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Sperimentato in laboratorio il motore a batteri

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Il motore a batteri può funzionare: il dispositivo ideato da un gruppo di ricercatori della Sapienza, coordinato da Giancarlo Ruocco direttore del dipartimento di Fisica, in collaborazione con l’Istituto nazionale per la fisica della materia, è stato sperimentato per la prima volta il 4 febbraio scorso. Il funzionamento del dispositivo è stato documentato attraverso una ripresa filmata.

Lo studio di fattibilità del motore a batteri, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Physical Review Letters, era stato elaborato con successo dal gruppo di fisici che stanno ora lavorando alla realizzazione di un micro-motore azionato dai batteri per produrre movimento sulle microscale.  

Il motore a batteri è un dispositivo, delle dimensioni di qualche decina di millesimi di millimetro, all’interno del quale si trovano minuscole rotelle dentate e asimmetriche, simili a stelle irregolari, immerse in una soluzione popolata da batteri. Il movimento caotico e disordinato dei batteri fa ruotare le nano-rotelle in modo mediamente regolare e ordinato, così da azionare il motore.

Del gruppo di ricerca che ha realizzato i primi esperimenti fanno parte anche Luca Angelani del laboratorio di Meccanica statistica e complessità del Infm-Cnr, Roberto Di Leonardo del laboratorio Soft    dell'Infm-Cnr da Valerio Iebba, Maria Pia Conte e Serena Schippa del dipartimento di Scienze e sanità pubblica della Sapienza ed Enzo Di Fabrizio dell' Università di Catanzaro.

 

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Non si salva nessuno: in tutti e 18 i campioni anonimi di bottiglie di plastica analizzate dal Salvagente c'erano tracce di microplastiche, con valori che vanno dalle 0,89 microparticelle per litro ad un massimo di 18,89.

Il Salvagente, mensile leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, presenta nel numero in edicola il 25 settembre la prima ricerca sulle microplastiche contenute nelle bevande industriali quali cole, the freddi, aranciate, acque toniche ecc. Si tratta di particelle invisibili a occhio nudo ma tutt'altro che innocue perché possono contenere sostanze tossiche come interferenti endocrini, molecole cancerogene e batteri.

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