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Ridurre le emissioni di gas serra? si può. basta mangiare meno carne

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Una soluzione al surriscaldamento globale? mangiamo meno carne

L'invito, che non ha mancato di suscitare polemiche sulla stampa internazionale, viene da una figura insospettabile, Rajendra Pachauri, appena rieletto presidente dell' Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite.

In un'intervista rilasciata all'Observer, Pachauri ammette che se vogliamo davvero contribuire a ridurre le emissioni di gas serra, dobbiamo iniziare dalla nostra dieta, riducendo il consumo di carne.
Secondo i dati forniti dall'ONU, la produzione di carne è responsabile di un quinto delle emissioni totali di gas serra. I bovini, ad esempio, emettono nell'aria grandi quantità di metano, un gas che incide sul riscaldamento globale 23 volte di più dell'anidride carbonica.
Basterebbe - afferma Pachauri - rinunciare alla carne una volta alla settimana, per poi ridurne progressivamente il consumo.
Si calcola che il cittadino medio britannico consumi circa 50 g al giorno di proteine animali,una quantità relativamente bassa tra i Paesi ricchi, ma tuttavia superiore del 20-25% rispetto agli standard proposti dall'OMS.
La dieta è solo uno degli aspetti del cambiamento, ammette Pachauri, poiché a cambiare dovrebbe essere il nostro stile di vita.
C'è chi storce il naso davanti alla proposta di Pachauri e ribatte che diventare vegetariani non è la soluzione al problema. Una dieta a base di latte e suoi derivati, tra l'altro, non limiterebbe l'emissione di gas serra perché sono proprio i bovini a produrre la maggiore quantità di metano nei processi industriali.

Flash News


Al biologico, che copre quasi il 15% delle superfici agricole italiane, va meno del 3% dei finanziamenti europei e nazionali

In occasione del SANA, presentato il dossier alla Festa del Bio a Bologna

Nei nostri campi, chi inquina viene pagato. È all’agricoltura che utilizza pesticidi, diserbanti e fertilizzanti sintetici che va la quasi totalità delle sovvenzioni europee e nazionali: in sostanza, i soldi pubblici servono per sostenere l’utilizzo della chimica di sintesi. La politica agricola comunitaria sovvenziona infatti per il 97,7% l’agricoltura convenzionale. E quando ai fondi Ue si aggiungono anche quelli italiani, il risultato non cambia: al biologico, che rappresenta il 14,5% della superficie agricola coltivata del nostro Paese, va il 2,9% delle risorse. Anche senza tirare in causa i costi consistenti che l’utilizzo della chimica di sintesi e quindi l’inquinamento provocano sulla nostra salute e su quella dell’ambiente, è evidente che si tratta di una palese inversione della regola “chi inquina paga”.
È quanto emerge dal Rapporto “Cambia la Terra. Così l’agricoltura convenzionale inquina l’economia (oltre che il Pianeta)” presentato oggi alla Festa del BIO che si tiene a Bologna in occasione del SANA, la fiera del biologico italiano, da Maria Grazia Mammuccini, responsabile del progetto Cambia la Terra- FederBio; Susanna Cenni, Vicepresidente Commissione Agricoltura Camera; Giorgio Zampetti, Direttore Legambiente; Franco Ferroni, Responsabile Agricoltura WWF; Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU; Lorenzo Ciccarese, Ricercatore ISPRA; Patrizia Gentilini di ISDE International Society of Doctors for Environment – Associazione medici per l’ambiente.

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