltre annualmente, per conto dell’ASI, alle campagne test di rientro promosse dall’Inter-Agency Space Debris Coordination Committee (IADC), di cui Carmen Pardini è punto di contatto tecnico nazionale. 

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