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SVERSAMENTO DI IDROCARBURI IN MARE: SIMULAZIONE DI INCIDENTE AL LARGO DELLA MADDALENA


Nel Mediterraneo, ogni anno, circa 300 navi al giorno che trasportano prodotti petroliferi. Esercitazione antinquinamento, alla presenza del Ministro Costa, organizzata dal MATTM nell’ambito del piano di intervento nel Mediterraneo RAMOGEPOL

Ogni anno, il Mar Mediterraneo subisce sversamenti di idrocarburi per circa 600.000 tonnellate; sono stati 27 gli incidenti occorsi nel Mediterraneo negli ultimi trent’anni, che hanno prodotto uno sversamento in mare di circa 272.000 tonnellate di petrolio. A questi eventi, si aggiungono anche tutti gli sversamenti in mare volontari di idrocarburi da navi, cosiddette “attività operazionali”, che hanno gravemente compromesso l’ecosistema, determinando danni ambientali difficilmente calcolabili persino dagli attuali sistemi di indagine scientifica. Negli ultimi decenni, la comunità internazionale si è impegnata per l’adozione di norme maggiormente stringenti per garantire un maggior tasso di sicurezza ambientale del trasporto in mare.
Il Mare Nostrum è ancora oggi una fonte inestimabile di biodiversità: sono presenti infatti 12.000 specie marine, circa il 10% del totale degli animali che popolano i mari del pianeta. La superficie dei suoi oltre 46.000 km di costa ha dato riparo e sostentamento, per migliaia di anni, a molte popolazioni fino ai giorni nostri. Un bacino prezioso per la vita degli organismi marini, ma anche per la sopravvivenza dell’uomo: un mare, con capacità di rinnovamento della sola massa d’acqua superficiale calcolato in ben cento anni, stressato dall’altissimo indice di urbanizzazione della sempre più crescente popolazione umana e dai conseguenti usi del mare, quali lo sfruttamento delle risorse minerarie, edibili, trasporto marittimo, industria turistica. Per quanto concerne il traffico marittimo, nel mar Mediterraneo operano annualmente circa 200.000 imbarcazioni di grandi dimensioni fra traghetti, cargo e imbarcazioni commerciali di cui circa 300 navi cisterna giornaliere che trasportano prodotti petroliferi. Nel suo bacino transitano via nave oltre 350 milioni di tonnellate annue (oltre il 25% del quantitativo mondiale).

 

L’ISPRA e l’ARPA Sardegna partecipano oggi, alla presenza del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, ad un’esercitazione che prevede la simulazione di un’avaria/sinistro di una nave in transito dalle Bocche di Bonifacio verso l’isola di Caprera, con conseguente sversamento di circa 200 tonnellate di carburante, con conseguente spiaggiamento di una parte dell’inquinante sia sulla costa nord-orientale della Sardegna sia sul Parco de La Maddalena. Tale simulazione è prevista dall’Accordo italo-franco-monegasco denominato “RAMOGE”, che ha lo scopo di intensificare la cooperazione scientifica, tecnica, giuridica e amministrativa e fornire uno strumento con cui i governi francese, monegasco e italiano mettono in atto delle azioni di gestione integrata del litorale, finalizzate alla prevenzione e alla lotta contro l’inquinamento dell’ambiente marino. La zona interessa la Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, il Principato di Monaco, Corsica e le Regioni Liguria, Sardegna, Toscana e Lazio. L’ARPA Sardegna e l’ISPRA assicureranno il supporto tecnico e operativo per la verifica
delle conseguenze ambientali degli inquinanti, il supporto alla scelta delle misure di intervento e gestione dell’emergenza, in supporto alla Guardia Costiera, al Ministero dell’Ambiente e per la Tutela del Territorio e del Mare, alla Prefettura di Sassari e alla Protezione Civile. Parteciperanno, inoltre, le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente il cui territorio ricade nell’area RAMOGE in qualità di osservatori. Nel 1993, Francia, Italia e Principato di Monaco decisero, nell’ambito dell’Accordo RAMOGE, di istituire un piano di intervento per la lotta contro gli inquinamenti marini accidentali nel Mediterraneo, denominato RAMOGEPOL. La zona di applicazione del piano si estende dalla foce del Rodano, ad ovest, al faro di
Capo d'Anzio ad est, comprendendo Sardegna e Corsica.

Per testare l’efficacia del piano RAMOGEPOL vengono, dunque, regolarmente organizzate esercitazioni di simulazione di lotta a inquinamenti accidentali che mobilitano ingenti risorse umane e materiali. Queste esercitazioni su scala reale permettono di valutare la reattività dei mezzi mobilitati in caso di vero inquinamento e di capire il livello di interazione tra le organizzazioni dei tre paesi, per acquisire maggiori conoscenze sulle modalità di organizzazione nella lotta agli inquinamenti, per trovare soluzioni tecnico/scientifiche e aumentare il livello di operatività dei rispettivi sistemi di intervento e gestione dell’emergenza.

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Domenica 12 maggio, tutto il mondo festeggerà la Festa della Mamma: un giorno speciale, per celebrare il duro lavoro che ogni mamma svolge nella cura dei propri figli. È importante ricordare, però, che noi umani siamo solo una delle tante specie del mondo animale in cui il ruolo della mamma è speciale e fondamentale per proteggere, nutrire e crescere i propri piccoli.
Nel regno animale, ci sono cinque specie che si contraddistinguono per avere un gran cuore di mamma.

La prima femmina ad avere un legame speciale e molto forte con i suoi cuccioli è quella dell’Orango. Nei primi due anni di vita, i piccoli di orango si affidano totalmente alle loro madri, sia per il cibo che per muoversi. Le mamme, infatti, non abbandonano i loro cuccioli fino ai sei o sette anni, età in cui i cuccioli avranno imparato a trovare il loro cibo, le tecniche per mangiarlo e i trucchi per costruire il loro rifugio per dormire. A volte, anche negli anni successivi i giovani oranghi non si allontanano dalla madre, restando non distanti dal nucleo familiare che li ha cresciuti. Alcune femmine di orango, però, una volta diventate autonome non si dimenticano di fare visita alla loro dolce mamma e la vanno a trovare fino all’età di 15 o 16 anni.

Fra le mamme da festeggiare c’è sicuramente anche la femmina dell’Orso polare: una mamma attenta, che in genere dà alla luce due cuccioli gemelli. I piccoli non la lasciano fino all’età di due anni, quando avranno imparato come sopravvivere a rigidissime temperature. Le mamme di orso polare di solito partoriscono fra novembre e gennaio in una tana scavata fra i cumuli di neve. Usano il loro calore corporeo per tenere i cuccioli al caldo, nutrendoli col loro latte. I piccoli orsi polari lasciano la tana a marzo e ad aprile, mesi in cui si abituano alle temperature esterne prima di imparare a cacciare.

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