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Segnali dalle fusioni stellari

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Segnali elettromagnetici come conseguenza della fusione fra due stelle di neutroni: i risultati di un nuovo studio pubblicato su Nature.

Con una massa pari all’incirca a quella del Sole, ma con un diametro di appena 10 km, le stelle di neutroni sono fra gli oggetti più compatti dell’Universo. Estremamente interessanti se considerate singolarmente, lo sono ancora di più se sono in coppia. Per due stelle di neutroni appartenenti a un sistema binario, ovvero in orbita l’una intorno all’altra, l’attrazione può letteralmente diventare fatale, tanto da portare a una fusione. A queste fusioni si accompagna rilascio di massa, che avviene a regimi  sub e moderatemente relativistici. È a quest’ultimo tipo di rilasci che, secondo i risultati esposti da Ehud Nakar e Tsvi Piran in un articolo pubblicato sulla rivista Nature, sono associate delle emissioni radio. Queste vengono prodotte nel momento in cui le espulsioni di massa interagiscono con il materiale circostante. Si tratta di veri e propri “bagliori” alle lunghezze d’onda radio: possono persistere per settimane e, soprattutto, sono misurabili. Nakar e Piran hanno preso in esame uno specifico segnale radio transiente, denominato RT 1987042211: analizzandone le proprietà, i due ricercatori hanno verificato la piena corrispondenza con quanto previsto dalla loro teoria. Con tutta probabilità quindi, il segnale radio in questione si confermerebbe essere conseguenza di un “merging”, una fusione, fra stelle compatte. È una prova osservativa di quanto predetto dai modelli teorici che potrebbe portare anche oltre, verso la rilevazione delle elusive onde gravitazionali. Previste dalla teoria, ma non ancora rilevate, queste onde si svilupperebbero anche in seguito al collasso di un sistema binario di stelle di neutroni. 

Flash News

Una nuova diagnosi biomolecolare per il carcinoma mammario tenuta a battesimo da veronesi è il regalo per i 75 anni dell’IRE

La Fondazione BNL dona un Bus Navetta per agevolare gli spostamenti dei pazienti

Per festeggiare i 75 anni, l’Istituto Regina Elena (IRE) annuncia l’applicazione di una tecnica
innovativa che consente una diagnosi intraoperatoria di metastasi nel linfonodo sentinella,così chiamato perché definito quale prima stazione linfonodale colpita da una eventuale metastasi a partenza dal tumore mammario primitivo. Lo stato istologico dei linfonodi ascellari è il fattore prognostico più importante per la sopravvivenza dei pazienti con cancro della mammella.
Il metodo denominato basato sull’Amplificazione in unica fase degli acidi nucleici ha il grande vantaggio di permettere al chirurgo, in caso di presenza di metastasi, di eseguire la asportazione immediata dei linfonodi in toto evitando il secondo intervento alla paziente. L’Istituto è il primo in Italia ad aver introdotto la metodica già in uso in Olanda e Giappone. 

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