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UN PASSO IN AVANTI NELLA COMPRENSIONE DEL DNA

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Una ricerca condotta presso l'Istituto di scienze dell'alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Isa-Cnr) di Avellino apre nuovi scenari sulla comprensione dei meccanismi che presiedono alla struttura e alle funzioni del Dna. La scoperta aiuta a capire come la forma del genoma possa essere modificata con consequenziali influenze sulla funzione del gene. Lo studio dei ricercatori dell'Istituto di scienze dell'alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino (Giuseppe Iacomino, Gianluca Picariello e Luciano D'Agostino), in collaborazione con l'Università degli studi di Foggia (Aldo Di Luccia) e Genova (Francesca Sbrana e Roberto Raiteri), pubblicato sulla rivista americana ‘Biomacromolecules', suggerisce una nuova visione dei meccanismi di protezione e folding del Dna e, dunque, del rapporto esistente tra la sua struttura e la sua funzione. Mentre gli usuali studi sul genoma cercano di spiegarne il funzionamento studiandone la sequenza, il lavoro dei ricercatori Cnr focalizza aspetti legati alla forma stessa del Dna, ritenendo che possa influenzare numerose funzioni cellulari, quali l'ontogenesi, l'omeostasi cellulare, fino allo sviluppo di condizioni patologiche."Da tempo è noto che una classe di piccole molecole, le poliammine, può regolare numerose funzioni cellulari", spiega Giuseppe Iacomino dell'Isa-Cnr. "Le poliammine contribuiscono alla regolazione della crescita e della proliferazione cellulare, alla stabilizzazione fisico-chimica della struttura a doppia elica del Dna, alla modulazione e alla trascrizione dell'Rna e della sintesi proteica, alla regolazione della risposta immunitaria".Finora sono però rimasti poco chiari i meccanismi attraverso i quali si esplica tale azione e l'interazione con il Dna.  "Abbiamo dapprima dimostrato che le poliammine nel nucleo si trovano sotto forma di aggregati molecolari dalle strutture ben definite", prosegue Iacomino. "In seguito, simulando le condizioni chimiche del nucleo cellulare, abbiamo riprodotto in vitro gli aggregati nucleari di poliammine (Nap), dimostrando che essi si assemblano in base a un processo chimico di ‘auto-riconoscimento' che produce strutture discoidali analoghe a quelle identificate nelle cellule. Questi elementi, a loro volta, si impilano, secondo un processo gerarchico di accrescimento progressivo, fino a generare filamenti tubolari chiamati ‘nano tubi'".Le caratteristiche di estrema flessibilità e plasticità degli aggregati "si manifestano anche nella loro capacità di disassemblarsi e rigenerarsi dinamicamente", chiarisce ancora Iacomino. "In condizioni di disidratazione queste molecole producono cristalli aghiformi con particolarissime proprietà di ‘autoriparazione'. Le immagini al microscopio a forza atomica hanno fornito una visione diretta del fenomeno di avvolgimento e strutturazione del Dna genomico da parte degli aggregati di poliammine. Tali complessi potrebbero essere in grado di guidare e governare le modificazioni morfo-funzionali del Dna. I Nap offrono un'ulteriore evidenza dell'intima grandiosità alla base del funzionamento dei sistemi biologici, suscitando un interesse enorme a più livelli: dal punto di vista della ricerca di base e, soprattutto, per le loro prevedibili applicazioni biotecnologiche - ad esempio nei nano materiali o nanotools - o per lo sviluppo di materiali biomedici". La scheda:Chi: Istituto di Scienze dell'alimentazione del Cnr di AvellinoChe cosa: identificata una nuova classe di aggregati supra-molecolari in grado di strutturare il Dna - studio pubblicato sulla rivista ‘Biomacromolecules' (PMID: 21401020)

Flash News

Un test per scoprire la presenza di latte importato in un prodotto derivante da materie prime italiane, come la mozzarella di bufala campana Dop. È quanto elaborato dall’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche e pubblicato su Food Chemistry

 I ricercatori dell’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ispaam) hanno messo a punto un sistema in grado di rilevare una delle forme di adulterazione più comuni della mozzarella di bufala campana DOP. Lo studio, pubblicato su Food Chemistry, attraverso l’analisi proteomica delle caseine ha permesso di riconoscere dei marcatori molecolari indicatori della presenza di latte e/o cagliata di bufala di provenienza straniera, miscelati con latte prodotto in Italia. Questa scoperta consentirà di realizzare test di routine veloci ed economici per individuare eventuali adulterazioni di latte e formaggi da bufala campana con materie prime provenienti al di fuori dell’area di produzione.

“Il latte delle nostre bufale ha caratteristiche genetiche che lo differenziano da quello proveniente da altri paesi. Grazie a questo studio si potrà finalmente smettere di dubitare circa la provenienza della tanto apprezzata mozzarella di bufala Campana DOP”, afferma Simonetta Caira, ricercatrice Cnr-Ispaam e coordinatrice dello studio. “La metodica analitica messa a punto potrà essere applicata sia sul latte o cagliata in arrivo al caseificio sia sul prodotto finale presente sui banchi del supermercato. In tal modo si potrà garantire la qualità e la genuinità delle merci lungo tutta la filiera di produzione”.

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