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Forum mondiale dell'Acqua

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Forum Mondiale dell'Acqua. L'acqua non è un diritto ma un “bisogno fondamentale” dell'uomo

Si è concluso ieri in Turchia il V Forum mondiale dell'acqua (16-22 marzo), organizzato dal Consiglio mondiale dell'acqua e dalla Banca mondiale. Una settimana fitta di incontri, appuntamenti, conferenze, ma anche molte polemiche, come dimostrano gli scontri dei giorni scorsi ad Istanbul fra attivisti 'anti-forum'e forze dell'ordine.

Il tema-chiave di questa quinta edizione è “colmare il divario per l'acqua” (Bridging Divides for Water), tra chi l'acqua ce l'ha (forse non per molto ancora) e chi non ce l'ha, tra chi la sperpera e chi non ha accesso neppure ai servizi igienici essenziali. Al termine dei lavori, un dato, tra tutti, salta agli occhi degli osservatori internazionali: ieri, nella dichiarazione finale del forum, i ministri dei governi riuniti ad Istanbul hanno rifiutato di riconoscere l'acqua come 'diritto' umano fondamentale, preferendo invece la definizione di 'bisogno essenziale'. Stati Uniti, Brasile ed Egitto, che sono tra i Paesi contrari alla definizione dell'acqua come diritto, hanno giustificato questa scelta perché ritengono prematuro collegare l'accesso all'acqua potabile ai diritti umani fondamentali, fino a quando non saranno pubblicati i risultati dell'indagine commissionata a Catarina de Albuquerque, esperta indipendente del Human Rights Council delle Nazioni Unite. Per i risultati bisognerà attendere la fine del 2011.

Una pura formalità, si direbbe. Eppure, la forma diventa sostanza quando gli effetti rischiano di essere tutt'altro che formali. Negli ultimi mesi si è discusso a lungo di acqua e diritti umani.   L'assemblea parlamentare del consiglio d'Europa (PACE), per bocca del presidente Luis Maria de Puig, ha affermato che “se l'acqua è un diritto fondamentale dell'uomo, la società civile ha il pieno diritto di chiedere ai governi di garantire a tutti l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienici di base”. La crisi idrica, infatti, non è un tema che riguarda solo “gli altri” (l'Africa, l'Asia, il sud del mondo), se pensiamo che nella sola Europa 41 milioni di persone non hanno acqua potabile e 85 milioni non hanno accesso ai servizi igienici essenziali. Inoltre – aggiunge de Puig – i Paesi dell'UE non riescono a smaltire più del 50% di inquinamento idrico nei centri urbani. All'inizio di marzo, il parlamento europeo ha  approvato una risoluzione in cui afferma che l'acqua “è una risorsa condivisa dall'umanità” e che “l'accesso all'acqua potabile dovrebbe essere un diritto fondamentale e universale”. Il documento invita i governi a prendere misure concrete entro il 2015.

Una pietra miliare di questo orientamento è rappresentata dalle affermazioni di Michail Gorbaciov, che lo scorso febbraio ha presentato a Bruxelles un protocollo mondiale sull'acqua, in occasione della conferenza internazionale Peace with Water [1]. L'ex presidente dell'URSS invita tutti i governi del pianeta a modificare il paradigma politico globale sull'acqua e sostiene due principi-essenziale per far fronte alla crisi idrica mondiale: il diritto universale all’acqua e la responsabilità – individuale e collettiva – della salvaguardia delle risorse idriche per le generazioni future.

In apertura del V forum mondiale dell'acqua, le Nazioni Unite hanno presentato la terza edizione della relazione sullo stato delle risorse idriche mondiali (The United Nations World Water Report). L'indagine, intitolata “L'acqua in un mondo che cambia”, mostra uno scenario globale ben poco rassicurante. Entro il 2025, secondo i dati resi noti dall'ONU, si prevede che circa 1 miliardo e 800 milioni di persone vivranno in paesi dove manca l'acqua. La crisi idrica colpirà soprattutto l'Africa, dove si stima che da 75 milioni a 250 milioni di persone non avranno accesso all'oro blu' del terzo millennio.

