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Apicoltura: Consiglio di Stato respinge ricorso multinazionali

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Respinto il ricorso presentato da Bayer, BASF e Sygenta contro decreto che vieta l'uso di sostanze tossiche per le api. Legambiente: "Il buon senso ha vinto sulla prepotenza"

“Il buon senso ha prevalso sulla prepotenza di chi, in nome del profitto, è disposto a mettere a rischio la sopravvivenza dell’apicoltura e delle api, importantissimi sensori dello stato di salute dell’ambiente”.

Così il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza commenta con soddisfazione la decisione del Consiglio di Stato, che nella sessione del 19 dicembre, ha respinto ricorso presentato dalle multinazionali dell’agrochimica Bayer, BASF e Syngenta per ottenere il ritiro immediato del decreto di sospensione dei concianti neonicotinoidi per il mais del 17 settembre 2008.

“E’ stato ampiamente dimostrato – ha continuato Cogliati Dezza – che queste sostanze sono dannose per le api e che è possibile ottenere buone colture di mais anche senza ricorrere alla chimica, come ha fatto la Francia.  Ha fatto bene dunque il Consiglio di Stato a respingere al mittente le ragioni dei tre colossi della chimica perché finalmente grazie all’impegno constante delle associazioni di apicoltori (U.N.A.API. e CONAPI) si è arrivati ad ottenere un provvedimento importante per il futuro dell’apicoltura e fondamentale per un agricoltura di qualità”.

Legambiente

http://www.legambiente.eu/

Flash News

Dagli oceani arrivano due segnali di allarme.

Il primo è stato pubblicato dalla FAO nel rapporto “SOFIA” appena pubblicato e che evidenzia il drammatico stato in cui versano i nostri oceani.
Circa il 33% degli stock ittici globali è in stato di sovrasfruttamento e circa il 60% viene pescato al massimo della propria capacità. Nonostante l’incremento annuale del consumo di pesce a livello globale (3,2%) abbia superato la crescita della popolazione (1,6%), più di 800 milioni di persone continuano a dipendere da questa risorsa per la propria sopravvivenza, come fonte di cibo, guadagno e sostegno, sia nella pesca che per l’allevamento.

Il secondo segnale è la fine ‘simbolica’ per l’Europa delle proprie scorte di pesce: oggi è, infatti, il Fish Dependence Day europeo: ciò vuol dire che da ora e per tutto il resto dell’anno, l’Europa dipenderà dalle importazioni di pesce, crostacei e molluschi per soddisfare la richiesta dei consumatori della regione. Sulle nostre tavole, infatti, c'è più pesce di quanto se ne possa pescare nei nostri mari o allevare nei nostri impianti di acquacoltura. Oltre metà della domanda europea di pesce è ‘soddisfatta’ dal resto degli oceani, soprattutto dai paesi in via di sviluppo che forniscono la metà del pesce presente nel ‘piatto’ dei consumatori europei.

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