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L'ultima frontiera dell'IT? salvare i dati nel nucleo di un atomo

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Il mio PC ha la memoria corta....anzi, microscopica!

La fisica nucleare promette di "conservare" le informazioni dei nostri hard disk nel nucleo di un atomo. Ce lo rivela un articolo pubblicato su Science da un'équipe internazionale di scienziati, che sono riusciti a memorizzare i dati nel nucleo di un atomo per quasi 2 secondi, superando così la soglia minima di 1 secondo stabilita dai ricercatori nel campo del quantum computing.

Finora - sottolinea il comunicato della National Science Foundation - la durata massima delle informazioni memorizzate in un nucleo era di un decimo di secondo.
Gli scienziati hanno isolato l'elettrone e il nucleo di un atomo di fosforo inserito in un cristallo di silicio. Sia l'elettrone che il nucleo si comportano come magneti in grado di conservare l'informazione, ma l'elettrone, a causa della sua instabilità, risulta meno adatto allo scopo. I ricercatori hanno quindi trasferito i dati nel nucleo dell'atomo, dove si sono conservati 1,75 secondi.
Questo potrebbe essere il primo passo verso la creazione di computer basati sulla teoria della meccanica quantistica (quantum computing), secondo la quale l'unià minima dell'informazione, il bit, può avere contemporaneamente valore 0 e 1,aumentando in modo straordinario le prestazioni degli elaboratori elettronici.

vr

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La ricerca dell’Università di Pisa pubblicata sulla rivista Environmental Science and Technology ha analizzato campioni di sabbia raccolti alle foci dei fiumi Arno e Serchio


Particelle piccolissime, quasi indistinguibili dalla sabbia, le microplastiche nelle nostre spiagge sono una forma di inquinamento elusivo e pervasivo con cui è sempre più necessario fare i conti. A far luce sul fenomeno è arrivato un nuovo studio del dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa pubblicato su “Environmental Science and Technology”, la rivista dell’American Chemical Society, tra le più autorevoli nel settore tecnologico-ambientale.
La ricerca coordinata dal professore Valter Castelvetro ha analizzato dei campioni di sabbia raccolti nei pressi delle foci dei fumi Arno e Serchio per determinare la quantità e la natura dei frammenti di plastica inferiori ai 2 millimetri. I risultati hanno evidenziato la presenza di notevoli quantità di materiale polimerico parzialmente degradato, fino a 5-10 grammi per metro quadro di spiaggia, derivante per lo più da imballaggi e da oggetti monouso abbandonati in loco, ma in prevalenza portati dal mare. Come tipologia si tratta prevalentemente di poliolefine, di cui sono fatti ad esempio gran parte degli imballaggi alimentari, e di polistirene, una plastica rigida ed economica usata anche per i contenitori dei CD o i rasoi usa e getta. Questi residui variamente degradati sono stati ritrovati in quantità diversa a seconda della distanza dal mare, più concentrati nella zona interna e dunale per effetto della progressiva accumulazione rispetto alla linea della battigia.

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