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Schiavitù antiche e schiavitù moderne

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Un mosaico come monito per ricordarci che la schiavitù non è un capitolo chiuso nella storia dell'umanità.  Le tessere del mosaico rappresentano un Cristo seduto sul trono al centro che tiene nelle sue mani i polsi di due schiavi. Uno di carnagione chiara, l'altro scura, cioè quello che all'epoca era definito “un moro”o un infedele. L'opera in questione è l'emblema dei Padri Trinitari, ordine religioso mendicante che durante le guerre di religione tra regni cristiani e musulmani liberava gli uomini resi schiavi in Terrasanta, riscattandoli con il denaro elemosinato in Europa. Una missione, quella dei Padri Trinitari, che acquisiva un valore ancora più rimarchevole se considerato il contesto di una guerra combattuta per conquistare territori ritenuti sacri per entrambi i pretendenti. In ricordo di questi eventi il 16 dicembre appena trascorso si è celebrato, nella Basilica di San Grisogono in Roma, l'ottavo centenario dalla realizzazione del mosaico. Un'occasione per organizzare una tavola rotonda intitolata: ”La schiavitù nel medioevo ed oggi, nel mondo e a Roma”. Presenti alla manifestazione Padre Giulio Cipollone, Docente di Storia e Beni Culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana e Salesiana, Monsignor Matteo Zuppi, Parroco del quartiere Torre Angela e Assistente ecclesiastico della “Comunità di S.Egidio” e Monsignor Enrico Feroci, Direttore della Caritas di Roma. Intorno al mosaico, di forma circolare, è posta la scritta: Signum Ordinis Sanctae Trinitatis et Captivorum (Emblema dell'Ordine della Santa Trinità e degli Schiavi). Un'effige figlia del tardo romanico, precisamente il periodo del pontefice Innocenzo III, fase storica in cui l'arte aveva soprattutto un carattere didattico e catechetico esprimendosi in quella forma accessibile ai non colti attraverso segni e allegorie. Ricco di simbolismi appare questo mosaico che rappresenta la liberazione dell'individuo, sia fedele che infedele, attraverso il cristianesimo.

Molti sono stati gli argomenti trattati durante il dibattito, prendendo spunto dall'immagine rappresentata dal mosaico, partendo dal presupposto che la schiavitù è un male non debellato che colpisce uomini, donne e bambini. Una piaga che può mostrare sembianze differenti che coinvolge sia la sfera fisica che quella psicologica dell'individuo. Un fenomeno, la schiavitù, diffuso in scenari lontani rispetto al nostro paese ma anche tra noi che restiamo indifferenti davanti a problemi come: la prostituzione, la tossicodipendenza, lo sfruttamento del lavoro, i problemi legati all'immigrazione e alla povertà.

E' bene ricordare Kevin Bales, uno dei maggiori esperti di schiavitù moderna e professore emerito di sociologia presso la Roehampton University di Londra. Questi sostiene che le ragioni dell'espansione di nuove forme di schiavismo nel mondo occidentale sono da ricercare nel rapido incremento della popolazione e nella cattiva gestione della globalizzazione, quest'ultima una responsabilità che va attribuita alla politica sia nei paesi ricchi che in quelli poveri.

Il contrasto al fenomeno delle nuove schiavitù ha trovato una voce unica tra i protagonisti della tavola rotonda. Per loro è necessario realizzare fin da subito una informazione attenta e precisa di tali fenomeni, al fine di rompere il muro di indifferenza che li circonda e favorire un coinvolgimento maggiore della società civile. Essenziale è l'appello ai media che d'abitudine enfatizzano i problemi derivanti dalle nuove forme di schiavitù. Ribaltare le linee e le regole della comunicazione non potrebbe che favorire un dialogo interculturale ed una crescita umana.

Attivare contestualmente politiche non solo volte al sostegno economico delle vittime della schiavitù, ma soprattutto di natura sociale, finalizzate al pieno reintegro all'interno della comunità di coloro che vivono una condizione di disagio. L'unità di intenti da parte della società civile, sia laica che religiosa, e delle istituzioni è dunque la soluzione per sconfiggere definitivamente la schiavitù. Dal canto loro le istituzioni religiose hanno il compito di favorire il dialogo con le altre confessioni, in un clima di rispetto come ha sottolineato Padre Giulio Cipollone.

A tal proposito Mons. Feroci ha voluto ricordare l'intenso lavoro che da sempre svolge la Caritas. Un impegno volto a sostenere i 7000 senzatetto della città di Roma dal punto di vista materiale ma soprattutto dal punto di vista psicologico.Tali individui, provenienti da ogni parte del mondo e credenti di ogni religione, secondo il Direttore della Caritas di Roma, neccessitano di una carità di intelligenza ancora prima che finanziaria.

Le soluzioni proposte rappresentano vie che si dovranno percorrere nella piena consapevolezza delle loro difficoltà, specie in un contesto di crisi economica in cui le risorse finanziarie sono scarse ed in un clima in cui l'allarmismo sociale è spesso usato per contrastare il dialogo, la solidarietà ed i diritti fondamentali. Dopo quasi cento anni dalla firma della Convenzione di Ginevra sull'abolizione della schiavitù, dopo che questa pratica è stata dichiarata illegale e degradante nei confronti della natura umana da parte dei più importati documenti redatti dalla comunità internazionale, la schiavitù non può essere considerato un capitolo chiuso.



Giangrande Fabrizio

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