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Anno 3 Numero 143

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Direttore Responsabile Guido Donati

 

Il governo italiano adotti lo Sri Lanka 

 

di Walter Pasini

Quali deve essere l’atteggiamento dell’Occidente di fronte alla catastrofe che ha colpito i paesi che si affacciano sul Golfo del Bengala?

L’immane catastrofe naturale impone ai paesi più sviluppati come USA, Giappone, Canada, Francia, Regno Unito, Italia e Germania l’obbligo di un intervento a sostegno delle popolazioni colpite che non si esaurisca con l’emergenza.

L’inondazione aggrava terribilmente una situazione sanitaria già contrassegnata dalla presenza di malattie come la malaria, le malattie respiratorie acute e quelle diarroiche cui si sono aggiunte negli ultimi anni quelle che prima erano considerate peculiari dei paesi occidentali come le malattie cardiovascolari.

Oltre alle migliaia di perdite umane, alle distruzioni di case e infrastrutture, paesi come l’India, lo Sri Lanka e l’Indonesia possono venir ulteriormente devastate da epidemie come il colera e la febbre tifoide per la difficoltà di quelle popolazioni ad accedere a fonti di acqua pulita e per la presenza di centinaia di migliaia di sfollati.

Colera, epatite A, febbre tifoide, malaria e dengue sono malattie endemiche in quelle regioni del mondo ed alcune di esse, come il colera rappresentano l’espressione chiara del sottosviluppo.

Gli interventi umanitari dovranno pertanto privilegiare l’approvvigionamento di acqua pulita e di cibo sicuro, ma anche il ripristino della rete idrica e di quella fognaria. Se soccorsi rapidi ed efficienti possono risparmiare molte vite, solo interventi a medio-lungo termine possono garantire prospettive di buona qualità di vita, specie per i bambini di quella regione del mondo.

In campo sanitario, i paesi sviluppati possono mettere a disposizione di quelli in via di sviluppo non solo farmaci e vaccini, ma anche le conoscenze in materia di prevenzione e cura delle malattie e le competenze dei propri professionisti, medici ed ingegneri in primo luogo.

Creare acquedotti che portino acqua pulita alle popolazioni, sostegni fognari efficienti rappresenta la priorità assoluta, ma occorre prevedere piani a lungo termine.

La globalizzazione economica, l’incremento dei viaggi internazionali e delle tecnologie informatiche avvicina sempre più gli uomini dei diversi continenti e pone la necessità di pensare ed agire in termini internazionali facendosi carico anche delle difficoltà di altri paesi.

Anche il medico dei paesi occidentali, come recentemente messo in evidenza dalle epidemie di SARS e di influenza aviaria, non può più prescindere dal conoscere i problemi sanitari di altri paesi, di “pensare globalmente ed agire localmente”, di sentirsi soldato nella battaglia della sanità mondiale, coordinata in primo luogo dall’OMS, contro le principali malattie del nostro tempo, quelle cosiddette emergenti e quelle antiche.

In questo contesto è necessario che i paesi sviluppati “adottino” paesi in via di sviluppo, realizzino gemellaggi o “country projects” per mettere a disposizione di quei paesi conoscenze, tecnologie, capacità professionali, mezzi economici per migliorarne le condizioni economiche, ambientali, igienico-sanitarie con benefici indiretti anche per i propri cittadini.

In recenti incontri con il ministro della Sanità indiana, Ramadoss, e con rappresentanti cingalesi dell’OMS e con alti funzionari dell’Indonesia ho discusso della possibilità di creare gemellaggi in campo sanitario tra l’Italia e quei paesi. In considerazione del fatto che lo Sri Lanka sembra essere senza dubbio il paese asiatico più colpito dall’inondazione e che la sua estensione geografica è ridotta, ritengo sia entusiasmante pensare che il Governo italiano, così attento alla politica internazionale ed alla solidarietà, stabilisca con il Governo di quel paese un accordo di collaborazione per i prossimi anni assumendosi l’onere di contribuire in modo duraturo e continuativo al suo sviluppo, oltre l’emergenza attuale.

*Dr Walter Pasini
Direttore Centro OMS
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29 dicembre 2004

   

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