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Si chiama Energy island ed è la nuova isola del tesoro energetico

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Ha più di cento anni, ma non li dimostra affatto. Anzi, potrebbe diventare la tecnologia del futuro perché è ecologica al 100%. Si chiama Ocean Thermal Energy Conversion (OTEC), ossia “conversione di energia termica dell’oceano” e mira a produrre energia rinnovabile  sfruttando la differenza di temperatura fra superficie e abissi nell’oceano tropicale. Nei Tropici, infatti, la temperatura della superficie oceanica raggiunge circa 25-29° C, a mille metri di profondità scende intorno ai 5° C.

E’ questa escursione termica che gli scienziati intendono utilizzare per alimentare la prima “isola dell’energia”, un ambizioso progetto firmato dall’architetto inglese Dominic Michaelis in collaborazione con l’università di Southampton. L’obiettivo principale del progetto è quello di realizzare un vero e proprio arcipelago di isole “fluttuanti” in mezzo all’oceano, collegate l’una all’altra. Ogni piattaforma potrebbe fornire 250 megawatt di energia, un quarto di quella prodotta da un normale impianto di carburanti fossili. La tecnologia OTEC, infatti, sfrutta l’enorme potenziale energetico racchiuso negli oceani, che sono grandi riserve di radiazioni solari: si calcola che ogni giorno i mari tropicali di tutto il mondo assorbano una quantità di energia solare pari a 250 miliardi di barili di petrolio. Questa tecnologia, però, ha un punto debole, che ne ha sempre scoraggiato l’applicazione su larga scala: la differenza di temperatura fra superficie e fondali – appena 20° C - non è abbastanza elevata da consentire un utilizzo efficiente della piattaforma energetica. La vera novità introdotta da Michaelis è che la sua “isola dell’energia” non sfrutta solo il gradiente termico degli oceani, ma è progettata per ricavare energia da una pluralità di fonti alternative, come il vento, il sole, le correnti e le maree.

Come funziona
L’isola energetica funziona un po’ come un gigantesco motore a combustione interna, che garantisce l’autosufficienza del sistema. Questo, infatti, è uno dei principali vantaggi della tecnologia OTEC rispetto al solare e all’eolico, la cui produzione subisce continue fluttuazioni, dovute soprattutto alla variabilità delle condizioni meteorologiche. Ma non è l’unico vantaggio. L’energia termica ricavata dagli oceani, grazie all’elettrolisi, permette di produrre grandi quantità di idrogeno, l’energia verde del futuro, a prezzi decisamente contenuti.  Inoltre, il sistema di condensazione del turbo-generatore consente di desalinizzare l’acqua del mare, fornendo circa 300 milioni di litri di acqua potabile al giorno.
Il progetto è stato accolto con grande interesse dai governi di Giappone, India, Sud Africa e Stati Uniti. Ma i primi finanziamenti potrebbero arrivare dal britannico Richard Branson, leggendario patròn del colosso discografico Virgin, nonché ideatore del turismo spaziale, che ha lanciato un concorso per un progetto innovativo che permetta di invertire la tendenza del riscaldamento terrestre

Facciamo un passo indietro…
Il primo ad intuire le enormi potenzialità energetiche degli oceani fu, nel 1881, il fisico francese Jacques Arséne d’Arsonval, il quale propose di utilizzare il gradiente termico dell’oceano come fonte di energia alternativa. Il progetto venne realizzato, negli anni ’30 del secolo scorso, da un suo allievo, George Claude, il quale installò un prototipo dell’impianto OTEC nella baia di Matanzas, a Cuba. Dopo vari fallimenti, Claude dovette rinunciare al progetto a causa della mancanza di finanziamenti. Riproposta con tecnologie decisamente più innovative, oggi la sua isola dell’energia risulta più che mai attuale e, forse, potrebbe contribuire a risolvere la crisi energetica mondiale.

Veronica Rocco

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A Roma il Villaggio WWF a Villa Borghese si animerà fino a sera con visite guidate, giochi, laboratori verdi e musica

L’elisir di buona salute per tutti noi, e in particolare per i più piccoli, è nascosto nel verde urbano: è questo il principio dal quale dovrebbe partire la progettazione delle nostre città per restituire agli abitanti la ‘biodiversità perduta’ e dare finalmente valore alla natura, soprattutto nelle metropoli.
È lo spirito che anima Urban Nature 2018, la giornata autunnale, giunta alla sua seconda edizione, che il WWF organizza domenica 7 ottobre in tutta Italia con un grande coinvolgimento popolare e dedicata ad un nuovo modo di pensare gli spazi urbani. Urban Nature è patrocinato a livello nazionale dai Ministeri dell’Ambiente, dall’ANCI e dall’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale del Comune di Roma. Si svolgerà in collaborazione con il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, l’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS) e l’Arma dei Carabinieri e vedrà la partecipazione dell’AGESCI. L’evento è inoltre supportato da Procter&Gamble Italia.

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