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L'Italia esce dal nucleare

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WWF: “DOPO UN RITARDO DI 1028 GIORNI CHE L’ITALIA PAGHERA’ L’USCITA DAL NUCLEARE E’ COMUNQUE UNA BUONA NOTIZIA”   “La decisione del Governo di abrogare le norme per la riapertura del nucleare in Italia è comunque una buona notizia. Dopo 1028 giorni - pari a 2 anni, 9 mesi e 5 giorni - dalla data del decreto legge n. 112 (del 25 giugno 2008) che rilanciava il nucleare in Italia, dopo decine di dichiarazioni caratterizzate da inossidabili certezze, dopo aver messo a rischio proprio nella prospettiva del nucleare anche la crescita delle energie rinnovabili, il Governo ci ripensa”. Queste le prime valutazioni del Wwf in seguito alla notizia che il Governo intende abrogare le norme che avrebbero reintrodotto il nucleare in Italia. “Fin troppo evidenti i motivi di questa scelta, ma nel merito è comunque una straordinaria vittoria del Paese che ha dato un segnale inequivocabile con la mobilitazione referendaria – prosegue la nota -. Occorre ora vedere in quali tempi e su quali contenuti si svilupperà il dibattito parlamentare, per evitare che si celino trappole che possano tra qualche mese o anno far riaffacciare l’ipotesi nucleare sulla quale certamente il referendum avrebbe messo una pietra tombale. Il tempo trascorse invano ha inciso sicuramente sullo sviluppo del Paese. Ora occorre assolutamente dettare tempi certi e condivisi per la definizione di una strategia energetico - ambientale che vada ben oltre la formulazione di un mix energetico. Occorre evitare che si concretizzi l’ipotizzato taglio degli incentivi per le fonti rinnovabili dando certezza alle imprese che operano in questo settore e scegliendo con determinazione la prospettiva delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica come asse strategico del nostro futuro. 
Per quanto riguarda i referendum, il WWF rilancia la sfida sull’acqua e ricorda a tutti che il movimento che ha portato ai referendum è radicato, trasversale, motivato. E’ anche questo è un tema di assoluta importanza, simbolo anche di una tendenza alla privatizzazione spinta che mette in gioco anche beni comuni essenziali da cui dipende la qualità della vita di tutti”.

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Resistenza alla siccità, maggiore efficienza nell’uso dei concimi azotati, ma anche tecniche avanzate per dare vita a nuove varietà di frumento: a Bologna, un appuntamento internazionale per trovare soluzioni ai pericoli che incombono sulla produzione primaria del grano duro, tra sostenibilità, qualità e prezzi accessibili.


I crescenti e devastanti effetti della crisi ambientale insieme alle conseguenze della guerra in Ucraina stanno dando vita a una "tempesta perfetta" che rischia di investire la produzione di grano e tutta la filiera del frumento duro. Fino a coinvolgere la produzione della pasta, vessillo del Made in Italy agroalimentare, dichiarata dall'Unesco patrimonio culturale immateriale dell'umanità, di cui proprio il 25 ottobre si celebra la giornata mondiale.

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