Riconoscere il diritto fondamentale dell'uomo all'acqua non significa che l'accesso a questo bene debba essere totalmente gratuito. Lo ha precisato in una recente intervista Maude Barlow [2]. L'obiettivo, infatti, è quello di assicurare a tutti la possibilità di usare l'acqua per soddisfare i bisogni essenziali dell'uomo e per garantire una produzione alimentare sostenibile. In altre parole, a nessuno dovrebbe essere negato l'accesso all'acqua solo perché non può permettersi di pagarla. Ciò che deve essere fatto pagare, infatti, non è l'acqua in quanto bene, ma il servizio, in base a criteri che tengano conto delle reali possibilità delle persone. Diritto all'acqua – sottolinea la Barlow – non significa avere il diritto di riempirsi a piacimento la piscina della propria villa, ma avere accesso ai servizi igienico-sanitari primari. I prezzi devono essere scaglionati, come si fa già in alcune parti del mondo, ma sotto una certa soglia l'acqua deve essere garantita a tutti.

Forum e contro-forum. Il 21 e il 22 marzo, mentre il forum 'ufficiale' si avviava alla chiusura, il campus dell'università Bilgi SantralIstanbul di Istanbul ha ospitato un forum alternativo, organizzato da associazioni internazionali che considerano il Consiglio mondiale dell'acqua un organismo succube della Banca mondiale, delle multinazionali e delle economie dei Paesi ricchi. Tra i temi discussi in questi giorni, la privatizzazione dell'acqua, le multinazionali dell'acqua, l'impatto ambientale e sociale delle grandi dighe nei Paesi in via di sviluppo. La Banca mondiale, fanno sapere i promotori del contro-forum, sta finanziando una serie di progetti per realizzare grandi dighe in varie parti del mondo allo scopo di promuovere energia 'pulita' e rinnovabile. Progetti che, naturalmente, fanno gola a molte imprese private. Finanziare progetti di questo tipo, in base al Protocollo di Kyoto, consente alle società di non abbattere le emissioni di CO2. Inoltre, la maggior parte dell'energia prodotta avrebbe come destinazione privilegiata i paesi che finanziano le dighe. Nei giorni scorsi, la Campagna per la riforma della Banca mondiale ha presentato un memorandum, intitolato “Dighe contro lo sviluppo”, su 4 progetti di dighe che saranno realizzati in Africa nei prossimi anni: la diga di Bujagali in Uganda, di Inga in Repubblica democratica del Congo, il Lesotho Highlands Water Project, il Gilbel Gibe in Etiopia.

Sempre in questi giorni, si è riunito ad Istanbul il Tribunale dell'acqua, un organismo internazionale indipendente nato nel 1998 per aiutare a risolvere controversie relative al sistema idrico  mondiale. Nel corso degli anni, la corte  ha  esaminato molti casi di violazione dei diritti ambientali in tutto il mondo: progetti idroelettrici come La Parota, in Messico, casi di contaminazione dei bacini idrici, controversie sulla privatizzazione dell'acqua. Nel 2008 il Tribunale si è riunito ad Antigua, in Guatemala, per discutere di casi di sfruttamento di risorse idriche nei territori indigeni. L'evento è stato particolarmente significativo per la massiccia presenza di rappresentanti delle comunità locali.

Il tribunale dell'acqua di Istanbul, sostenuto dalla fondazione tedesca Heinrich Boll, ha analizzato 5 casi: il progetto della diga Yusufeli, sul fiume Çoruh, nei pressi di Yusufeli (la regione turca affacciata sul Mar Nero), la diga Ilisu sul Tigri, le dighe della valle del Munzur, sul fiume Eufrate, la costruzione di mega dighe sul fiume Madeira, in Brasile. Infine, l'impatto sociale e ambientale dei progetti idrici in Messico. Il bacino idrico di Hasankeyf, in Turchia rischia di sommergere e distruggere 250 siti archeologici di grande rilevanza.

