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Cina: sviluppo economico e impatto ambientale

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Il settimanale BusinessWeek premia la 'Top Ten' delle industrie cinesi eco-sostenibili

Un mese fa l'edizione cinese del settimanale economico BusinessWeek ha premiato l'impegno delle industrie cinesi e delle multinazionali nel promuovere misure eco-sostenibili in Cina. La giuria, composta da esperti e giornalisti di BusinessWeek, ha selezionato10 aziende da una rosa di 60 candidati. La scelta si è orientata verso aziende che producono tecnologie verdi o che limitano l'impatto ambientale dei processi produttivi, riducendo le emissioni di CO2 e l'uso di risorse.

L'anno scorso il gigante asiatico ha sorpassato gli Stati Uniti ed è diventato la principale fonte di gas serra del mondo. Due terzi dei fiumi e dei laghi cinesi sono così inquinati da renderne impossibile persino l'utilizzo a scopo industriale. Su 100 cinesi che abitano in città solamente uno respira un'aria che per gli standard europei potrebbe definirsi “sicura”. Secondo le stime della Banca mondiale, i danni provocati dall'inquinamento in Cina assorbono ogni anno il 6% del Prodotto Interno Lordo del Paese.

Con queste premesse, sembra difficile immaginare la Cina come un laboratorio di “tecnologie verdi”. Eppure il gigante asiatico non smette mai di sorprenderci. Innanzitutto, è il più grande produttore al mondo di pannelli solari fotovoltaici, grazie all'attività di industrie cinesi al 100% come Suntech Power; inoltre, è al secondo posto nel mondo per la produzione di turbine eoliche. In campo automobilistico ha sbaragliato veri e propri giganti dell'industria, lanciando sul mercato cinese – ma entro il 2010 dovrebbe approdare anche su quello degli Stati Uniti, crash test permettendo -  la prima vettura ibrida mossa da motore elettrico. Si chiama F3DM ed è prodotta dalla BYD, un acronimo che sta per “Build Your Dreams”, ossia costruisci i tuoi sogni. La casa automobilistica cinese con quartier generale a Shenzhen ha battuto sul tempo, e soprattutto sul prezzo, due colossi come la Toyota e la General Motors: il modello F3DM, infatti, lanciato nel 2008, costa solo sedicimila euro ed è prodotto su larga scala. Oggi la Cina sa di non poter competere con altri Paesi nel settore automobilistico tradizionale, ma può benissimo farlo in quello innovativo delle auto elettriche, dove un'azienda come la BYD può mettere in campo il know how e l'esperienza di un'industria nata per produrre batterie. La Cina quindi punta a trasformare quella che per molti è ancora una nicchia tecnologica – l'auto elettrica – in un bene di consumo di massa. E ha tutte le carte in regola per riuscirci.

Nella Top Ten dei vincitori premiati dal settimanale Business Week troviamo Himin, il maggiore produttore di impianti di riscaldamento ad energia solare della Cina. La società, fondata nel 1995 da un ingegnere petrolifero trasformatosi in “guru” della sostenibilità ambientale, consuma 4.000 Mega Watt di energia solare, che fanno risparmiare alla Cina 200 milioni di tonnellate di carbone. Il suo progetto più ambizioso è la “valle del sole”, nella città di Dezhou, dove saranno installati impianti solari su un milione di tetti.
Tra i vincitori compare anche una delle più grandi industrie di elettrodomestici al mondo, la Haier, con base a Qingdao, che ha fornito oltre 600.000 apparecchiature “eco-friendly” in occasione delle Olimpiadi di Pechino del 2008, tra cui impianti refrigeranti che utilizzano l'anidride carbonica come sistema di raffreddamento e lavatrici che usano acqua elettrolizzata al posto del detersivo per lavare i panni. L'azienda ha promesso che entro il 2010 convertirà il 95% dei suoi prodotti in tecnologie verdi.

