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Matusalemme: il seme più vecchio del mondo

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Si chiama Matusalemme e ha quasi duemila anni il seme più antico del mondo

E’ stata battezzata - non a caso - Matusalemme la palma da dattero nata da un seme che ha quasi duemila anni. Il piccolo seme fu scoperto più di quarant’anni fa da un gruppo di archeologi durante gli scavi di Masada, l’antica fortezza israeliana di Erode, arroccata su un altopiano di 400 metri sulle sponde del Mar Morto, nell’attuale Palestina.

Per quasi mezzo secolo le millenarie sementi sono state custodite dagli scienziati in attesa di essere studiate e analizzate. Oggi, un team di biologi del Centro di Ricerca di Medicina Naturale Louis L. Borick di Gerusalemme ha deciso di riesumare i piccoli semi e di farli germinare.

 Lo studio, pubblicato il 13 giugno scorso su Science , fa parte di un progetto che mira a recuperare specie vegetali autoctone ormai estinte. Per stabilirne l’età, gli scienziati hanno sottoposto due dei semi all’esame del carbonio 14. L’indagine rivela che i semi hanno un’età compresa fra 2110 e 1995 anni. Purtroppo, però, non è stato possibile utilizzarli poiché l’analisi al radiocarbonio distrugge il guscio del seme. La palma da dattero Matusalemme è nata da un terzo semente che, dopo otto settimane dalla semina, ha prodotto una pianta assolutamente simile alle palme attuali.

Per determinare l’esatta datazione del seme senza danneggiare la pianta, i biologi hanno atteso un anno e mezzo prima di sottoporre al metodo del radiocarbonio i frammenti di seme attaccati alle radichette della palma. Risultato: il semino che ha generato matusalemme risale a circa 1.700 anni fa. Ora gli scienziati sono impegnati ad analizzare il corredo genetico delle nuove piante per sapere se appartengono a specie estinte. Se così fosse, cercheranno di reintrodurle in Israele, incrociandole con specie più recenti, allo scopo di selezionare delle varietà di palma più forti e resistenti alle infezioni e ai parassiti.

Fino a duemila anni fa Israele era uno dei maggiori coltivatori ed esportatori di datteri. Territorio e clima offrivano, infatti, le condizioni ideali per far crescere le palme. Nel XIII secolo, al tempo delle Crociate, le palme erano già sparite dall’intera regione a causa delle guerre, dei saccheggi e delle lunghe ondate di siccità.

Veronica Rocco
 

Flash News

Les souches de prions présentent des virulences différentes selon la population de cellules qu'elles infectent. Cependant, l'origine de ces différences demeure très mal connue. Des chercheurs de l’Inra viennent de faire un pas décisif pour expliquer ces variations de virulence. Ils ont observé que certaines souches étaient favorisées par rapport à d'autres en fonction du taux de protéine PrP, qui constitue le substrat du prion, dans les cellules cérébrales de souris. Ces travaux, publiés le 23 janvier 2017 dans la revue Nature Communications, ouvrent des pistes pour comprendre pourquoi chaque souche de prion a des cellule-cibles privilégiées dans le système nerveux des mammifères.

Les prions sont sans doute les agents pathogènes les plus mystérieux du monde vivant. Dépourvus de matériel génétique, ils ne sont composés que d'une protéine qui, repliée de façon anormale, est capable de recruter d'autres protéines en leur transmettant cette conformation déviante. Les maladies à prions touchent particulièrement les ruminants: vaches, moutons, chèvres, cerfs. Mais ils sont aussi à l'origine de pathologies humaines telles que la maladie de Creutzfeldt-Jakob, le Kuru ou encore, l'insomnie fatale familiale.

Tout comme chez les bactéries et les virus, il existe plusieurs souches de prions. La séquence d'acides aminés qui les compose est la même, mais leur structure tridimensionnelle diffère. Les souches ont chacune leurs propres caractéristiques : leur temps d'incubation, leur virulence, les symptômes qu'elles déclenchent ou encore, leur capacité à passer la barrière des espèces varient d'une souche à l'autre. De plus, certaines souches sont plus aptes que d'autres à infecter certaines régions cérébrales ou certaines populations de cellules. Ainsi, certains prions peuvent infecter des tissus non nerveux, comme les tissus lymphatiques, tandis que d'autres en sont incapables.

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