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Gli Stati Uniti si ritirano dall’OMS: Una battuta d’arresto per la sicurezza sanitaria e un mondo più sicuro

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Credits foto Kennedy Musyoka


Il ritiro degli USA dall’OMS è una scelta che mette a rischio la salute globale, crea un deficit di bilancio e colpisce duramente l’Africa.

In seguito all'annuncio dell'uscita degli USA dall'Organizzazione Mondiale della Salute, Amref Health Africa - principale organizzazione sanitaria africana - ha rilasciato la sua posizione, attraverso una nota del suo Direttore Globale, il dottor Githinji Gitahi, a cui fa eco il Direttore di Amref Italia, Guglielmo Micucci.

"Il Presidente Donald Trump, nel suo primo giorno di mandato, ha firmato un ordine esecutivo che ritira gli Stati Uniti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): una mossa che mina decenni di traguardi in termini di salute e sicurezza sanitaria globale e che lascia gli Stati Uniti, l'Africa e il mondo più vulnerabili alle malattie infettive e alle minacce alla salute pubblica" dichiara Gitahi.

"L'OMS, attraverso l'OMS Africa, insieme all'Africa CDC, svolge un ruolo fondamentale per la salute pubblica in Africa, fornendo assistenza tecnica per la sorveglianza, il controllo e la risposta alle malattie e il rafforzamento dei sistemi sanitari, oltre a rafforzare le capacità di base per il Regolamento Sanitario Internazionale.

Il ritiro degli Stati Uniti crea un deficit di bilancio di oltre 1,2 miliardi di dollari rispetto al bilancio annuale dell'OMS, che ammonta a circa 5 miliardi di dollari. Se non compensato da maggiori contributi da parte di altri Paesi e filantropi, questo deficit minaccia di indebolire la nostra sicurezza sanitaria globale, in particolare quella derivante dai sistemi sanitari più fragili, soprattutto in Africa.

I governi africani, già in difficoltà per l'indebitamento, faticherebbero a colmare questa lacuna, consegnandoci un mondo più fragile e insicuro per tutti, anche per effetto dell'intensificarsi delle epidemie dovute ai cambiamenti climatici e alle sfide umano-ambientali.

Esortiamo l'amministrazione statunitense a riconsiderare la sua decisione e a impegnarsi con l'OMS per proteggere la salute e il benessere di milioni di persone in Africa e nel mondo. La cooperazione globale è essenziale per un futuro più sicuro e più sano".

Amref Health Africa sta lavorando alla sesta Conferenza Internazionale dell'Agenda della Salute africana (https://ahaic.org/), che si terrà in Ruanda, dal 2 al 5 marzo. Tra i principali partner ci saranno l'OMS-Africa, l'Unione Africana, l'Africa CDC e il Ministero della Salute del Ruanda.

Guglielmo Micucci, Direttore di Amref Italia, che sarà presente a questo evento, dichiara "Ora, come mai prima, questo appuntamento diventa fondamentale, per la salute dell'Africa, del Mondo e per ribadire che nessun arretramento può essere condiviso" continua " confermiamo la nostra assoluta contrarietà a questo provvedimento dell'appena insediato Presidente degli Stati Uniti, che taglierebbe le gambe al rafforzamento delle risposte in salute, in Africa e nel mondo".

Aggiunge Micucci "Possiamo lavorare a riformare l'OMS, ma non possiamo indebolirla, metterla in discussione. Come organizzazione ha saputo coordinare una parte della risposta alla grave pandemia da Covid. E, come quella crisi ci ha mostrato, non possiamo assolutamente arretrare, perché si gioca e si giocherà proprio lì, sulla salute, il futuro del mondo".

 

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Le maggiori società di e-commercehi tech social media al mondo hanno unito le forze e con Google e WWF stanno lavorando per rendere le piattaforme e le app inutilizzabili per i trafficanti di natura. Sono 21 le grandi aziende tecnologiche di Nord America, Asia, Europa e Africa* che hanno creato la prima coalizione globale per stroncare il commercio online di animali e piante selvatici. L'obiettivo è ridurre il traffico di natura attraverso le piattaforme online dell'80% entro il 2020.

Attualmente ci vogliono pochi minuti per acquistare online animali selvatici in via di estinzione, cuccioli di tigre compresi, ma anche oggetti e monili come quelli di avorio. Queste vendite sono quasi sempre illegali. Le persone che acquistano questi prodotti contribuiscono consapevolmente o inconsapevolmente al quarto più grande mercato illegale del mondo, una rete criminale che si stima raggiunga i 20 miliardi di dollari l'anno e i cui protagonisti sono spesso gli stessi che trafficano persone, armi e droga.

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