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L'Africa mette all'asta oltre 100 tonnellate di avorio

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Il commercio illegale d’avorio naviga su Internet. L’IFAW apre un’inchiesta, nel mirino nientemeno che eBay. La replica: “bandiremo l’avorio dal nostro sito”

Oltre novemila chilogrammi d’avorio sono stati messi all’asta il 28 ottobre scorso in Namibia. Nelle prossime settimane si svolgeranno altre tre vendite all’incanto in Botswana, Zimbabwe e Sudafrica, per un totale di 108 tonnellate d’avorio [1]. E’ la seconda grande asta “legalizzata” da quando, nell’ottobre del 1989, è stato ufficialmente posto il veto sul commercio clandestino di questo prezioso materiale.

A dare il via libera alla vendita di ingenti stock d’avorio è stato il CITES, la convenzione che vigila sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via d’estinzione. L’avorio venduto in queste aste proviene da elefanti morti per cause naturali o abbattuti per evitare il sovrappopolamento. Il ricavato, assicurano gli organizzatori dell’asta, verrà investito in progetti di salvaguardia e conservazione degli elefanti africani.
Naturalmente non mancano le polemiche. Molte, infatti, sono le associazioni ambientaliste che in questi giorni insorgono contro il sistema delle aste legalizzate. Secondo Michael Wamithi, direttore dell’International Fund for Animal Welfare (IFAW), questo tipo di iniziative non fa altro che incentivare l’attività dei bracconieri, che si sentono autorizzati a “riciclare” nel mercato internazionale l’avorio ottenuto illegalmente. Il commercio d’avorio, infatti, copre il 73% del traffico complessivo di specie animali protette dalla Convenzione del 1989, con 20.000 elefanti uccisi ogni anno dai bracconieri.
 Il CITES, d’altra parte, si difende sostenendo che la vendita è sottoposta ad un rigido controllo. Le zanne vendute all’asta, infatti, prenderanno la via del Giappone, dove l’intero processo di lavorazione dei manufatti sarà attentamente monitorato per verificare che vengano rispettate le convenzioni del CITES e per garantire che il materiale, una volta lavorato, non oltrepassi i confini nazionali. 

Il caso eBay e l’inchiesta dell’IFAW

“Siamo arrivati alla conclusione che non è possibile garantire che l’avorio messo all’asta su e-Bay sia pienamente conforme al complesso sistema di norme che ne regolano il commercio. Quindi, al fine di tutelare sia i nostri clienti che gli animali a rischio d’estinzione, eBay ha deciso di bandire completamente la vendita di tutti i tipi d’avorio. Questo divieto entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2009” [2].

Con queste parole, il 20 ottobre scorso, eBay, il più grande sito internet di vendite all’asta, ha annunciato il divieto tassativo di comprare o vendere qualsiasi tipo di oggetto d’avorio sul proprio sito a partire dal 1° gennaio 2009.
L’annuncio ha preceduto di alcune ore la pubblicazione di un’inchiesta condotta dall’IFAW [3], che denunciava la responsabilità di vari siti internet, tra cui eBay, nell’incentivare il commercio illegale di specie animali a rischio di estinzione, in particolare  elefanti e uccelli esotici. Già nel giugno 2007 eBay aveva bandito il commercio di avorio dal proprio sito, ma questa iniziativa, secondo i dati riportati dall’IFAW, non era bastata a scoraggiare il traffico. A distanza di un anno, infatti, il sito continua a gestire l’83% del traffico totale d’avorio nella Rete.
 Le ricerche dell’IFAW sono durate 3 mesi e hanno preso di mira 183 siti internet pubblicamente accessibili in 11 Paesi. L'inchiesta riguarda sia prodotti derivati che animali in carne ed ossa: elefanti, rinoceronti, orsi, squali, primati, uccelli, rettili.
Sono state monitorate 7122 aste online e inserzioni pubblicitarie che offrono specie protette o prodotti derivati per la vendita nazionale e internazionale. Il volume di traffico (esclusa l'America Latina) ammonta a 3.8 milioni di dollari di pubblicità e circa 450.000 dollari di vendite effettive. Gli Stati Uniti sono al primo posto, con oltre il 70% del commercio totale, seguiti a distanza da Gran Bretagna e Cina (rispettivamente 7.7% e 7.6%).
Gli elefanti occupano la fetta più grossa del mercato, pari al 73% del totale. Seguono gli uccelli esotici, che occupano, a sorpresa, il 20% [4].

