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Piante sotto vetro e salvaguardia della specie

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La micropropagazione in Italia: stato attuale e prospettive future

'Micropropagazione’ per crescere piante miniaturizzate da utilizzare nella produzione vivaistica. Ma la tecnica è anche un importante strumento per preservare quelle in via di estinzione. Operatori del settore e mondo della ricerca si confronteranno sull'argomento nel corso di un convegno organizzato dall'Ivalsa del Cnr.

In Italia sono circa 25 milioni le piante riprodotte con la tecnica della 'micropropagazione', la maggior parte delle quali alberi da frutto e piante ornamentali da fiore e da giardino. “Per ‘micropropagazione’ si intende la coltura in vitro di specie vegetali in una forma miniaturizzata, in condizioni di illuminazione e temperatura controllate”, spiega Maurizio Lambardi, ricercatore dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Sesto Fiorentino. “Le micropiante sono mantenute così in condizioni di sterilità e trovano nel substrato gelificato, in cui sono inserite, tutte le sostanze nutritive di cui necessitano, sali minerali, vitamine, saccarosio, sostanze ormonali.
 
Con la micropropagazione, le piante possono essere riprodotte molto velocemente, svincolando i laboratori commerciali dalla stagionalità tradizionale della propagazione per talea o per innesto. “Con questa tecnica si possono ottenere quantità molto elevate di piante ogni 3-4 settimane e in tutto l'arco dell’anno", prosegue Lambardi.

Ma la coltura in vitro rappresenta anche un importante strumento per la conservazione della biodiversità, la valorizzazione delle produzioni e la protezione del territorio. Se ne parlerà a Legnaro (Pd), il 20 e 21 novembre, nel corso del convegno “La micropropagazione in Italia: stato attuale e prospettive future”, organizzato dall'Ivalsa-Cnr e da Veneto Agricoltura, con il patrocinio, tra gli altri, del Dipartimento Agroalimentare del Cnr.

Tra le più importanti applicazioni della micropropagazione che verranno presentate al convegno si segnala l’uso delle micro-gemme che si formano in vitro per produrre ‘semi sintetici’ e per crioconservazione, tecnica innovativa per contenere la perdita di risorse genetiche. “Lo stoccaggio di gemme, meristemi, semi interi o embrioni, alla temperatura dell’azoto liquido (-196°C), permette il mantenimento del materiale vegetale in assoluta sicurezza genetico-sanitaria e per tempi praticamente illimitati”, prosegue Lambardi. “Per questo l’Ivalsa-Cnr e Veneto Agricoltura si propongono la costituzione della ‘Criobanca del germoplasma veneto’, primo esempio in Italia di conservazione della biodiversità vegetale con questo tipo di tecnica. Se il progetto sarà finanziato, la criobanca ospiterà inizialmente varietà di melo, pero e di carciofo (‘Violetto di Sant’Erasmo’ e ‘Violetto di Chioggia’), linee selezionate di radicchio (Chioggia, Treviso precoce e tardivo, Castelfranco) e aglio bianco polesano. Tutto germoplasma, questo, di grande valore e già riprodotto per micropropagazione presso il centro “Po di Tramontana” di Veneto Agricoltura a Rosolina (Ro)”.
 
Sono previsti altri interventi sull’uso della micropropagazione di piante medicinali, per la produzione di biomasse o di piante micorizzate, da impiegare in programmi di rimboschimento, con il duplice obiettivo di protezione del territorio e di integrazione del reddito.

Roma, 19 novembre 2008

“La micropropagazione in Italia: stato attuale e prospettive future. Un incontro tra operatori del settore e della ricerca”
Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Cnr, Sesto Fiorentino (Fi)


Per saperne di più:
www2.venetoagricoltura.org/micropropagazione/index.html

 

Flash News

Palazzo Via Ticino oggi 

 

Nuovo Progetto

 

Si tratta di un “fiore” specie ‘palazzina’, tipo balconatissima, colore bianca candida e rossa che si posizionerà al posto di un edificio esistente dei primi del novecento, ex educandato per studentesse gestito da suore Ancelle del Divino Cuore, che sarà demolito. Il progetto della nuova palazzine è dell’arch. Alessandro Ridolfi attuale presidente dell’Ordine degli architetti e paesaggisti di Roma e provincia. I cittadini del II Municipio dopo aver scoperto cosa accadeva dietro il tendone bianco che invade anche una parte di via Ticino, sono rimasti basiti, increduli e molto preoccupati di ciò che sta per accadere ma anche del futuro del proprio territorio.

Ma come, Roma non è la citta che ha il più avanzato P.R.G. (piano regolatore generale) del mondo avendo riconosciuto un valore storico non solo alla città entro le Mura Aureliane ma anche a tutti quegli edifici e tessuti che per qualità e storia vanno tutelati? Roma non è la citta in cui non si muove foglia che sovrintendenza non voglia?

Allora ci chiediamo: come è stato possibile che tutti gli enti preposti al controllo dell’edificazione abbiano consentito ad una operazione immobiliare del genere? Tutto ciò per realizzare 7 appartamenti lussuosi, 15 posti auto e 7 cantine. Il quartiere Coppedè non è solo Piazza Mincio, ma anche il tessuto edilizio che si dipana lungo le strade al suo intorno con edifici dei primi del novecento.

Non siamo integralisti, non siamo contro una sana politica di rigenerazione urbana, ma siamo contro questo tipo di intervento privo di cultura dei luoghi e di sensibilità paesaggistica, anche la città ha i suoi paesaggi da difendere.

Speriamo che qualcuno intervenga e si possa fare qualcosa. 

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