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Ricercatori tedeschi tracciano la sequenza del terremoto giapponese

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La comunità internazionale ha seguito con orrore e sgomento le notizie della devastazione provocata dalla terrificante catena di eventi innescati dal terremoto che l'11 marzo ha colpito la regione di Sendai, in Giappone.

A seguito del terremoto e dello tsunami, il bilancio delle vittime ammonta per il momento a più di seimila persone, mentre le temperature estremamente fredde e il pericolo di una fuga nucleare dalla centrale di Fukushima continuano a tenere sotto scacco gli abitanti dell'isola.



Con una magnitudo di 8,9 sulla scala Richter, il sisma è stato uno dei più intensi mai registrati nel mondo, ma alcuni scienziati in Germania hanno provato che il terremoto principale è stato preceduto da una serie di scosse di avvertimento quasi altrettanto forti. I ricercatori del Centro di ricerca tedesco per le geoscienze (GFZ) hanno creato un'animazione che mostra l'intero sciame sismico iniziato l'8 marzo, due giorni prima del terremoto che ha scatenato la tragica sequela di eventi che hanno provocato un numero enorme di morti e lo sfollamento di interi paesi.


Le loro scoperte svelano la seguente sequenza di eventi: dopo una giornata tranquilla, l'8 marzo, il 9 un sisma di magnitudo 7,2 della scala Richter si è verificato più o meno esattamente in corrispondenza del punto in cui si sono manifestati lo tsunami e il terremoto dell'11 marzo. Benché l'attività sismica si sia lentamente placata, da allora ogni giorno sono state registrate scosse che arrivavano fino a una magnitudo di 6. Nel complesso, dal 9 marzo sono state registrare 428 scosse di assestamento nella regione di Honshu. Gli scienziati del GFZ Rongjiang Wang e Thomas Walter hanno anche scoperto che, a seguito di spostamenti orizzontali, l'isola di Honshu si è mossa anche di cinque metri in direzione est.



La fonte del terremoto, dove si è verificato lo scivolamento delle piattaforme continentali durante il sisma, è stata ricostruita usando misurazioni rilevate da stazioni di geo-localizzazione (GPS). Gli scienziati hanno quindi usato questi dati per calcolare lo spostamento verticale del fondale oceanico, che in questo caso ha interessato un'area di circa 500 chilometri di lunghezza per 100 chilometri di ampiezza. Le simulazioni elaborate al computer dai ricercatori mostrano che dove l'interfaccia della placca del Pacifico (lunga placca tettonica oceanica che si trova sotto l'oceano Pacifico) incontra il Giappone, durante il terremoto, si è verificato uno sfasamento di 25 metri in alcuni punti. Alcuni dati mostrano addirittura uno spostamento orizzontale anche di 27 metri e un movimento verticale di 7 metri.



Il devastante tsunami che ha travolto la costa dopo il sisma è stato causato dal brusco innalzamento del mare, che si è elevato di sette metri in alcuni punti. Gli scienziati hanno mappato anche questo innalzamento in corrispondenza dell'epicentro del terremoto al largo della costa giapponese.


Gli scienziati del GFZ Andrey Babeyko e Stephan Sobolev hanno modellato la propagazione e l'altezza delle onde dello tsunami nel Pacifico durante le prime 16 ore. In aperto oceano Pacifico sono state calcolate altezze delle onde relativamente grandi, di oltre un metro, ciò che mette in evidenza la potenza intrinseca del terremoto.

La forza dello tsunami si moltiplica man mano che l'onda anomala viaggia verso la linea costiera e acquista maggiore intensità. La velocità con cui si diffonde lo tsunami dipende anche dalla profondità dell'acqua: se è bassa, lo tsunami può raggiungere velocità di circa 30-50 km/h, mentre in oceani profondi la velocità può raggiungere anche più di 800 km/h. In mare aperto, dove l'acqua è profonda, le creste delle onde sono innocue e basse, con un'altezza compresa per lo più tra i 30 e gli 80 centimetri. Man mano che si avvicinano alla costa, soprattutto dove le baie sono basse, possono raggiungere altezze di oltre 10 metri e, in casi estremi, essere più alte di 30 metri e raggiungere anche i 50 metri, provocando inondazioni per diversi chilometri nell'entroterra.



Mentre la situazione Giapponese continua a evolversi, non è mai stata più pressante la necessità di conoscere le cause e le dinamiche dei movimenti della Terra.
 

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