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Svelato il tempio di Augusto sotto la cattedrale “La Seu” di Tarragona

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Svelato il tempio di Augusto sotto la cattedrale “La Seu” di Tarragona. Dalla geofisica un nuovo metodo per scoprire i tesori nascosti, senza muovere una pietra

Grazie alla metodologia geoelettrica full 3D, sta per essere svelato l’enigma del Tempio di Augusto, le cui rovine sorgono sotto l’ antica cattedrale “La Seu” di Tarragona.

 

 L’indagine, condotta dal gruppo di ricerca coordinato dal professor Pietro L. Cosentino [1] del CNR di Palermo, in collaborazione con l’Università di Barcellona, è stata sponsorizzata dall’ICAC e dal comune di Tarragona, per riportare alla luce l’ultimo monumento sepolto dell’antico nucleo romano di Tarraco [2].

La difficoltà di localizzare il monumento – sovrastato dalla cattedrale – ha reso necessario adottare delle tecniche di indagine geofisica non invasive, per evitare di compromettere la struttura dell’intero edificio.

L’équipe di Cosentino ha messo a punto una tecnologia basata sull’analisi tomografica elettrica ed elettromagnetica, molto simile a quella usata nella diagnostica medica.

Il pavimento della cattedrale è stato ricoperto con 1280 elettrodi monouso che rilevano la “risposta” del terreno alle sollecitazioni elettriche.

I ricercatori hanno raccolto oltre centomila dati sulle variazioni di resistività nel sottosuolo al passaggio di corrente. Dall’analisi dei dati risulta che alcuni punti sotterranei reagiscono in maniera differente alle scariche elettriche, ossia presentano valori di resistività diversi rispetto al terreno limitrofo. L’individuazione di questi punti consente di localizzare le strutture murarie sottostanti, che corrispondono ai resti dell’antico Tempio augusteo.

L’elaborazione dei dati permetterà anche di realizzare un modello tridimensionale del sottosuolo, evidenziando alcune tracce ornamentali come per esempio frammenti di colonnato.

La tecnologia usata dai ricercatori di Palermo perfeziona la cosiddetta "tomografia elettrica", una metodologia di misura che, sviluppando la prospezione geoelettrica messa a punto alcuni anni fa, sfrutta i progressi dell'elettronica per restituire rappresentazioni bidimensionali e tridimensionali delle caratteristiche elettriche del sottosuolo.

Gli ambiti di applicazione di questa metodologia sono innumerevoli. La geofisica da anni sfrutta strumenti di indagine come la tomografia per individuare discariche sepolte o abusive - misurando la resistività del terreno energizzato, infatti, è possibile individuare ogni materiale che genera una discontinuità, come plastica o vetroresina -, localizzare inquinanti nel terreno, individuare cavità o disomogeneità del sottosuolo. A partire dagli anni ‘80 la metodologia viene applicata con successo anche nell’ambito dei Beni Culturali per lo studio non invasivo di siti archeologici, manufatti e materiali da costruzione.

Note:

[1]  Membro del Consiglio scientifico del Gruppo nazionale di Geofisica della Terra Solida del Cnr e docente presso l'Università di Palermo, Dipartimento CFTA (Chimica e Fisica della Terra ed Applicazioni)

[2] Arroccata su uno sperone di roccia affacciato sul Mediterraneo, lungo la costa nord-orientale della Spagna, Tarragona è il capoluogo della Catalogna. Sorge sulle rovine di un’antica città romana, Tarraco. Il suo nucleo originale (oppidum) risale al V secolo a.C., ma la città iberica conobbe il massimo fulgore sotto la dominazione di Roma, a partire dal 220 a.C., quando divenne la più importante base militare romana della Spagna. Nel I secolo d.C., ottenuta la cittadinanza latina, Tarraco subì importanti modificazioni urbanistiche, con la costruzione del grande foro provinciale, del circo e, più tardi, dell’anfiteatro. Il tempio di Augusto, eretto in onore dell’Imperatore, che tra il 26 e il 25 a.C. soggiornò nella città iberica per dirigere le campagne militari di Cantabria e Asturie, fu il primo tempio dedicato ad un imperatore romano. Nel 2001 Il complesso archeologico di Tarraco è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità

Veronica Rocco

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Ma ci sono anche due buone notizie: la legge salva-cetacei entra in vigore in Francia
mentre alcune navi battenti bandiera italiana adottano sistema anticollisione

Cetacei a rischio, in particolare le balenottere comuni che nuotano nel Mediterraneo: il WWF lancia l’allarme sull’impatto del traffico marittimo nel mare nostrum per le grandi specie marine. Ogni anno, secondo il WWF la media dei grandi mammiferi marini uccisi dalle collisioni con le navi è di 40 esemplari l’anno*. Le cause della morte di almeno la metà delle balenottere comuni (Balaenoptera physalus) che vengono ritrovate colpite risalgono alla collisione con le navi: le aree "a rischio" sono quelle in cui si sovrappone un intenso traffico marittimo e la presenza regolare di grandi cetacei. Con un tasso di crescita del 3-4% l'anno, il traffico marittimo nel Mediterraneo è quasi raddoppiato dal 2002 e continuerà ad aumentare. Un impatto non sostenibile che concentra in uno specchio d’acqua, pari allo 0,32% del volume totale di tutti gli oceani del mondo, il 19% del traffico mondiale e allo stesso tempo ospita il 7,5% di tutte le specie marine del pianeta. Il tasso di crescita del traffico marittimo fa aumentare il rischio di collisione nel Santuario Pelagos** , la più grande area protetta del Mediterraneo condivisa tra Italia, Principato di Monaco e Francia dove è più abbondante la presenza dei cetacei e l'intensità dei servizi turistici destinati alla Corsica e alla Sardegna.

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