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Le ortesi e gli ausili innovativi

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 In data 28-11-2007
Comunicato Stampa Cnr

 Anno 4
Edizione Novembre 2007

Le ortesi e gli ausili innovativi realizzati dallo Ieni-Cnr sono il risultato di un intenso lavoro triennale svolto nel contesto di Hint@Lecco. Il progetto, riunendo i centri di eccellenza  dell’area del lecchese, ha favorito l’integrazione tra ricerca avanzata, tecnologia e medicina riabilitativa.

Coadiuvare il lavoro del fisioterapista con dispositivi tecnologici avanzati diventa sempre di più una concreta possibilità, grazie ai passi avanti compiuti dalla ricerca nell’ambito dei nuovi materiali.

Esercitatori per la mano che prolungano le sessioni fisioterapeutiche anche a casa, posizionatori per il gomito che eliminano gli effetti negativi determinati dall’immobilità cui le tradizionali ortesi rigide costringono il braccio: sono alcuni degli strumenti riabilitativi che l’Istituto per l’energetica e le interfasi (Ieni) del Cnr di Lecco ha realizzato nel contesto più generale di HINT@Lecco (Health Innovation Network Technology).

Il progetto di ricerca, che riunisce centri di eccellenza del territorio lecchese e mira ad integrare ricerca biomedica e studi tecnologici, conclude la sua attività triennale il 29 e 30 novembre a Lecco e Bosisio Parini con un seminario e un workshop nei quali si discute sulle potenzialità delle nuove tecnologie in ambito diagnostico e terapeutico.

Esempio significativo dei prodotti derivanti dalla ricerca svolta da HINT@Lecco sono proprio le ortesi e gli ausili messi a punto dallo Ieni-Cnr e illustrati nel corso della ‘due giorni’. “La caratteristica fondamentale dei nostri prodotti”, spiega Stefano Besseghini dello Ieni-Cnr, “è la  loro fabbricazione con materiali funzionali, in grado di rispondere in maniera autonoma, decisamente non comune ma altamente ripetibile, a opportuni stimoli esterni. In particolare, abbiamo utilizzato leghe metalliche con caratteristiche di memoria di forma e pseudoelasticità, polimeri a memoria di forma, ossia classi di sostanze in grado di recuperare una forma preimpostata per effetto del semplice cambiamento di temperatura o dello stato di sollecitazione applicato.

Proprietà che forniscono risorse innovative adattabili alle caratteristiche anatomiche dei pazienti. Così, ad esempio, il nostro ‘Esercitatore per la mano’, realizzato con leghe a memoria di forma, garantisce una costante mobilità articolare della mano in  pazienti che hanno subito lesioni al sistema nervoso centrale, assicurando in tal modo continuità al trattamento terapeutico”.

Con un sistema simile, sempre basato sulle leghe a memoria di forma, SHADE, un’ortesi attiva per la caviglia, permette, rimanendo seduti, di esercitare il movimento del piede.
Tra le altre ortesi sviluppate, molto valida dal punto di vista terapeutico è la gomitiera pseudoelastica EDGES, che applica una forza estensoria costante provocando una graduale estensione del braccio.

“Il vantaggio rispetto ai posizionatori tradizionali è duplice”, precisa Besseghini, “anziché immobilizzare il gomito in posizioni sempre più estese come fanno le ortesi attuali, EDGES lascia libero il movimento evitando sensazioni dolorose. Inoltre, essa produce i suoi effetti in maniera continua e graduale adattandosi alle condizioni in evoluzione del paziente”.  
 
Ancora in fase di ottimizzazione è il manicotto Small-C indicato per le donne che hanno subito una mastectomia radicale. “Questo intervento chirurgico”, precisa Besseghini, “provoca, in seguito all’asportazione dei nodi linfatici dall’ascella, un gonfiore del braccio che va ridotto rapidamente per evitare complicazioni. Utilizzando il manicotto, che sfrutta le leghe a memoria.


di forma, sarà possibile generare un massaggio a spirale che spinge attivamente il fluido lungo l’albero linfatico, evitando che si accumuli negli spazi interstiziali e dia origine all’edema”.

Flash News

Shame di Steve McQueen, in concorso a Venezia 2011, è una pellicola durissima che indaga i sentimenti e le pulsioni più torbide e scabrose, di cui ci si vergogna, analizzate attraverso uno dei rapporti più difficili da costruire, gestire e indagare, quello tra fratello e sorella. Michael Fassbender, al massimo della sua prova d’attore - tanto da aggiudicarsi a pieni meriti la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile - affronta un personaggio, Brandon, diviso in una sorta di schizofrenia congenita tra successo nel lavoro e discesa agli inferi della sua anima. Sissy-Carey Mulligan, sorella di Brandon, invece, è una ragazza senza un lavoro vero e con velleità di cantante. Lei, balorda, randagia e fragile, proprio come Holly di Colazione da Tiffany, si aggrappa al rapporto col fratello, il quale, al contrario, fa di tutto per respingerla. Il regista si serve di un occhio filmico oggettivo e tutto votato al presente, non scade mai, infatti, nella banalità giustificatrice della ricerca dei traumi violenti da cui ha origine un simile comportamento, anche se ce li fa sottendere. Così facendo, dunque, emerge meglio la solitudine profonda e l’impossibilità di relazione con gli altri dei due protagonisti, se non attraverso il diaframma di un sesso malato. Brandon adora sua sorella Sissy – un nome non casuale se si pensa che per ogni fratello la sorella è sempre la principessa di casa – ma fa di tutto per tenerla lontana. Quello tra i due è un rapporto difficile, geloso, esplosivo, pieno di vergogna – “potresti chiudere la porta” rimprovera il giovane a Sissy mentre, rientrando a casa e non sapendo di trovarla lì, la vede uscire nuda dalla doccia - ma sta lì. Egli teme la sua devozione e dedizione per la sorella, perché sa che è uno dei pochi legami immutabili della vita di un uomo e lui ha paura di legarsi. Ne é prova tangibile la sua vita sessuale, da cui Brandon non riesce a trarre soddisfazione se non da un sesso estraneo, compulsivo, pornografico o pagato.
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