Anche se il parere di questo tribunale non è vincolante rispetto alle decisioni politiche dei governi, le sue sentenze hanno un valore etico e morale che dovrebbe spingere i Paesi a trovare strade alternative per risolvere i conflitti sull'acqua e “colmare il divario”.


Note:
[1]
“Gorbachev launches 'Peace with Water' initiative”, Euractive  (13/02/2009)
http://www.euractiv.com/en/sustainability/gorbachev-launches-peace-water-initiative/article-179429
 
[2] E’ possibile leggere la versione integrale dell’intervista (in inglese) a Maude Barlow sul sito di Euractiv: “Expert: Europe 'unaware' of its water footprint” (17/02/2009)
http://www.euractiv.com/en/environment/expert-europe-unaware-water-footprint/article-179526


Link consigliati:

Alternative Water Forum Istanbul 2009
Reports on Water Services Privatization around the world by PSIRU
http://alternatifsuforumu.org/en/index.phpoption=com_content&task=blogcategory&id=20&Itemid=33

Giornata Mondiale dell'Acqua
http://www.unwater.org/worldwaterday/flashindex.html


Tribunale dell'Acqua
http://www.boell-tr.org/sayfa_de.aspx?id=39

3rd UN World Water Development Report 2009
“Water in a Changing World” (la relazione completa è scaricabile online)
http://www.unesco.org/water/wwap/wwdr/wwdr3/

Campagna per la riforma della Banca mondiale
“Dighe contro lo sviluppo”
http://www.crbm.org/modules.php?name=browse&grpid=4&cntid=1015&mode=page

Forum Italiano dei movimenti per l'acqua
http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article5852

Nigrizia online
Sara Milanese e Stefania Berlasso, “L'ultima goccia - Forum sull'acqua e contro forum” (16/03/2009)
http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=11896

Scienzeonline
Veronica Rocco, “L'impronta idrica dell'Europa” (18/02/2009)
http://www.scienzeonline.com/index.php?option=com_content&task=view&id=399&Itemid=40

Veronica Rocco, “La diga delle Tre Gole” (20/07/2007)
http://www.scienzeonline.com/index.php?option=com_content&task=view&id=37&Itemid=40


Veronica Rocco

 

Flash News


Cellules individuelles de l’îlot pancréatique, 6 heures après la synchronisation circadienne in vitro. Cette technique permet d’étudier en parallèle les oscillations circadiennes de cellules pancréatiques α et β. 

 

Comme la quasi-totalité des êtres sensibles à la lumière, nous sommes soumis à des rythmes biologiques calés sur une durée d’environ 24 heures. On appelle ainsi horloge circadienne (de « circa », environ et « dies », jour) le système interne qui nous permet d’anticiper les changements de jour et de nuit en régulant presque les aspects de notre physiologie et de notre comportement. A une époque où nos rythmes biologiques sont de plus en plus mis à mal – que ce soit par le travail de nuit, par le jetlag subit par les voyageurs ou encore par nos habitudes sociétales, les scientifiques commencent à entrevoir l’impact que le dérèglement de ces horloges peut avoir dans l’explosion des maladies métaboliques. Spécialistes du diabète, des chercheurs de l’Université de Genève (UNIGE) et des Hôpitaux universitaires de Genève (HUG) ont étudié le rythme des cellules ɑ et β pancréatiques, responsables de la production de l’insuline et du glucagon, les deux hormones permettant de réguler le taux de glucose dans le sang. Leur verdict : au niveau cellulaire déjà, ces horloges internes orchestrent le tempo correct de la sécrétion hormonale et optimisent ainsi les fonctions métaboliques en anticipant les cycles repos-activité et jeûne-alimentation. Leur déréglement favoriserait ainsi l’apparition de maladies métaboliques. Cette découverte, à lire dans le journal Genes and Development, pourrait expliquer un facteur essentiel et pourtant méconnu du développement du diabète : le dérèglement des horloges circadiennes de nos cellules.

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