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Terremoto de L'Aquila: il suolo si è spostato di 15 centimetri

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Terremoto de L’Aquila: gli interferogramma dell'area del sisma. I dati COSMO-SkyMed mostrano come il terreno dell'area si sia spostato fino a 15 cm

Interferogramma
Interferogramma dell'area del sisma che ha colpito l'Abruzzo
Il primo interferogramma dell’area colpita dal sisma abruzzese è stato ottenuto, nell'ambito della collaborazione tra Agenzia Spaziale Italiana e Dipartimento della Protezione Civile, utilizzando i dati del sistema satellitare COSMO-SkyMed processati dall’Istituto IREA-CNR.

Il secondo, sempre da dati CoSMO SkyMed, è stato processato da EGEOS, società ASI/Telespazio.
Entrambi gli interferogramma si basano su immagini di una stessa zona geografica acquisite con gli stessi angoli di vista, in tempi diversi, allo scopo di misurare, mediante l'utilizzo di algoritmi specifici, deformazioni della superficie terrestre e sono ottenuti a partire da due acquisizioni effettuate dai satelliti di COSMO-SkyMed il 23 marzo (quindi prima del sisma) e l’8 aprile.

 Nelle immagini (qui sovrapposta, per facilitarne la lettura, alla localizzazione dell'area in  GoogleEarth) sono visibili diverse frange colorate: ogni frangia completa (costituita da una successione di colori dal giallo al blu) corrisponde a uno spostamento del terreno di 15 mm causato dal sisma. 
Nell'area affetta dalle maggiori deformazioni sono state rilveate circa dieci frange, corrispondenti a circa 15 cm di spostamento del suolo.


Link:

ASI
http://www.asi.it/it/news/terremoto_de_laquila_gli_interferogramma_dellarea_del_sisma

Flash News

 Representación artística de la secuencia de la selección por temperatura en el caso de una proteína hidratada. Imagen: V. Bianco.

Investigadores del Instituto de Nanociencia y Nanotecnología de la Universidad de Barcelona (IN2UB) han presentado el primer estudio computacional que simula la selección natural de las proteínas en el agua bajo condiciones ambientales diferentes, con el objetivo de diseñar las secuencias de aminoácidos que expresan sus funciones a unas temperaturas y presiones específicas.

«Los resultados son significativos para entender la evolución de la proteína en la Tierra, ya que explican por qué las proteínas que evolucionaron en ambientes con temperaturas altas pueden funcionar en las condiciones ambientales actuales. También confirmamos la prometedora hipótesis de que muchas características observadas en las proteínas surgen naturalmente cuando el proceso de selección tiene en cuenta las propiedades termodinámicas del disolvente», explica Giancarlo Franzese, investigador del IN2UB.

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