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di Marina Pinto
Giuseppe Verdi: “Non posso che credere che “Il Barbiere di Siviglia” per abbondanza di idee, per verve comica e per verità di declamazione, sia la più bella opera che esista”.
Beethoven (in un incontro con Rossini): “Ah, Rossini, è lei l'autore del “Barbiere di Siviglia”? Le faccio i miei complimenti, è un'eccellente opera buffa; l'ho letta con piacere e mi sono divertito. Fino a che ci sarà un teatro d'opera italiano verrà eseguita. Non cerchi mai di fare altro che opere buffe; voler riuscire in un altro genere significherebbe forzare il suo destino......Soprattutto faccia molti “Barbiere”.
Giacomo Leopardi, Roma 1823: “Abbiamo in Argentina (Teatro Argentina di Roma) “La donna del Lago”, la qual musica è una cosa stupenda, e potrei piangere ancor io, se il dono delle lacrime non mi fosse stato sospeso”.
Hegel: “Ho inteso il “Barbiere” di Rossini per la seconda volta (a Vienna nel 1824) e conviene dire che il mio gusto si sia depravato assai, perché questo Figaro mi riesce di gran lunga più attraente che quello delle “Nozze” mozartiane!”.
Auber: (dopo una serata nella quale Rossini canta e suona)
“Quanto alla sua arte di accompagnatore, anche in essa era meraviglioso; non su una tastiera ma su un'orchestra sembravano galoppare le mani vertiginose del pianista. Quando ebbe finito guardai automaticamente i tasti d'avorio: sembrava di vederli fumare! Quando tornai a casa, mi venne una gran voglia di buttare i miei spartiti nel fuoco: le fiamme li avrebbero riscaldati, mi dicevo scoraggiato. E poi, perché dedicarsi alla musica, se non lo si sa fare come Rossini?”.
Wagner: (dopo aver ascoltato il “Barbiere di Siviglia”) “Oh Rossini, quanto mi piace! Ma per amor di Dio non ditelo ai miei sostenitori: non me lo perdonerebbero mai”.
Schumann: (al suo maestro e suocero herr Wieck)
"C'è nella mia vita una sera unica, nella quale mi è sembrato che Dio in persona mi comparisse davanti e mi lasciasse liberamente e dolcemente contemplare per un minuto il suo volto. E' stato a Milano, quando ho ascoltato Rossini. Non sorridete, maestro, è la verità”
Vincenzo Bellini: “Il “Guglielmo Tell” fa sembrare tutta la musica contemporanea, inclusa la mia, l’opera di pigmei”
Donizetti (a proposito del “Guglielmo Tell”): “Rossini ha scritto il primo ed il terzo atto, Dio il secondo....”
Berlioz: (a proposito del “Guglielmo Tell”):
.....Qui, a dispetto del nostro mestiere di critici, ci è in usare una fredda lama per sezionare fino al cuore la sublime creazione. Lo facciano gli altri se ne hanno il cuore. Io posso solo gridare insieme alla folla Benissimo! Superbo! Ammirevole! Appassionante!!!! .....Qui troviamo tutti i caratteri, e l'unione del coro con l'orchestra, e gli strumenti a percussione che non abbiamo ancora sentito, dall'inizío dell'atto. "Alle armi" e via! Tutta quella massa di strumenti precipita come una valanga in un allegro impetuoso con un ultimo terribile grido di guerra che prorompe dai cuori all'alba del primo giorno di libertà. Ahimè, è sublime! Lasciateci prender fiato!”. (N.d.R. Berlioz detestava Rossini e tutte le sue opere)
Stendhal: “Quanto al “Barbiere”, fate bollire quattro opere di Cimarosa e due di Paisiello, con una sinfonia di Beethoven, mettete il tutto in misure vivaci, poche crome, molte biscrome e avrete il “Barbiere”, che non è neppure degno di lustrare le scarpe del “Tancredi” e dell’”Italiana” (N.d.R. “L’italiana in Algeri”).
Ancora Stendhal: “Dopo la morte di Napoleone c'è stato un altro uomo del quale si parla ogni giorno a Mosca come a Napoli, a Londra come a Vienna, a Parigi come a Calcutta. La gloria di quest'uomo non conosce limiti, se non quelli del mondo civile, ed egli non ha ancora trentadue anni! Tenterò di tracciare un abbozzo delle circostanze che lo hanno collocato, così giovane, a tanta altezza… E' difficile scrivere la storia di un uomo ancora vivo! E di un uomo come Rossini, poi, la cui vita non lascia altra traccia che il ricordo delle sensazioni piacevoli di cui colma i cuori di tutti! Vorrei proprio che questo grande artista, che ha anche una personalità seducentissima, concepisse l'idea di scrivere egli stesso le sue memorie, come Goldoni. Dal momento che è cento volte più spiritoso di Goldoni e sa ridere di tutto, le sue memorie sarebbero assai più argute. Spero che in questa “Vita di Rossini” vi siano tante inesattezze da indispettirlo un po' ed indurlo quindi a scrivere. Prima che si indispettisca (se mai lo farà) sento di dovergli dire che lo rispetto infinitamente, e ben di più, ad esempio, che non un gran signore invidiato da tutti. Il gran signore ha vinto il primo premio in denaro alla lotteria della natura, egli vi ha vinto un nome imperituro, il genio e soprattutto di felicità”.
Dal giornale “Miroir”: “L'uomo del “Mosé”, di “Guglielmo Tell” e di “Otello”, Gioacchino Rossini, non si nutre affatto: semplicemente mangia tutto il giorno”.
Dal giornale “Le Courrier des spectacles”: “Il signor Rossini è una di quelle figure aperte e ben nutrite che comunicano a chiunque in modo irresistibile la gioia di cui sono pregne”.
Roma, 1 aprile 2009
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