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Fukushima: contaminazione in aumento. Dopo il mare, la carne

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Greenpeace - I livelli di Iodio-131 nel mare di Fukushima stanno aumentando velocemente. In 24 ore sono saliti del 30% circa, passando da 3.355 a 4.385 volte la soglia massima ammessa. Ora la TEPCO, l'utility elettrica proprietaria dell'impianto, ammette.

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La contaminazione "potrebbe derivare" da un ruscellamento diretto delle acque dell'impianto in mare, ha dichiarato la società giapponese, anche se l'origine di questa contaminazione non è nota. I maggiori sospetti sono sempre sulle possibili fratture ai gusci dei reattori, in particolare delle unità n. 1, 2 e 3.


Le autorità giapponesi cercano di minimizzare il problema confermando che nella zona la pesca è vietata, ma intanto hanno deciso di effettuare analisi anche a distanza maggiore dalla centrale. Se fino ad ora i campioni erano stati presi a circa 300 metri di distanza, adesso si procederà a campionare stazioni a 1,5 km dall'impianto danneggiato dallo tsunami.

Nel frattempo, la IAEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) ha sostanzialmente confermato i risultati della squadra di radioprotezione di Greenpeace: la contaminazione è estesa a un raggio di ben oltre i 30 km dalla centrale. Anche la IAEA ha chiesto di allargare la fascia da evacuare e ha ricevuto la stessa risposta negativa dal governo. Questa volta però, al contrario di quanto affermato per Greenpeace, nessuno ha parlato di dati falsi.



Che la contaminazione sia estesa è confermato anche dal fatto che per la prima volta è stato trovato un campione di carne, proveniente dalla Prefettura di Fukushima, che supera i livelli ammessi di contaminazione radioattiva: 510 Bequerel rispetto ad un massimo ammesso di 500. La contaminazione deriva dal Cesio-137 che, a differenza dello Iodio-131, decade molto più lentamente: ci vorranno 3 secoli per sbarazzarsi di questa contaminazione.



Infine, ieri il presidente dell'Agenzia Francese della Sicurezza Nucleare ha ventilato una "moratoria" alla costruzione dell'EPR. Stiamo parlando dello stesso tipo di centrale che ENEL vuol costruire in Italia: un esperto ha infatti dichiarato che la centrale di Flamanville, in costruzione lungo la costa del Canale della Manica, è esposta, come altri due impianti già in funzione, allo stesso rischio di Fukushima.

 

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