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Sorprese floristiche al Parco del Gran Sasso - Laga

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Le novità emerse dal meeting dei botanici italiani al Centro Floristico dell’Appennino

 In quanto a novità floristiche il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga – l’area protetta europea con il maggior numero di piante censite -  non delude mai. E' di oggi la notizia del ritrovamento di un Giunco rarissimo sull'Appennino e mai più segnalato dal 1894, di un Nontiscordardimé e di un Tarassaco nuovo per l'Abruzzo  (nuovo limite meridionale del suo areale), più altre novità e soprattutto due specie da approfondire che sembrerebbero piante nuove per la scienza. Tutte specie che vanno ad incrementare ed impreziosire la lista delle 2364 specie censite nel Parco, in base all'ultimo lavoro pubblicato dai botanici del Centro Ricerche Floristiche dell'Appennino, che l’Ente Parco gestisce in collaborazione con l'Università di Camerino.


Gli importanti ritrovamenti sono stati effettuati da una task force di 14 botanici professionisti, ricercatori e professori provenienti dalle principali Università italiane (Genova, Torino, Roma, Camerino, Pisa, Firenze)  aderenti al Gruppo di Floristica della Società Botanica Italiana, che si sono dati appuntamento a San Colombo di Barisciano, sede del CRFA, per identificare i reperti raccolti sul Gran Sasso settentrionale durante l'escursione del giugno dello scorso anno.


Il Gruppo di Floristica è impegnato da anni nel compito di colmare le lacune di conoscenza ed esplorazione del territorio italiano. I dati raccolti verranno pubblicati su riviste accreditate e trasmessi agli Enti cui compete la valorizzazione e la tutela del territorio e delle emergenze ambientali.

 

Flash News

Scossa di Lizzani, Maselli, Gregoretti, Russo

Scossa è una pellicola sugli aspetti del catastrofico terremoto di Messina e Reggio Calabria, avvenuto nel 1908 e raccontato a otto mani da Carlo Lizzani, Citto Maselli, Ugo Gregoretti e Nino Russo. Fuori Concorso, alla 68esima del Lido, il lungometraggio consta di quattro episodi, per indagare e presentare le immagini più care ad ognuno dei quattro maestri, relative a quella sciagura tellurica: la perdita degli affetti, i fatti di sangue e sciacallaggio, il bilancio socio-economico del dopo terremoto e i tardivi provvedimenti dello Stato, in soccorso ed assistenza ai terremotati. Il merito della pellicola, nel complesso, sta nel fatto che quel che resta di una calamità sismica non è diversa a Messina, come ad Haiti, a L’Aquila o a New Orleans, anche se i registi italiani hanno, comunque, privilegiato elementi tutti nostrani. In Speranza di Carlo Lizzani, una madre vedova, lasciata morire sotto le macerie, riesce a vincere la sua agonia, con la consolazione che i suoi figli sono salvi e con l’illusione di ricongiungersi in cielo al marito perduto da giovane, a cui porta la lieta notizia sui ragazzi. 

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