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Referendum: alle urne contro l’atomo

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Legambiente e Dario Vergassola dalla Nuova Ecologia di giugno: «Italia svegliati. Sul cuore il nostro messaggio contro il nucleare». Verso il referendum con un post-it per rompere il “silenzio atomico” Un post-it sul cuore per comunicare il proprio “sentimento antiatomico”. E difendere il bene comune della democrazia dopo la censura che ha avvolto la campagna referendaria. La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, lancia insieme a Dario Vergassola il rush finale verso la consultazione del prossimo week-end. Con un messaggio che i lettori sono invitati a portare addosso («12 e 13  giugno – Io voto anche contro l’atomo») come testimonianza virale delle propria opposizione a una tecnologia energetica pericolosa, antieconomica e anche fuori dalla storia visto il recente stop alle centrali di Germania e Svizzera. «Il bavaglio non solo ce l’hanno stretto sulla bocca. Stanno addirittura tentando di farcelo ingoiare» scrive l’attore lanciando l’iniziativa attraverso una riflessione a tutto tondo sullo stato di salute della democrazia in Italia. Così tutti i mezzi per animare gli ultimi giorni di propaganda sono utili, compreso il passaparola, per centrare il quorum sia sul quesito per l’acqua bene comune, sia su quello contro l’atomo appena confermato dalla Cassazione. «E’ una grande opportunità per liberarci definitivamente del progetto di riportare il nucleare in Italia quando le acque si saranno calmate, come ha dichiarato il presidente Berlusconi – spiega il responsabile scientifico di Legambiente, Stefano Ciafani – Bisogna però recuperare il ritardo nella comunicazione provocato ad arte dal governo con il tentativo di annullare il quesito sull’atomo. Confidiamo nell’attenzione dei grandi media, a partire dal servizio pubblico, ma chiediamo ai cittadini d’impegnarsi in prima persona nella propaganda». Nel servizio di copertina inoltre un’analisi di Sergio Ferraris sulla censura che tradizionalmente copre  l’informazione in materia di nucleare, già dai tempi della catastrofe di Cernobyl, e un approfondimento del sociologo Karl-Ludwig Schiebel sulle politiche energetiche europee dopo Fukushima con un’intervista alla portavoce della Commissione europea sull’energia Marlene Holzner.L’inchiesta mensile de La Nuova Ecologia punta invece lo sguardo sullo stato di salute dell’alto Adriatico dove gli esperti e i pescatori segnalano il rischio della sterilizzazione. Sotto osservazione l’inquinamento dei corsi d’acqua che s’immettono nel bacino ma anche i cantieri per il Mose di Venezia, gli altri insediamenti industriali sul litorale e le numerose opere di rinascimento che alterano l’habitat e rischiano di compromettere la biodiversità delle specie ittiche. A lanciare l’allarme c’è anche la voce dei pescatori: «Siamo le sentinelle del mare, ci accorgiamo subito se qualcosa non va. Abbiamo avuto un calo di molluschi in tratti di mare dove prima dei cantieri non c’erano problemi» fanno sapere i rappresentanti degli operatori locali. E il sopralluogo della rivista conferma che gli elementi di stress da quelle parti sono parecchi, tanto da mettere a rischio, oltre all’habitat, l’economia della zona.In sommario, oltre a molte storie sull’Italia che si batte per la legalità e la tutela del territorio, un servizio sulla moda Vegan e sui cosmetici non testati sugli animali, un dossier di approfondimento sulla questione demografica e l’accesso alle risorse alimentari con un’intervista al demografo Massimo Livi Bacci, il calendario di Festambiente con tutte le manifestazioni estive organizzate da Legambiente lungo lo Stivale fra concerti, banchetti biologici, spettacoli e incontri pubblici.  

Flash News


La ricerca dell’Università di Pisa pubblicata sulla rivista Environmental Science and Technology ha analizzato campioni di sabbia raccolti alle foci dei fiumi Arno e Serchio


Particelle piccolissime, quasi indistinguibili dalla sabbia, le microplastiche nelle nostre spiagge sono una forma di inquinamento elusivo e pervasivo con cui è sempre più necessario fare i conti. A far luce sul fenomeno è arrivato un nuovo studio del dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa pubblicato su “Environmental Science and Technology”, la rivista dell’American Chemical Society, tra le più autorevoli nel settore tecnologico-ambientale.
La ricerca coordinata dal professore Valter Castelvetro ha analizzato dei campioni di sabbia raccolti nei pressi delle foci dei fumi Arno e Serchio per determinare la quantità e la natura dei frammenti di plastica inferiori ai 2 millimetri. I risultati hanno evidenziato la presenza di notevoli quantità di materiale polimerico parzialmente degradato, fino a 5-10 grammi per metro quadro di spiaggia, derivante per lo più da imballaggi e da oggetti monouso abbandonati in loco, ma in prevalenza portati dal mare. Come tipologia si tratta prevalentemente di poliolefine, di cui sono fatti ad esempio gran parte degli imballaggi alimentari, e di polistirene, una plastica rigida ed economica usata anche per i contenitori dei CD o i rasoi usa e getta. Questi residui variamente degradati sono stati ritrovati in quantità diversa a seconda della distanza dal mare, più concentrati nella zona interna e dunale per effetto della progressiva accumulazione rispetto alla linea della battigia.

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