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Tonno rosso: un traffico illegale da 12 milioni di euro l'anno

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Un’indagine investigativa condotta dalle autorità spagnole e da Europol ha portato all’arresto di 79 persone implicate nel commercio illegale di tonno rosso (Thunnus thynnus), per un valore stimato di 12 milioni di euro all’anno. Sono state ancheriscontrate irregolarità nella conservazione del pesce con possibili rischi di intossicazione alimentare.

“Stiamo assistendo ad un vero e proprio paradosso. Da una parte migliaia di piccoli pescatori senza quote, per i quali la pesca del tonno rappresentava un’importante fonte di sostentamento, destinati ad abbandonare un mestiere antico quanto sostenibile; dall’altra un sistema criminale che vede coinvolti proprio i ‘detentori’ dell’allevamento e della commercializzazione del tonno rosso del Mediterraneo”. Dichiara dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che chiede che “si faccia piena luce su un ‘sistema’ illegale parallelo che si è creato e che oltre a danneggiare gli stock oggi tutelati rappresenta una minaccia per la salute e la sicurezza alimentare della collettività”.

L’ingente quantitativo di tonno sequestrato (80 mila chilogrammi) dalla Guardia Civil spagnola è risultato essere il frutto di un traffico ben organizzato che vede coinvolti anche altri paesi europei, tra cui l’Italia e Malta ed alcuni porti della Francia. Secondo gli investigatori, il tonno rosso, proveniente dall’Italia a bordo di TIR, veniva successivamente introdotto in Spagna, privo della documentazione di tracciabilità, obbligatoria per questa specie, la cui pesca è regolamentata da International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (ICCAT) attraverso il sistema delle quote.


Dall’indagine è emersa una vasta rete di distribuzione del prodotto illegale facente capo alla società spagnola “Fuentes y Hijos”, che è una delle più importanti compagnie legate all’allevamento e alla vendita del tonno rosso su scala mondiale. Queste importanti informazioni arrivano in un momento cruciale, ossia a poche settimane dalla riunione annuale di ICCAT, che avrà luogo in Croazia tra il 12 e il 19 novembre prossimo, dove l'UE e i paesi interessati dalla pesca al tonno rosso si riuniranno per accordarsi sulle nuove misure necessarie alla gestione di questa tanto ambita specie.

I profitti derivanti dal commercio illegale di tonno rosso ammontano ad oltre 12.5 milioni di euro all'anno. Il volume di tonno illegale introdotto sul mercato ogni anno è stimato essere di 2.5 milioni di chilogrammi, contro gli 1.25 milioni di chilogrammi di prodotto legalmente commercializzato.

La tracciabilità e l’origine legale dei prodotti che mangiamo sono fattori chiave per la difesa dei mari e degli oceani e che, tutti i prodotti illegali che riescono a raggiungere il consumatore, sono sottratti ad ogni controllo igienico-sanitario e come tali sono un serio rischio per la salute.

Il tonno rosso è una delle specie più remunerative esistenti e, a causa del sovrasfruttamento al quale era stato sottoposto nel passato è anche (o almeno lo è nominalmente) la specie di tonno più regolamentata. Proprio per questo è inaccettabile che operatori del settore abbiano potuto agire indisturbati, riuscendo a creare una rete illegale capillare, in barba alle autorità nazionali ed internazionali preposte alle ispezioni e ai controlli.

Flash News

I cebi barbuti di Fazenda Boa Vista, in Brasile, tramandano di generazione in generazione comportamenti tecnologici come l’uso di strumenti per rompere noci di palma: allo studio che ha ottenuto la copertina di Pnas partecipa Elisabetta Visalberghi dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr

 Le tradizioni culturali umane si mantengono attraverso meccanismi quali l’imitazione e l’insegnamento. Ma cosa accade in altre specie? I risultati di uno studio su una popolazione di cebi barbuti ‘Sapajus libidinosus’, condotto da un gruppo di ricercatori - fra cui Elisabetta Visalberghi dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Istc-Cnr) - a Fazenda Boa Vista, nel Nord-Est del Brasile, mostrano che l’uso di strumenti per queste scimmie è una ‘tradizione’ che gli individui imparano da giovani e che passa di generazione in generazione. L’articolo ‘Synchronized practice helps bearded capuchin monkeys learn to extend attention while learning a tradition’ è stato appena pubblicato sul numero dei Proceeding of the National Academy of Science (Pnas) guadagnandosi anche l’onore della copertina. “I risultati sono chiarissimi. Se un cebo esperto usa strumenti, l’attenzione di quelli inesperti viene ‘catturata’ facendo aumentare significativamente la frequenza con cui questi individui eseguono comportamenti rilevanti per l’apprendimento dell’uso di strumenti, come battere una noce su un’incudine o un sasso sulla noce. Anche dopo che il cebo esperto ha rotto la sua noce, quelli inesperti continuano a svolgere queste attività per parecchi minuti”, spiega Visalberghi.

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