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A Roma si riuniscono per 3 giorni i massimi scienziati internazionali sul tema

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Agricoltura, energia e rifiuti: così la tecnologia spaziale
potrà migliorare la qualità della vita sulla Terra

Dalle serre per la coltivazione in condizioni estreme al recupero delle risorse dagli scarti umani, le soluzioni adottate dall’Agenzia Spaziale Europea per le missioni su Marte avranno importanti ricadute sulle future sfide del nostro Pianeta

Consiglio Nazionale delle Ricerche
Piazzale Aldo Moro,7 - 00185, Roma

Dall’agricoltura all’economia circolare, le tecnologie spaziali per le future missioni di lunga durata sulla Luna e su Marte potrebbero avere importanti ricadute sulla qualità della vita sulla Terra. Uno dei problemi principali di progetti così impegnativi è quello dell’approvvigionamento degli astronauti; solo per raggiungere il Pianeta Rosso, su cui l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) conta di far atterrare entro il 2040 il primo volo con equipaggio umano, occorrono 6 mesi: tra ossigeno, acqua e cibo, bisognerebbe far viaggiare oltre 30 tonnellate di rifornimenti, con costi elevatissimi.
Queste tematiche saranno al centro di un workshop in programma dal 16 al 18 maggio, nel quale si confronteranno per la prima volta a Roma i maggiori esperti della comunità scientifica internazionale. Il meeting è organizzato congiuntamente da Agrospace Conference, un’iniziativa della PMI italiana Arescosmo, e dal progetto Melissa al fine di promuovere la ricerca sui sistemi rigenerativi per il sostegno alla vita nello spazio. Questi sistemi devono permettere di produrre cibo, rigenerare l’atmosfera, recuperare acqua e riciclare tutti gli scarti.
Da 28 anni l’ESA ha dato vita al progetto Melissa, che studia come sia possibile ricostruire a bordo di una navicella e di una base spaziale un ciclo vitale che permetta la sopravvivenza di uomini con l’aiuto di piante e micro-organismi: elemento chiave è il riuso circolare delle risorse per produrre cibo, acqua pulita e ossigeno.
Nella tre giorni romana - nella quale, oltre all’Europa, saranno rappresentati gli Usa, il Giappone, la Cina e la Russia - il progetto Melissa e il programma Agrospace si uniranno per implementare la ricerca sui sistemi di sopravvivenza a circuito chiuso.


LA PRODUZIONE DI CIBO


Sulla Stazione Spaziale Internazionale - orbitante a “soli” 400 km di altezza - il cibo viene trasportato da terra grazie a dei veicoli cargo che regolarmente riforniscono gli astronauti a bordo (mentre i rifiuti prodotti compiono il percorso inverso e vengono riportati sulla Terra per essere smaltiti). Al contrario nelle lunghe missioni del futuro l’equipaggio si dovrà autosostentare e ci sarà bisogno di coltivare piante senza l’utilizzo del suolo, per tutto l’anno e per gli anni di missione, riciclando acqua e nutrienti. Ciò avverrà attraverso l’utilizzo di serre avanzate i cui primi test sono già in corso in luoghi del Pianeta - come le Hawaii e l’Antartide - che presentano condizioni il più possibile simili a quelle presenti sugli altri pianeti. Produrre cibo con un minimo consumo di acqua tramite il controllo ambientale, consentirebbe di rendere coltivabili anche ambienti estremi del nostro Pianeta, dai deserti ai ghiacciai. In sostanza si potrà dare vita a un’agricoltura sostenibile integrando l’uso di energie rinnovabili, e rispondendo alla crescente domanda di cibo connessa all’aumento della popolazione mondiale.

L’ECONOMIA CIRCOLARE


Un trasferimento di competenze dallo spazio che potrebbe allargarsi presto al mondo della bioeconomia e dell’economia circolare: trasformare i rifiuti organici in cibo, fissare efficientemente la CO2, gestire i contaminanti chimici e microbiologici e usare energie rinnovabili, sono i punti cardine di queste ricerche. Molti esperimenti hanno già avuto luogo all’interno della Stazione Spaziale Internazionale, con risultati estremamente incoraggianti; oggi il progetto Melissa rappresenta l’esempio di economia circolare applicata allo spazio di maggior successo: gli scienziati sono già riusciti a produrre ossigeno, acqua e cibo attraverso il riciclaggio di CO2 e di rifiuti umani. “Si tratta di una vera e propria rivoluzione - spiega Christophe Lasseur di ESA, responsabile del progetto Melissa - senza la quale sarebbe irrealistico immaginare voli spaziali con equipaggio di lunga durata nei prossimi decenni. Le tecnologie applicate al progetto mirano a facilitare l’esplorazione umana del sistema solare, ma possono essere utili anche alle attuali sfide globali come il riciclaggio dei rifiuti, la fornitura di acqua e la produzione di cibo in tutto il Pianeta”.

 

 

 

 

Flash News

 

Alla riapertura del Museo una nuova mostra celebra il bicentenario della morte di Napoleone ripercorrendo il rapporto tra l’imperatore francese, il mondo antico e Roma.

Riaprono il 4 febbraio i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali e i visitatori avranno la possibilità di visitare, oltre ai capolavori della collezione permanente, anche la nuova mostra Napoleone e il mito di Roma che sarà aperta al pubblico fino al 30 maggio 2021. Ideata in occasione del bicentenario dalla morte di Napoleone Bonaparte, la mostra lo celebra ripercorrendo il rapporto tra l’imperatore francese, il mondo antico e Roma.
L’esposizione è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è a cura di Claudio Parisi Presicce, Massimiliano Munzi, Simone Pastor, Nicoletta Bernacchio. Organizzazione Zètema Progetto Cultura. Concept grafico Iowa State University. Progetto di allestimento Stefano Balzanetti, Alessandro Di Mario, Eleonora Giuliani assieme a Simone Bove per Wise Design.

 

Annessa all’Impero dal 1809 al 1814 e città imperiale seconda solo a Parigi per volontà di Napoleone stesso, Roma, e più precisamente l’area archeologica dei Fori Imperiali, fu oggetto di scavi promossi dal Governo Napoleonico di Roma tra il 1811 e il 1814 per liberare l’area a sud della Colonna di Traiano, che Napoleone aveva già preso a modello per la realizzazione tra il 1806 e il 1810 della Colonna Vendôme a Parigi. I Francesi volevano applicare a Roma quei criteri di ordine urbanistico che, nei loro intenti, l’avrebbero trasformata realmente in una seconda Parigi. Ispirarsi alla Roma Imperiale in ogni suo aspetto per celebrare la magnificenza di Napoleone e della sua famiglia divenne ben presto una consuetudine e portò inevitabilmente con sé l’uso di un linguaggio di propaganda ispirato all’Antico, caratterizzato dalla rappresentazione dell’Imperatore come erede dei grandi condottieri del passato, degli Imperatori romani, se non addirittura come eroe e divinità dell’antica Grecia, in un rimando costante a Roma Imperiale, alla sua arte e alla sua cultura.

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