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Biodiversità - Lanciato il CENUSUS OF MARINE LIFE

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WWF: “IL MARE DA I ‘NUMERI’ 3 AZIONI URGENTI PER SALVARLO: AREE MARINE PROTETTE, GESTIONE SOSTENIBILE DELLA PESCA E CONTROLLO SU SFRUTTAMENTO PETROLIO”

Il mare dà i numeri. E che numeri. Nei mari del mondo sono state censite 250.000 specie in 25 aree studiate, dopo 10 anni di lavoro, e 360 ricercatori provenienti da 80 nazioni. E’ il Census of Marine life, di cui il referente italiano è Roberto Danovaro, membro del Comitato Scientifico dell’ Eurocoml (European Census of Marine Life) e anche del Comitato Scientifico del WWF Italia.A lui e a tutti i ricercatori impegnati vanno i complimenti del WWF poiché i risultati ottenuti sono di portata epocale. Secondo questi dati il Mediterraneo risulta al quarto posto per ricchezza di biodiversità ma è anche il mare che purtroppo - affermano i ricercatori - rischia maggiormente. “I risultati del Census of Marine Life ci confortano, e danno ancora più senso al nostro impegnoper proteggere il Mare Mediterraneo” dichiara Marco Costantini, responsabile programma mare del WWF - Spesso offuscati dalle immagini patinate dei documentari, non comprendiamo il valore del mare mediterraneo della sua peculiare biodiversità” continua Costantini. “Alla ricerca di emozioni colorate si perde spesso di vista e si relega a mare minore uno scrigno di biodiversità”.“Nell’anno della biodiversità, questo studio rivela l’immensa ricchezza del continente blu, ricchezza che necessità di essere preservata. La crisi della pesca, il cambiamento globale, la globalizzazione dei traffici, l’inquinamento minacciano questa biodiversità – ha continuatoCostantini - Per gestire queste minacce la ricetta del WWF è abbastanza chiara: e’ urgente una rete di aree marine protette ecologicamente rappresentative ed efficacemente gestite, un aumento delle stesse (il mare protetto è ancora troppo poco) e una pesca che non sia più rapace ma che riesca a fare fruttare un bene naturale senza modificarlo, senza esaurirlo. Infine occorre creare una rete di controllo sullo sfruttamento delle risorse petrolifere per non creare altri presupposti a disastri come  quello che si è verificato nel Golfo del Messico”. Roma, 4 ottobre 2010Ufficio stampa WWF Italia - 06-84497.377, 329-8315725www.wwf.it

Flash News


Al biologico, che copre quasi il 15% delle superfici agricole italiane, va meno del 3% dei finanziamenti europei e nazionali

In occasione del SANA, presentato il dossier alla Festa del Bio a Bologna

Nei nostri campi, chi inquina viene pagato. È all’agricoltura che utilizza pesticidi, diserbanti e fertilizzanti sintetici che va la quasi totalità delle sovvenzioni europee e nazionali: in sostanza, i soldi pubblici servono per sostenere l’utilizzo della chimica di sintesi. La politica agricola comunitaria sovvenziona infatti per il 97,7% l’agricoltura convenzionale. E quando ai fondi Ue si aggiungono anche quelli italiani, il risultato non cambia: al biologico, che rappresenta il 14,5% della superficie agricola coltivata del nostro Paese, va il 2,9% delle risorse. Anche senza tirare in causa i costi consistenti che l’utilizzo della chimica di sintesi e quindi l’inquinamento provocano sulla nostra salute e su quella dell’ambiente, è evidente che si tratta di una palese inversione della regola “chi inquina paga”.
È quanto emerge dal Rapporto “Cambia la Terra. Così l’agricoltura convenzionale inquina l’economia (oltre che il Pianeta)” presentato oggi alla Festa del BIO che si tiene a Bologna in occasione del SANA, la fiera del biologico italiano, da Maria Grazia Mammuccini, responsabile del progetto Cambia la Terra- FederBio; Susanna Cenni, Vicepresidente Commissione Agricoltura Camera; Giorgio Zampetti, Direttore Legambiente; Franco Ferroni, Responsabile Agricoltura WWF; Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU; Lorenzo Ciccarese, Ricercatore ISPRA; Patrizia Gentilini di ISDE International Society of Doctors for Environment – Associazione medici per l’ambiente.

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