L’inchiesta dell’IFAW mette in luce un aspetto fondamentale del commercio di specie protette: le regole del mercato, se non vengono applicate con misure adeguate, portano ad una situazione di abuso. E’ in questo contesto che un sito come e.Bay è riuscito a diventare il più vasto mercato telematico di avorio, infrangendo le leggi sia nazionali che internazionali.
Il sito d’aste più famoso nel mondo vieta espressamente la vendita di oggetti in avorio al di fuori dei confini nazionali. Eppure, l’11% dei prodotti d’avorio messi all’asta nei 6 siti monitorati dall’IFAW, offre un servizio di spedizioni internazionali. In fondo ad una lista di prodotti nazionali, eBay aggiunge la voce “vedi tutti i prodotti, inclusi quelli provenienti da venditori internazionali”. Così facendo – sottolinea l’IFAW – il sito viola la sua stessa policy aziendale.

Vediamo ora quali sono, in sintesi, i trucchi più frequenti nelle aste online per aggirare le regole del CITES:

1. Autocertificazione. A chi vende non è richiesta nessuna certificazione sulla legalità del prodotto, basta la “parola”.
2. In internet è difficile verificare l’autenticità della documentazione presentata da chi mette in vendita oggetti d’avorio. Fioccano, quindi, le contraffazioni.
3. I forum e i network online costituiscono veri e propri punti d’incontro tra domanda e offerta. I clienti spesso prendono contatti in rete ma poi concludono le trattative offline, dove non sono più rintracciabili.
4. Le spedizioni internazionali non sono registrate. Alcuni venditori, infatti, dichiarano di spedire i prodotti solo entro i confini nazionali, ma chi compra avorio tramite Internet ammette di ricevere materiale anche dall’altro capo del mondo.
5. Immediatezza delle vendite. Il mercato del web è così veloce che molte transazioni sfuggono ai controlli più attenti. Un paio di zanne, ad esempio, sono state vendute a 2.000 dollari sul sito eBay degli stati Uniti appena due ore dopo che erano state messe all’asta.
6. Anonimato. La maggior parte dei commercianti non fornisce le proprie generalità.
7. Ecco alcuni escamotagesi usati dagli internauti per aggirare i filtri del web: chiamare l’avorio con nomi fantasiosi ed esotici, evitare riferimenti specifici alla parola “avorio” o “elefante” nella descrizione dei prodotti, usare eufemismi come “ippopotamo” e “zanne di mammuth”.
8. Molti prodotti che sono stati banditi dal sito vengono reinseriti dai venditori con altre definizioni e descrizioni.

In Africa il pericolo di estinzione di alcune razze di elefanti sembra ormai superato, grazie anche alle severe misure adottate dal CITES per combattere il bracconaggio e favorire il ripopolamento della specie, che oggi conta 312.000 esemplari in Africa australe. L’asta appena apertasi, secondo Traffic Italia, un network internazionale che vigila sul rispetto delle norme fissate dal Cites, permetterà ai Paesi coinvolti di recuperare risorse economiche preziose per lo sviluppo locale.

[1] Le quote d’avorio autorizzate per la vendita nel 2008 sono: Botswana: 43,68 tonnellate; Namibia: 9,2 tonnellate; Sud Africa: 51,52 tonnellate; Zimbabwe: 3,75 tonnellate.
[2]E-Bay to Institute Global Ban on Ivory Sale” (20/10/2008) 

[3] IFAW (a cura di) “Killing with Keystrokes: An Investigation of the Illegal Wildlife Trade on the World Wide Web’.

[4] Ecco i “numeri” di e-Bay fotografati dall’inchiesta IFAW:
3667: totale prodotti d’avorio monitorati
1847: totale prodotti d’avorio venduti
3.2 milioni di dollari: commercio annuale d’avorio
127.606 dollari: profitto annuale ricavato da e-Bay


Approfondimenti

Cites
http://www.cites.org/

Traffic
http://www.traffic.org/home/

IFAW
http://www.ifaw.org/splash.php

Comunicati stampa IFAW (solo versione inglese):

“International ivory sale to be held for first time in decade” (14/10/2008)
http://www.ifaw.org/ifaw_united_states/media_center/press_releases/10_14_2008_49486.php

“EBAY announces ivory ban in wake of IFAW report” (20/10/2008)
http://www.ifaw.org/ifaw_united_states/media_center/press_releases/10_20_2008_49638.php

“International sale of elephant ivory begins in southern Africa, amid controversy”(27/10/2008)
http://www.ifaw.org/ifaw_united_states/media_center/press_releases/10_27_2008_49713.php

“Controversial ivory sales close today in South Africa”
http://www.ifaw.org/ifaw_united_states/media_center/press_releases/11_6_2008_49936.php

Veronica Rocco, "CSI, scena del crimine: quando la medicina legale scende in campo per salvare gli animali" Scienzeonline (15/04/2008)

Veronica Rocco