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L'abolizione dell'Ici a danno della natura.

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L'abolizione dell'Ici a danno della natura. Federparchi protesta per i tagli del decreto governativo

“Un pesante salasso per le attività di protezione della natura e del paesaggio e per la gestione degli Enti di tutela”: così la Federparchi giudica il provvedimento del Governo (il Decreto legge n° 93 del 28 maggio scorso) che taglia molte previsioni di spesa già annunciate, per far fronte ai costi dell’esenzione dal pagamento dell’Ici.

In particolare, nella materia di competenza delle Aree protette, il Decreto cancella tutti gli stanziamenti (150 milioni di euro) che nella finanziaria 2008 erano destinati al fondo per la forestazione e la riforestazione; sopprime per intero il fondo (45 milioni di euro) per il ripristino dei paesaggi danneggiati da infrastrutture e abusi; riduce da 5 milioni a 700 mila euro lo stanziamento per l’istituzione di nuove Aree Marine protette.

Una nota dell’associazione unitaria dei Parchi denuncia la gravità delle decisioni e chiede che “un settore strategico come quello della gestione naturalistica, che reca un contributo inestimabile alla qualità della vita dei nostri cittadini e al prestigio del Paese, un settore già costretto a continui sacrifici negli anni passati, non venga obbligato ancora una volta a pagare il conto del disinteresse della ‘grande politica’ e di una concezione miope e ragionieristica dello sviluppo economico”.

 

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Nel ricordo del teatro di prosa più classico, The Ides of March di George Clooney, tratto da una pièce di Beau Willimon, ha aperto la 68esima Mostra dell’Arte Cinematografica di Venezia. È un ottimo lavoro da regista con un cast di livello. Ryan Gosling è il giovane idealista Stephen costretto a tirar fuori le unghie in un ambiente di pescecani, quale è quello della politica. Il titolo rimanda chiaramente alla storia di Roma e alla tragedia di Shakespeare, che alla prima s’ispira, ma le trentatré pugnalate non sono inferte sul solo Cesare, suddividendosi tra i vari personaggi: tutti sedotti e seduttori, arrivisti e usati, potenti e anelanti al potere. Lo stesso Clooney, in conferenza stampa, lancia una provocazione allo spettatore, esortandolo a decidere da sé come identificare i personaggi del suo film con quelli della tragedia shakespeariana. È un lungometraggio sulla politica, il suo, intesa in senso ampio, che trascende luoghi, epoche, culture. La differenza tra la pellicola e il fatto storico, tuttavia, sta proprio nel fatto che nessuno dei personaggi può richiamare alla mente Giulio Cesare e in tutti coesistono, invece, sia Bruto che Antonio. 

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