Il governo cinese – sottolinea la rivista Business Week in un recente articolo – ha colto la palla al balzo e oggi sembra darsi un gran daffare per incentivare le misure eco-sostenibili delle industrie cinesi, per esempio incrementando la quota di elettricità prodotta da energie rinnovabili dal 16% di oggi al 23% entro il 2020, un obiettivo al quale aspira anche  l'Europa.
Molti osservatori internazionali non nascondono il proprio scetticismo di fronte alle lodevoli intenzioni del governo di Pechino perché temono che l'attuale recessione economica rischi di frenare le politiche verdi del Paese. I più preoccupati, secondo Business Week, sono soprattutto gli Stati Uniti, che, dopo l'ingresso dell'amministrazione Obama, puntano molto sulle industrie eco-sostenibili e sulla opportunità di creare milioni di nuovi posti di lavoro “verdi”. L'avanzata della Cina e delle sue industrie in questo stesso settore, ma a prezzi sicuramente più competitivi, si profila quindi come una minaccia per il futuro dell'industria americana.
Oggi, però, la Cina deve affrontare una sfida importante in casa propria: il boom dell'edilizia.  Secondo uno studio condotto da Mckinsey&co e citato da Business Week, si calcola che oltre 350 milioni di cinesi – una cifra che supera la popolazione totale degli Stati Uniti  – migreranno dalle campagne verso le città entro il 2025. Questo massiccio flusso di persone è destinato a modificare profondamente la geografia urbana della Cina, si prevede infatti che saranno costruiti 5 milioni di nuovi edifici e 50 mila grattacieli, moltiplicando così i livelli di consumo energetico. Il governo di Pechino ha già preso alcune timide iniziative, come quella del ministro dell'economia, che lo scorso marzo ha proposto particolari incentivi per i costruttori che utilizzano energia solare. Il dubbio, però, resta: in una fase di grave recessione economica, la sicurezza dell'ambiente continuerà ad occupare i primi posti dell'agenda politica del governo, oppure passerà in secondo piano di fronte alla necessità di arginare la crisi?

Link consigliati:

BusinessWeek

Adam Aston, Charlotte Li, “Greener China Business Awards” (14/05/2009)
http://images.businessweek.com/ss/09/05/0514_green_china_awardees/index.htm


Adam Aston, “Can China go green?”
http://www.businessweek.com/magazine/content/09_21/b4132040805185.htm

Scienzeonline
Veronica Rocco, “Cina: l'epidemia silenziosa di Hong Kong” (12/01/2009)
http://www.scienzeonline.com/index.php?option=com_content&task=view&id=330&Itemid=40


Emma Bariosco, “Cina: meno fertilizzanti chimici per ridurre l’inquinamento da azoto” (02/03/2009)
http://www.scienzeonline.com/index.php?option=com_content&task=view&id=423&Itemid=40

Veronica Rocco

 

Flash News

DEPOSITATO ESPOSTO ALLA CORTE DEI CONTI. COMUNE DOVRA’ RISARCIRE DANNI ALLA COLLETTIVITA’

Immediata rimozione di “Spelacchio”, l’albero di Natale di Piazza Venezia palesemente morto e che rappresenta un vergognoso spettacolo per cittadini e turisti. A chiederla il Codacons, che diffida il Comune di Roma a rimuovere oggi stesso la pianta, e che rende noto il contenuto dell’esposto depositato alla Corte dei Conti in cui si chiede di indagare l’amministrazione comunale per danni erariali.
“E’ evidente che in queste condizioni “Spelacchio” non può più rimanere a Piazza Venezia e deve essere rimosso con urgenza – spiega il presidente Carlo Rienzi – Questo perché l’albero appare in uno stato pietoso tale da offendere i romani e i tanti turisti che in questi giorni visitano la capitale, e nell’interesse della città è preferibile una piazza senza albero ad una piazza con un albero secco, spelacchiato e morente, che configura una figuraccia mondiale per Roma”.
L’associazione ha inoltre depositato un esposto alla Corte dei Conti del Lazio in cui si chiede di aprire una indagine sulle spese sostenute dall’amministrazione per l’albero di Natale di Piazza Venezia, e accertare eventuali danni erariali per la collettività, disponendo le misure del caso.
Nell’esposto il Codacons sottolinea “la necessità di un intervento per verificare la questione legata ai fondi spesi, a volte in maniera immotivata e dannosa per l’erario, per l’acquisto di bene poi rilevatisi totalmente inutili – come nel caso dell’albero di Piazza Venezia, acquistato pochi giorni fa ed ormai prossimo alla morte – a discapito di tanti servizi, utili alla collettività, che, invece, non vengono presi in considerazione”.

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